| Augusto | |
|---|---|
| Imperatore romano | |
| Nomeย originale | Gaius Octavius (alla nascita) Gaius Iulius Caesar Octavianus (dopo l'adozione) Imperator Caesar Divi filius Augustus (dopo l'ascesa al potere imperiale) |
| Regno | 16 gennaio 27 a.C. โ 19 agosto 14 d.C. |
| Tribunicia potestas | 37 anni consecutivi,[1][2] dal 1ยบ luglio 23 a.C.[3] |
| Titoli | Augustus nel 27 a.C., Pontifex maximus (dopo la morte di Marco Emilio Lepido nel 13 a.C.),[4][5][6] Pater Patriae nel 2 a.C.[7] e praefectus moribus (nel 19 a.C. e rinnovatagli nel 12 a.C.[8]) |
| Salutatio imperatoria | 21 volte:[2] la prima nel 40 a.C.,[9] poi nel 36 a.C. (2ยช),[9][N 1] 33 a.C. (3ยช[N 2]), 31 a.C. (4ยช),[N 3] 30 a.C. (5ยช[N 4]), 27 a.C. (6ยช),[9] 26 a.C. (7ยช),[9][10] 21 a.C. (8ยช),[9] 19 a.C. (9ยช[11] e 10ยช[9]), 16 a.C. (11ยช),[12] 10 a.C. (12ยช),[13] 8 a.C. (13ยช),[14] 7 a.C. (14ยช),[15] 3 a.C. (15ยช),[16] 2 (16ยช),[17] 6 (17ยช), 8 (18ยช),[18] 9 (19ยช),[18][19] 11 (20ยช),[20] 13 (21ยช).[21] |
| Nascita | 23 settembre 63 a.C.[22] Roma (ad Capita Bubula)[22] |
| Morte | 19 agosto 14 (75 anni) Nola |
| Sepoltura | Mausoleo di Augusto |
| Predecessore | carica creata (Repubblica romana) |
| Successore | Tiberio |
| Coniuge | Clodia Pulcra[23] (43โ40 a.C.) Scribonia[23] (40โ38 a.C.) Livia Drusilla[23] (38 a.C.โ14) |
| Figli | Giulia maggiore[26] Adottivi: Lucio Cesare[27] Gaio Cesare[27] Marco Vipsanio Agrippa Postumo (poi ripudiato e mandato in esilio)[28] Tiberio[28] Marco Claudio Marcello |
| Gens | Ottavia |
| Gens d'adozione | Giulia |
| Dinastia | Giulio-claudia |
| Padre | Gaio Ottavio[24] Gaio Giulio Cesare (adottivo) |
| Madre | Azia maggiore[25] |
| Consolato | 13 volte (date a.C.):[2][29] 43 a.C. (il I, a soli vent'anni) 33 (II) 31 (III) 30 (IV, inaugurato in Asia) 29 (V, inaugurato a Samo) 28 (VI) 27 (VII) 26 (VIII, inaugurato a Tarraco) 25 (IX, inaugurato a Tarraco) 24 (X) 23 (XI) 5 (XII) 2 (XIII) |
| Proconsolato | 40 a.C. - 33 a.C. in Spagna e Gallia |
| Princeps senatus | dal 28 a.C. e associato con l'imperatore romano fino al dominato |
| Pontificato massimo | dal 13 a.C., dopo la morte di Marco Emilio Lepido |
Cesare Augusto (inย latino Caesar Augustus; Roma, 23 settembre 63 a.C.[N 5] โ Nola, 19 agosto 14), nato Gaio Ottavio (Gaius Octavius) e conosciuto anche solo come Ottaviano o Augusto, รจ stato il fondatore dell'Impero romano e suo primo imperatore. Il suo governo durรฒ un quarantennio (dal 27 a.C. al 14 d.C.), risultando uno dei piรน longevi della storia: in quest'arco di tempo, la crisi istituzionale della Repubblica romana fu risolta in direzione di un potere sostanzialmente monarchico, detto dai moderni "principato", ma presentato da Augusto stesso come una forma di restaurazione (restitutio rei publicae).[30][31][32]
Dopo l'assassinio di Giulio Cesare (15 marzo 44 a.C.), dal testamento del dittatore si scoprรฌ che Gaio Ottavio era stato indicato erede e figlio adottivo. Il nuovo Cesare, insieme a Marco Antonio e a Marco Emilio Lepido, instaurรฒ il Secondo triumvirato, una magistratura ufficiale (a differenza del Primo triumvirato tra Cesare, Crasso e Pompeo, che aveva avuto carattere esclusivamente privato). Tale soluzione non fece che lenire i sintomi di uno scontro per il potere che aveva ormai natura personale e che andava al di lร della struttura istituzionale dell'antica Repubblica.
Ritiratosi Lepido, rimasero in due a contendersi il potere universale: Ottaviano e Antonio. Il primo aveva centrato il suo potere in Occidente e, in particolare, a Roma, mentre il secondo, desideroso di coprirsi di fama e di portare avanti gli ultimi intendimenti di Cesare, con la preparazione di una campagna contro l'Impero partico, in Oriente. Ottaviano fu abile nel propagandare a Roma l'immagine di un Marco Antonio, un tempo valoroso generale, ora traviato dalle alleanze orientali e mutatosi in despota; dal canto suo, Ottaviano si presentava come conservatore delle tradizioni repubblicane. Lo scontro si risolse alla battaglia di Azio del 31 a.C. e poi in Egitto, dove Antonio e poi la regina Cleopatra, sua piรน importante alleata orientale, si suicidarono.
Nel 27 a.C., Ottaviano rimise le cariche nelle mani del Senato; in cambio ebbe un imperio proconsolare che lo rese capo dell'esercito; gli fu anche conferito il titolo onorifico di Augustus,[33] cioรจ "degno di venerazione e di onore". Assunse da quel momento il nome Imperator Caesar Divi filius Augustus (nelle epigrafi IMPERATORยทCAESARยทDIVIยทFILIVSยทAVGVSTVS).[N 6]
Augusto cercรฒ di presentarsi come artefice della restaurazione della Repubblica romana, dei costumi degli antenati (il mos maiorum) e, soprattutto, come garante della pax romana, cioรจ di quel clima di pace e di ordine che imponeva su tutto l'Impero romano le stesse leggi, la stessa lingua e un'unica economia. Questa idea di Roma come trionfatrice universale fu alimentata da un uso accorto delle immagini, l'abbellimento della cittร , la tutela degli intellettuali che celebravano il principato, la riqualificazione del Senato e dell'ordine degli equites.
Lo stesso Augusto volle lasciare di sรฉ un'immagine eroica nelle Res gestae (un resoconto dei propri conseguimenti da lui stesso redatto prima di morire) e consapevolmente sostenne Virgilio in questa celebrazione nell'Eneide: durante la sua vita, Augusto aveva evitato di attribuirsi appellativi divini, ma subito dopo la morte gli fu attribuita origine divina.[34] L'attributo Augustus indicava un riconoscimento religioso e in seguito ebbe anche quello di princeps. Alcuni storici, come Seneca il Vecchio, Seneca il Giovane, Sallustio, Svetonio e Appiano, sottolineano la crudeltร delle proscrizioni, la conquista astuta del potere e la politica autocratica di Augusto come elementi caratteristici di questa fase della storia romana.
Dal punto di vista amministrativo, le riforme di Augusto furono importanti e durature. Attribuรฌ le province non pacificate a legati imperiali scelti da lui stesso, lasciando le altre a proconsoli di rango senatorio; tutti perรฒ rispondevano all'imperatore. Augusto tenne per sรฉ l'Egitto, sotto il governo di un suo prefetto. Riformรฒ il sistema fiscale e monetario. Riorganizzรฒ l'amministrazione della cittร di Roma, attribuendo ad alti funzionari statali la cura dell'urbanistica, dell'approvvigionamento alimentare e della gestione delle acque. Contribuรฌ in modo decisivo a far raggiungere a Roma un elevato splendore. Rimodellรฒ l'Urbe, lasciando la frase: "Ho trovato una cittร di mattoni, ne lascio una di marmo".
Augusto restรฒ al potere sino alla morte e il suo principato fu il piรน lungo della Roma imperiale.[N 7][35] L'etร augustea rappresentรฒ un momento di svolta nella storia di Roma e il definitivo passaggio dal periodo repubblicano all'Impero.
La storiografia contemporanea si รจ occupata dell'ereditร storica di Augusto, oggetto di iperboliche ridefinizioni durante il ventennio fascista.[36][37]
Contesto storico
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L'astro di Augusto sorge nel contesto del cesaricidio alle idi di Marzo (44 a.C.). Giulio Cesare aveva concentrato nella propria persona una quantitร mai vista di poteri. Nel 46 a.C., aveva ottenuto la dittatura rei publicae constituendae, cioรจ per la riforma dello Stato, per 10 anni. Tra 46 e 44 a.C., per favorire il nuovo corso, il numero dei senatori fu portato da 600 a 900 membri e tra essi furono immessi molti cesariani, ricchi cavalieri e nuovi elementi anche borghesi da tutte le aree della romanitร . Tra 45 e 44 a.C., Cesare ricoprรฌ il consolato per la quarta e la quinta volta, e fu infine nominato dictator perpetuus ('dittatore a vita') verso la fine di febbraio del 44 (a meno di un mese dalla morte).[38]
L'enorme potere raccolto da Cesare e certi atteggiamenti suoi e di alcuni sostenitori causarono forte malcontento tra i senatori.[39] Nei primi mesi del 44 a.C., Cesare stava preparando una campagna militare contro l'Impero partico per ristabilire in Asia l'egemonia romana, compromessa dalla dura sconfitta subita da Crasso nel 53 a.C. alla battaglia di Carre. Quando a Roma si sparse la voce di un oracolo che vaticinava la sconfitta dei Parti per mano di un re, si mise in moto una congiura, ordita da Marco Giunio Bruto, Caio Cassio Longino[40] e Decimo Bruto: il 15 marzo del 44 a.C., Cesare fu ucciso alla Curia Pompeia, dove doveva presiedere una seduta del Senato.[41] Alla congiura parteciparono molti senatori e moltissimi la appoggiarono in modo piรน o meno diretto: il popolo e i veterani esigevano una punizione.[42]
Il gruppo dei cesaricidi aveva lasciato in piedi alcuni importanti cesariani, primi tra tutti Marco Emilio Lepido, che nel 49 a.C. aveva fatto eleggere Cesare dittatore e a cui era destinato il governo della Gallia Narbonese e della Spagna Citeriore, e Marco Antonio, collega di consolato di Cesare nel 44 a.C. e suo fidato collaboratore.[N 8] I cesaricidi non seppero esprimere una reale alternativa al dittatore.[40][43]
Antonio, che era in quel momento console e amico personale di molti dei congiurati, volle appoggiare, insieme al collega suffectus Dolabella,[N 9] una politica di compromesso promossa dal pompeiano Cicerone: da un lato, si garantiva ai congiurati un'amnistia, cioรจ un "oblio dei rancori", ispirata a quella favorita in Atene nel 403 a.C., ai tempi della restaurazione della democrazia da parte di Trasibulo di Stiria;[45] dall'altro, si garantiva la ratifica degli atti del dittatore.[N 10] Furono inoltre confermate le assegnazioni delle province ai cesaricidi: era ad esempio previsto che a Decimo Bruto andasse la Gallia Cisalpina; a Dolabella andava invece la Siria ed ad Antonio la Macedonia con sei legioni, lรฌ concentrate per la spedizione contro i Parti.[42][43][46][47] Tale compromesso fu sancito da un senatoconsulto, tenutosi nel tempio di Tellure, che decretรฒ che non si procedesse a danno dei congiurati "per l'utile dello Stato".[40][45][48] Sempre in questo periodo, Lepido, grazie all'appoggio di Antonio, si fece eleggere pontifex maximus in luogo del defunto dittatore.[40][49][50][51]
I conservatori cercarono anche, ma senza successo, di impedire la lettura del testamento di Cesare e la concessione dei funerali di Stato, che si tennero il 20 (o il 21) marzo.[45] Antonio ottenne da Calpurnia, ultima moglie di Cesare, il testamento e altri documenti del dittatore. I funerali furono condotti da Antonio in modo da dare voce alla rabbia popolare per l'assassinio, tanto che i cesaricidi, a fronte delle violenze contro di essi e le loro dimore, ritennero di abbandonare l'Urbe e di recarsi nelle province loro assegnate.[N 11] Antonio fece passare tutta una serie di progetti di legge, spacciandoli per volontร del dittatore, sulla scorta delle carte private in suo possesso, e assumendo la veste di suo erede politico.[40][43][54][N 12]
Cesare non aveva avuto che un figlio naturale maschio, cioรจ Tolemeo Cesare, detto Cesarione, avuto con Cleopatra. Nel testamento, Cesare indicava un suo pronipote di appena 18 anni, Gaio Ottavio, erede dei suoi beni e figlio adottivo. La sorella di Cesare, Giulia minore, era nonna di Ottavio.[43]
Fonti e storiografia
modificaLe principali fonti per la vita e il ruolo di Augusto e degli altri membri della famiglia imperiale (la dinastia giulio-claudia) sono rappresentate da diverse biografie, alcune delle quali scritte anche centinaia di anni dopo. Lo stesso Augusto descrisse le proprie imprese nelle Res gestae divi Augusti. Non si tratta di un'autobiografia, che pure egli scrisse tra i 30 e i 40 anni (De vita sua) e che รจ andata perduta: la figura di Livia Drusilla, sua terza ed ultima moglie, ebbe infatti grande rilevanza nella sua vita e ciononostante, nelle Res gestae, non รจ menzionata.[56][57]
Solo tre dei biografi di Augusto furono suoi contemporanei: i greci Nicola Damasceno (64 a.C.-14 d.C. ca.) e Strabone (64 a.C.-24 d.C.), e il romano Velleio Patercolo (19 a.C.-30 d.C. ca.).[56]
Nicola Damasceno (nato a Damasco nel 64 a.C. ca.) fu storico e filosofo cresciuto alla corte di Erode il Grande. Dopo la morte di questi (4 a.C.), sembra si recasse a Roma, alla corte di Augusto. Scrisse l'opera Storie in 144 libri, dall'origine del mondo ai suoi tempi, servendosi di storici come Xanto, Ctesia ed Eforo. Scrisse anche un'opera Sulla vita di Cesare Augusto e sulla sua educazione (scritta forse intorno al 20 a.C.), piรน volte epitomata, ma basata in gran parte sul De vita sua. L'opera si interrompe agli eventi immediatamente successivi all'assassinio di Cesare e copre l'etร giovanile del futuro imperatore.[58][59]
Strabone fu grande viaggiatore e intellettuale, e passรฒ molta parte della propria vita a Roma. Descrisse la geografia dell'epoca di Augusto e Tiberio nei suoi diciassette libri intitolati Geografia (ฮฮตฯฮณฯฮฑฯฮนฮบฮฌ). Anche se non sempre accurato, il suo testo รจ assai ricco di informazioni.[56]
Velleio Patercolo fu un militare di alto grado e partecipรฒ alle campagne di Tiberio e di Gaio Cesare (figlio di Marco Vipsanio Agrippa e nipote di Augusto). Divenne senatore nel 7 d.C. I suoi due libri di Historiae Romanae dedicano ampio spazio ad Augusto e Tiberio, che l'autore ammirava grandemente. Pur mancando di neutralitร , offre la prospettiva di chi visse quelle esperienze direttamente.[56]
Degli autori che scrissero successivamente, assai importante รจ Svetonio (70-130 d.C.), che servรฌ sotto Traiano e Adriano, e fu sovrintendente alla corrispondenza imperiale. Usรฒ i registri imperiali, cui aveva accesso, specialmente le lettere di Augusto. Le sue Vite dei Cesari (De vita Caesarum) sono ricche di aneddoti, ma non molto attendibili.[56]
Tacito (56-117) apparteneva all'aristocrazia romana e fu senatore, console e governatore provinciale. I suoi Annales vanno dall'ascesa al potere di Tiberio (14) alla morte di Nerone (68), ma in vari passaggi si fa riferimento ad Augusto. Aveva in progetto di scrivere una storia del regno di Augusto, cosa che poi non fece.[60]
Lo storico greco Plutarco (45-120 ca.) scrisse una Vita di Augusto, andata perรฒ perduta. Nelle sue Vite parallele (ฮฮฏฮฟฮน ฮ ฮฑฯฮฌฮปฮปฮทฮปฮฟฮน), specialmente nelle biografie di Cesare e di Antonio, sono presenti molti riferimenti ad Augusto. L'intera sua opera รจ condita di citazioni di Augusto.[61]
Appiano (morto intorno al 160), storico greco nativo di Alessandria d'Egitto, scrisse una Storia romana (แฟฌฯฮผฮฑฮนฮบฮฌ), che va dalle origini di Roma fino ai suoi tempi. Per la figura di Augusto rilevano i libri dal III al V sul periodo delle guerre civili (44-31 a.C.) e il Secondo triumvirato. Appiano รจ particolarmente interessante per la sua attenzione alle questioni sociali, le sue conoscenze di finanza e per la relativa obbiettivitร .[N 13] Probabilmente per via delle sue origini, offre molte informazioni su Cleopatra.[61]
Cassio Dione (164-229 ca.), rampollo di una ricca famiglia greca della Bitinia, in Asia minore, fu senatore, due volte console e governatore provinciale. Anche la sua Storia romana (แฟฌฯฮผฮฑฯฮบแฝด แผนฯฯฮฟฯฮฏฮฑ) in 80 libri parte dalle origini e arriva ai tempi dell'autore. Il suo racconto รจ scarsamente attendibile, ma rappresenta la fonte che con maggiore continuitร racconta la vita di Augusto dalle origini al 10 a.C. La parte dell'opera che va dal 9 a.C. al 46 d.C. ci รจ giunta in riassunti, con un'importante lacuna dal 5 al 3 a.C.[61]
Data l'importanza della figura di Augusto, riferimenti alla sua persona sono sparsi anche in opere di autori romani non direttamente dedicate a lui. Cosรฌ nella Naturalis historia di Plinio il Vecchio (seconda metร del I secolo d.C.), nelle Noctes Atticae di Aulo Gellio (metร del II secolo d.C.) e nei Saturnalia di Macrobio (inizi del V secolo).[61]
Per diversi letterati il rapporto con il princeps fu infausto. Labieno e Cremuzio Cordo si suicidarono per protesta contro la distruzione della propria opera; Tito Livio smise di pubblicare fino alla morte di Augusto; Asinio Pollione venne emarginato, mentre Timagene fu cacciato dalla propria scuola e bruciรฒ egli stesso la storia rerum ab Augusto gestarum; Seneca il Vecchio decise di non pubblicare le proprie Historiae, pubblicate poi dal figlio, Seneca il Giovane, durante i primi anni di governo di Caligola.[62]
Biografia
modificaOrigini
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Data la caratura del personaggio, sulle origini del futuro Augusto sopravvivono diverse tradizioni concorrenti.[63] Nato Gaio Ottavio, era figlio dell'omonimo Gaio Ottavio, uomo d'affari che, primo della gens Octavia (ricca famiglia di Velitrae, l'odierna Velletri), aveva ottenuto, sfruttando la ricchezza del padre, banchiere,[64][65] un posto in Senato e importanti cariche pubbliche (pretore nel 61 a.C. e poi governatore della Macedonia[66]). Il padre era quindi un homo novus.[67][68] La madre, Azia maggiore, proveniva invece da una famiglia da parecchie generazioni di rango senatorio e dagli illustri natali: era infatti imparentata sia con Cesare sia con Pompeo.[69] Azia era piรน precisamente figlia di Giulia minore, sorella di Cesare, e di Marco Azio Balbo; il futuro Augusto, pertanto, era pronipote di Cesare.[25][70] La madre di Marco Azio Balbo, Pompea Lucilia, era sorella di Gneo Pompeo Strabone e zia di Pompeo Magno. Ciononostante, Marco Antonio potรฉ poi accusare Ottavio di essere ignobilis loco ('di origine non nobile').[70]
Secondo quanto riportato da Gaio Svetonio Tranquillo nelle Vite dei Cesari, il futuro imperatore aveva occhi chiari e nitidi, denti piccoli e mal tenuti, capelli di un castano chiaro dorato, leggermente ricci e tenuti corti, orecchie non troppo grandi e il naso dritto leggermente aquilino. Non era inoltre particolarmente alto, ma aveva comunque un corpo molto proporzionato.[71]
Secondo una tradizione, Gaio Ottavio nacque a Roma nove giorni prima delle calende di ottobre, prima dell'alba, in quella parte del Palatino denominata ad Capita Bubula (ยซteste di bueยป), dove, dopo la sua morte, sarebbe stato costruito un santuario a lui dedicato.[22] Svetonio aggiunge che inizialmente abitรฒ nei pressi del Foro Romano, sopra le "scale degli orefici", nella casa che era stata dell'oratore Gaio Licinio Calvo, nei pressi della Velia.[72] L'individuazione del Palatino come luogo di nascita potrebbe derivare dal desiderio di associare Augusto ad un luogo centrale per l'identitร della nuova Roma, uno spazio che poi, in occasione della sua deificazione post mortem, gli sarebbe stato consacrato. Esiste infatti anche una tradizione concorrente, che lo vede nascere a Velitrae, nella casa di famiglia.[57][63]
In seguito, si trasferรฌ sul Palatino, in una casa ugualmente modesta (la Domus Augustea), che era appartenuta all'oratore Quinto Ortensio Ortalo, di non grande ampiezza e priva di lusso, visto che le colonne dei suoi portici, piuttosto basse, erano di pietra del Monte Albano, mentre nelle stanze non c'erano nรฉ marmo nรฉ mosaici. Dormรฌ nella stessa camera per piรน di quarant'anni, anche d'inverno, sebbene considerasse poco adatto alla sua salute il clima invernale di Roma.[72]
A circa quattro anni perse il padre (nel 59 o nel 58 a.C.) e la madre, Azia, sposรฒ il nobile Lucio Marcio Filippo.[63][73] A dodici anni circa pronunciรฒ l'orazione funebre (laudatio funebris) per sua nonna Giulia (nel 52 o nel 51 a.C.).[63][68][74] Svetonio racconta di un episodio avvenuto in questo periodo: Cicerone, mentre accompagnava Gaio Giulio Cesare in Campidoglio, raccontรฒ agli amici di aver fatto un sogno la notte precedente. Nel sogno aveva visto un fanciullo dai nobili lineamenti, che scendeva dal cielo appeso a una catena d'oro e si fermava davanti alle porte del Campidoglio, dove Giove gli consegnava una frusta. Quando Cicerone vide Gaio Ottavio, che lo zio Cesare aveva fatto venire a un sacrificio, disse che era proprio lui il ragazzo apparsogli in sogno.[65]

Precettore di Gaio Ottavio fu uno schiavo greco di nome Sphaerus, un grammaticus che gli insegnรฒ a leggere e a scrivere, aritmetica e greco, lingua che Ottavio non parlerร mai fluentemente, ma che usava talvolta, inframmezzandola al latino della sua corrispondenza. Successivamente studiรฒ filosofia greca con gli stoici Ario Didimo e Atenodoro di Tarso, e retorica con Marco Epidio e Apollodoro di Pergamo.[76]
Raggiunta l'etร adulta, nel 48 a.C. indossรฒ la toga virile[65][77]; ottenne poi alcune ricompense militari in Africa, in occasione del trionfo del prozio Gaio Giulio Cesare, pur non avendo partecipato, per la giovane etร , alla guerra civile del 49-45 a.C. Quando poi lo zio partรฌ per la Spagna per combattere contro i figli di Pompeo, lo seguรฌ, sebbene ancora convalescente da una grave malattia. Raggiunse Cesare con una scorta ridotta, dopo aver percorso strade infestate da nemici e dopo un naufragio. Si fece subito apprezzare dallo zio per il coraggio dimostrato, ma di fatto, all'arrivo del giovane, gli scontri erano giร terminati.[78] Dopo aver portato a termine anche la guerra in Spagna, Cesare, che progettava una campagna militare prima contro i Daci e poi contro i Parti, lo inviรฒ, tra settembre e ottobre del 45 a.C.[79], ad Apollonia (nell'Illyricum), dove, seguito da Apollodoro, potรฉ dedicarsi allo studio.[74][80][81]
Svetonio racconta che durante il soggiorno ad Apollonia, Gaio Ottavio era salito insieme al fedele amico, Marco Vipsanio Agrippa, all'osservatorio dell'astrologo Teogene. Fu Agrippa a consultarlo per primo, ricevendo splendide previsioni sulla sua vita futura, quasi incredibili. Gaio Ottavio, temendo di essere considerato di origini oscure, preferรฌ inizialmente non fornire i dati relativi alla propria nascita, ma dopo numerose preghiere, acconsentรฌ. Teogene allora si alzรฒ dal suo seggio e lo adorรฒ. Per questo motivo Gaio Ottavio ebbe cosรฌ tanta fiducia nel proprio destino da far pubblicare il proprio oroscopo e coniare una moneta d'argento con il segno del Capricorno, suo ascendente: in epoca imperiale si dava piรน importanza all'ascendente piuttosto che al segno di nascita (la Bilancia per Gaio Ottavio).[65]
Sembra che, tra gennaio e febbraio del 44 a.C.[79], poco prima di essere assassinato, Cesare volesse fare di Gaio Ottavio il proprio magister equitum,[82] accanto a Marco Emilio Lepido, in vista della grande spedizione d'Oriente che stava preparando contro i Parti, ma questa fu forse un'invenzione successiva.[73]
Designazione a erede di Cesare e rientro a Roma
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A Roma, nei giorni successivi al cesaricidio del 15 marzo 44 a.C., la situazione politica era assai complicata: Marco Antonio decise di accogliere la proposta di Cicerone di un'amnistia da accordare ai cesaricidi, avanzata per cercare di ripristinare un pacifico corso politico e concessa giร il 17 marzo. Bruto e Cassio, pretori quell'anno, non avevano nรฉ un reale programma per risolvere i problemi che attanagliavano la Repubblica, nรฉ un reale appoggio popolare. Nel mentre, un folto gruppo di senatori anziani promosse l'iniziativa di richiamare a Roma l'erede designato, Gaio Ottavio.[42][83]
Fu ad Apollonia, dove si trovava giร da sei mesi[84][N 14], che Gaio Ottavio apprese, tramite una lettera della madre, del cesaricidio. Azia e il patrigno volevano che li raggiungesse a Roma per ritirarsi a vita privata. Pur restando indeciso sul da farsi, se raggiungere ad esempio le legioni in Macedonia per preparare la vendetta, come alcuni gli consigliavano, preferรฌ desistere da un'impresa tanto temeraria e tornare a Roma ad accertarsi dei rapporti di forza e degli schieramenti effettivi, e reclamare i suoi diritti.[74][85][86][87][88]
Svetonio racconta di un episodio curioso, occorso durante il viaggio verso l'Italia:
Gaio Ottavio decise di sbarcare inosservato in Puglia, evitando l'ovvio approdo di Brundisium (Brindisi), perchรฉ non era ancora in grado di prevedere le reazioni delle truppe lรฌ acquartierate; poichรฉ preferiva non approdare lungo la via Appia, dove si sentiva vulnerabile, scelse un attracco vicino a Lupiae (l'odierna Lecce).[85] Secondo alcuni, fu a Lecce che gli giunsero notizie piรน precise sull'accaduto e sulla reazione del popolo in lutto per la morte di Cesare, nonchรฉ una copia delle decisioni del Senato e del testamento del dittatore;[89] Gaio Ottavio, informato di essere stato adottato per testamento da Cesare, essendosi accertato che non lo attendessero agguati da parte dei cesaricidi,[85][89] si spostรฒ a Brindisi.[N 15][87][88]
Arrivato a Brindisi, ricevette il benvenuto dalle legioni di Cesare, lรฌ acquartierate in attesa della spedizione in Oriente, e si impossessรฒ dei circa 700 milioni di sesterzi di denaro pubblico destinati alla campagna contro i Parti. Il giovane utilizzรฒ quel denaro per acquisire ulteriore favore tra i soldati e tra i veterani di Cesare stanziati in Campania.[91][92][93] Secondo una lettera di Cicerone ad Attico del 22 aprile 44 a.C.,[94] Gaio Ottavio si sarebbe recato alla villa del patrigno Filippo a Pozzuoli,[87] dove avrebbe incontrato alcuni notabili romani, quali Balbo, Irzio, Pansa[46] e lo stesso Cicerone, che ne trasse un'opinione inizialmente negativa.[N 16] Nel frattempo, gli antichi amici di Gaio Ottavio, tra cui Agrippa e Mecenate, gli suggerivano di avversare l'amnistia accordata ai cesaricidi.[91]
La questione dell'ereditร
modificaGiunto nella capitale nell'aprile (o nel maggio[92][96]) del 44 a.C.[42] (a piรน di un mese da quando i cesaricidi avevano lasciato la cittร ), Gaio Ottavio, tenendo un discorso pubblico, rivendicรฒ la sua ereditร (8 maggio[79]), nonostante le esitazioni della madre e l'opposizione del patrigno[N 17][63][74][89][98][99]. La richiesta che Ottavio fece dell'ereditร puรฒ essere considerata l'inizio della sua carriera politica.[31]
Nel testamento, scritto il 13 settembre 45 a.C. (e non era il suo primo testamento),[90] Cesare aveva posto come condizione che il giovane facesse proprio il suo nome (condicio nominis ferendi).[63][100][101] Secondo la consuetudine, il giovane assunse il nomen gentilizio (Iulius) e il cognomen (Caesar) del padre adottivo, omettendo perรฒ di aggiungere, come da tradizione, un secondo cognome derivato della gens di provenienza aggettivata in -anus (cioรจ Octavianus). Assunse dunque il nome Gaio Giulio Cesare (Gaius Iulius Caesar).[102] Il nome Ottaviano venne generalmente diffuso dalla propaganda degli avversari politici, ma non risulta nei documenti ufficiali e fu poi promosso dalla storiografia moderna.[63] La forma Gaius Caesar Octavianus (oltre all'informale "giovane Cesare", adulescens Caesar[103]) fu usata anche da Cicerone e da altri contemporanei per evitare confusione con il passato dittatore.[104]
A Roma, la adoptio ('adozione') avveniva di norma con l'adottante ancora in vita. L'adozione testamentaria era assai meno comune, ma non inusitata, tanto che a nessuno venne in mente di considerare quella di Gaio Ottavio da parte di Cesare come irregolare. Pure, il giovane decise di farla ratificare ai Comitia Curiata, l'assemblea piรน antica di Roma, con ciรฒ mostrando assai presto la sua distanza dall'atteggiamento del padre adottivo, che non vedeva alcuna sostanza nelle forme repubblicane.[105]
Nella ricostruzione di Appiano, Ottaviano insistรฉ con Antonio perchรฉ una lex curiata de adoptione ratificasse il suo ingresso nella gens Iulia, nel contesto di adrogatio di persona adulta (sui iuris). Nel complesso, Appiano vede delle irregolaritร nella situazione di Ottaviano in rapporto al testamento di Cesare.[106] Nella ricostruzione di Cassio Dione (XLV, 5[107]), invece, l'irregolaritร รจ attribuita ad Antonio, che in qualitร di console e capo della fazione cesariana deteneva in quel momento il controllo del patrimonio e aveva interesse a procrastinare il versamento: Antonio รจ ritratto apparentemente intento a far approvare la lex curiata e la ratificazione, ma segretamente brigando con alcuni tribuni perchรฉ la legge non passasse.[106]
Come erede principale di Cesare, Ottaviano aveva diritto a tre quarti delle sue ricchezze (solo la metร , secondo Tito Livio[108]). Assieme a lui erano stati nominati eredi Lucio Pinario e Quinto Pedio, suoi parenti stretti,[109] cui spettava il restante quarto del patrimonio di Cesare; solo il giovane, perรฒ, potรฉ prendere, in quanto unico figlio adottivo, il nome del defunto. Cesare lasciava, inoltre, 300 sesterzi a 250ย 000 capifamiglia della plebe romana, oltre ai suoi giardini lungo le rive del Tevere (gli Horti Caesaris).[110][111][N 18] Si trattava, nella sostanza, di un consistente programma di stimolo economico per l'Urbe.[100]
Mentre Cicerone cercava di ottenere il favore di Gaio Ottavio,[113][63] Marco Antonio, erede in seconda nel testamento insieme a Decimo Bruto[114][115][116] e vero erede politico di Cesare, aveva anche motivi economici per osteggiare l'erede; Bruto era fuori dai giochi in quanto complice del cesaricidio: se Ottavio e i suoi due cugini (Pedio e Pinario) avessero rinunciato all'ereditร , Antonio sarebbe rimasto padrone di quell'enorme ricchezza e avrebbe ripianato i suoi cospicui debiti[117]; egli cercรฒ dunque di impedire ad Ottaviano di accedere al patrimonio del dittatore[118][63], ostacolando la registrazione legale dell'adozione. Il console dovette perรฒ cedere quando Ottaviano, ancora formalmente appartenente ad una gens plebea, si candidรฒ tribuno della plebe[119].
Non รจ chiaro se Ottaviano potรฉ mai realmente mettere le mani sull'ingente ereditร di Cesare.[120] Egli comunque decise allora, impegnando i propri beni, di anticipare al popolo le enormi somme che Cesare aveva lasciato nel suo testamento. Per far ciรฒ, liquidรฒ il patrimonio immobiliare ereditato e vendette anche beni suoi propri. Ottenne cosรฌ che molti dei cesariani si schierassero dalla sua parte contro Antonio, suo diretto avversario nella successione politica a Cesare.[121]
Primi contrasti con Antonio
modificaOttaviano ed Antonio ingaggiarono un confronto a chi fosse piรน fedele alla memoria di Cesare. Antonio, che al momento del cesaricidio era console, cercรฒ di operare sul controllo delle legioni, assumendo il comando in Macedonia, e di contenere il potere militare dei cesaricidi; egli, inoltre, denunciรฒ l'amnistia ai cesaricidi e incolpรฒ Cicerone e i suoi alleati di averla favorita.[42] Anche se forte della posizione di console, Antonio scontava un confronto impari con Ottaviano in quanto erede designato giunto a Roma a piangere la morte del padre adottivo; Antonio era poi bersaglio delle invettive di Cicerone, tanto nei discorsi al Senato quanto nelle orazioni scritte e fatte circolare tra la classe dirigente romana.[63] Il rifiuto opposto da Antonio all'acqisizione dell'ereditร da parte di Ottaviano aveva fatto sรฌ che intorno al giovane convergessero tutti coloro che con la dittatura di Cesare avevano perso posizione e prestigio, convinti com'erano che fosse piรน controllabile del potente Antonio. In tal modo, intorno a Ottaviano coagularono forze in contrasto tra loro: da un lato i senatori che Cesare aveva vessato, dall'altro i veterani di Cesare;[31] l'erede designato, infatti, si era dato al doppio gioco: in pubblico invocava la vendetta (ultio), ma in privato cercava di ottenere l'appoggio di Cicerone e di altri membri del Senato ponendo Marco Antonio in una difficile posizione.[63]
I senatori, e in particolare Cicerone, vedevano infatti in Ottaviano un principiante inesperto e agevolmente manovrabile[122] (e cosรฌ Antonio, che, piรน grande di lui di vent'anni, lo riteneva un ragazzo "di tutto debitore al nome" del padre[N 19]).[121] Cicerone apprezzava l'indebolimento della posizione di Antonio e approvรฒ la ratifica del testamento. I senatori erano dunque contrari tanto ad Antonio quanto ad Ottaviano e speravano che appoggiare il secondo, forte peraltro di un fulminante favore popolare, significasse liberarsi innanzitutto del primo, maggiore candidato ad un ritorno alla dittatura.[121]
In risposta alle attenzioni che vedeva destinate dal Senato al giovane Cesare, Antonio, con il varo di una legge speciale dei primi di giugno del 44 a.C.[123] (la lex de permutatione provinciarum), tentรฒ di costituire una forza militare a propria disposizione facendosi assegnare dai comizi, al termine del proprio anno consolare, la Gallia Cisalpina, giร affidata al propretore (e cesaricida) Decimo Bruto, e la Gallia Comata; al collega Publio Cornelio Dolabella doveva invece andare la Siria. L'assegnazione delle province prevedeva inoltre un imperium proconsulare per il quinquennium 43-39 a.C., in palese contraddizione con la lex Iulia de provinciis.[124] Antonio si accingeva cosรฌ a portare guerra ai cesaricidi, che pure aveva provato ad accontentare, cercando per loro l'assegnazione delle province di Creta e Cirene, nonchรฉ l'assai vantaggiosa cura del rifornimento di grano dall'Asia e dalla Sicilia, che offrivano un pretesto dignitoso per allontanarsi dall'Italia.[125][126] I cesaricidi, per converso, risultavano favoriti dall'allocazione dei comandi provinciali cosรฌ come era stata disposta da Cesare stesso e comunque dubitavano delle reali intenzioni del console nei loro confronti. Antonio aveva cercato inizialmente di fondare la propria fortuna politica in direzione di una conciliazione generale, ma l'arrivo di Ottaviano scombinรฒ i suoi piani: รจ assai probabile che l'insistenza per l'approvazione della lex de permutatione provinciarum, approvata peraltro per vim, cioรจ attraverso la violenza,[127] fosse legata all'avvento del giovane erede e rappresentasse un tentativo del console di recuperare il favore della fazione cesariana. Antonio, infatti, iniziรฒ a spingere per un riassetto delle assegnazioni delle province fin da fine aprile, quindi immediatamente dopo l'arrivo di Ottaviano a Roma.[125][128] Sia come sia, l'orientamento del console era ormai chiaro: Bruto e Cassio dovettero riparare in Oriente, cercando di mettere in piedi un esercito prima che sopraggiungesse Dolabella.[42][129] In questo frangente, intorno al 10 giugno 44 a.C., Cicerone scriveva ad Attico (XV, 12, 2), manifestando certezza sulla fedeltร di Ottaviano alla causa repubblicana, sicuro della possibilitร di sfruttare le potenzialitร di quel giovane rampollo per eliminare Antonio, uscito indenne (con grave dispiacere dell'oratore) dalle Idi.[130][131]
I Ludi Victoriae Caesaris
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Tra il 20 e il 30 luglio del 44 a.C.[79][133] Ottaviano, aiutato dagli "amici di Cesare",[134] si occupรฒ personalmente di organizzare i Ludi Victoriae Caesaris, giochi in onore di Venere, genitrice della casa Giulia, che secondo una disposizione emanata dal prozio dovevano essere celebrati annualmente a settembre[N 20] ma che i magistrati incaricati[N 21] non osavano celebrare per paura dei seguaci dei cesaricidi.[136][137] Durante questi giochi Antonio, in qualitร di console, si oppose all'esposizione, voluta da Ottaviano, di una corona su di un trono dorato apprestato per Cesare che il Senato aveva a suo tempo concesso al dittatore, ottenendo l'effetto collaterale di porsi in cattiva luce.[137] Quando poi, secondo numerose fonti, una cometa apparve sul cielo di Roma per ben sette giorni proprio in concomitanza dei giochi, suscitando molta impressione, Ottaviano capรฌ subito che doveva approfittarne,[138] ed innalzรฒ nel foro una statua di Cesare sulla cui testa figurava una Stella,[139] da quel momento in poi attributo stabile del Divus Iulius[140][137]
Quella cometa, sul cui passaggio non ci sono dubbi (fu vista anche in Cina), sarebbe stata ribattezzata "Stella di Cesare" (Sidus Iulium) tra i Romani;[141] l'episodio ebbe un'eco imponente nella letteratura poetica e storiografica, coeva e successiva.[138]
Il 31 agosto, a seguito di questi avvenimeti, Cicerone, che aveva nel frattempo considerato di ritirarsi in Grecia in ragione di una delusione politica,[142] ebbe l'impressione che la situazione stesse cambiando e rientrรฒ a Roma, venendo accolto in maniera quasi trionfale, secondo i suoi stessi scritti, da "una grande massa di persone".[143] Il primo settembre non si presentรฒ in Senato (indizio di maggior sicurezza nella forza della propria pars), scatenando la minaccia di Antonio di farlo prelevare con la forza;[144] per poi presentarsi il giorno dopo, quando sapeva non ci sarebbe stato Antonio, e pronunciare una pacata ma a tratti sarcastica orazione contro di lui: il primo di una serie discorsi avversi ad Antonio chiamati Filippiche.[145]
In seguito, per riuscire a portare a termine altri suoi progetti, Ottaviano si presentรฒ come candidato a sostituire un tribuno della plebe appena deceduto, malgrado fosse un patrizio (sebbene non ancora un senatore). La sua candidatura incontrรฒ nuovamente l'opposizione di Antonio, sul cui appoggio il giovane contava, ma che, almeno secondo la testimonianza di Svetonio, aspirava ad ottenere sottobanco una grossa ricompensa.[136][91]
La rottura con Antonio
modificaAll'inizio di ottobre, poco dopo la pubblica riconciliazione fra Antonio e Ottaviano, accadde un episodio poco chiaro: Antonio denunciรฒ il tentativo da parte di Ottaviano, consigliato da alcuni ottimati, di assoldare dei soldati della sua guardia del corpo perchรฉ lo uccidessero.[N 23][145] Di conseguenza il giovane, insieme ad Agrippa e Mecenate, credendosi a sua volta in pericolo, si portรฒ in Campania (fermandosi in particolare a Calatia e poi a Casilinum) a reclutare un esercito privato di circa 3ย 000 soldati,[152] tutti veterani di Cesare[N 24] garantendo a ciascuno di loro un salario di 500 denari.[153][91][136]
Deciso a riprendere il controllo della situazione, Antonio richiamรฒ in Italia le legioni stanziate in Macedonia, e di fronte a tale minaccia, Ottaviano a novembre richiamรฒ i veterani di Cesare a lui fedeli.[121] Dai dettagli di una lettera di Cicerone ad Attico del 2 o 3 novembre del 44, si evince chiaramente che Ottaviano, avendo rotto completamente con Antonio dopo l'"attentato", ha discusso e concordato con Cicerone le mosse da compiere;[N 25] essendogli state prospettate da Ottaviano due possibilitร : se il giovane avesse dovuto attestarsi a Capua e sbarrare il passaggio a di Antonio (recatosi a Brindisi per prendere con sรฉ le legioni macedoniche e portarsele in Cisalpina) o se dovesse invece rientrare a Roma con questo suo esercito privato, Cicerone optรฒ per quest'ultima (equidem suasi ut Romam pergeret, scrive nella stessa lettera).[153] Secondo Tacito, in quell'occasione l'erede di Cesare simulava fedeltร al partito neo-pompeiano comandato in quel momento da Cicerone, ma con l'idea di trarre profitto dalla situazione.[N 26]
Antonio offrรฌ come soldo ai veterani sbarcati a Brindisi solo 400 sesterzi (cioรจ 1/5 dei 3000 sesterzi a testa dati da Ottaviano ai veterani arruolati in Campania) e seguitarono durissime proteste che il console, secondo Cicerone, sedรฒ con il pugno di ferro, facendo passare per le armi molti soldati.[155] Riuscรฌ cosรฌ a far marciare le legioni verso la Cisalpina, mentre lui tornava a Roma, sferrando insultanti libelli contro Ottaviano;[156][25] ma mentre si accingeva a recarsi in Senato (28 novembre), Antonio ricevette notizia che due legioni (la IIII Macedonica e la Martia) avevano defezionato, mettendosi agli ordini del rivale.[N 27] Il passaggio รจ richiamato da Cicerone nelle Epistulae ad familiares:[N 28][158]
ยซ...poi alla legione Marzia e alla Quarta legione. Queste legioni hanno giudicato nemico pubblico il loro console e sono accorse a difendere l'integritร dello stato.[159]ยป
Antonio dovette cosรฌ riunirsi alle due legioni restanti, aumentare seduta stante il loro compenso e spostarsi a Tivoli,[158] anticipando la propria partenza verso le Gallie, dove contava di costituire un esercito con cui recuperare il controllo dell'Urbe; puntรฒ cosรฌ verso Mutina. Una volta attestatosi ad Ariminum, inviรฒ a Decimo Bruto la richiesta di liberare la Cisalpina entro trenta giorni.[160][161]
L'accordo con il Senato
modificaIntanto la situazione di Ottaviano era in bilico: sul piano giuridico ed istituzionale, non possedeva l'autoritร per reclutare un esercito come invece aveva fatto ed ancor piรน illegale era l'avallo che aveva offerto all'ammutinamento delle legioni contro il console in carica; sul piano dei rapporti politici perรฒ, il suo esercito privato era l'unica forza su cui il Senato potesse contare per far fronte ad Antonio.[N 29][158] Cosรฌ, temendo, i seguaci dei "liberatori", un'opposizione da parte di Ottaviano all'entrata in carica come tribuno della plebe di Publio Servilio Casca (primo a levare il pugnale contro Cesare durante il suo assassinio), Gaio Oppio (uomo di fiducia di Cesare)[164] instaurรฒ uno scambio: Ottaviano sarebbe rimasto neutrale all'elezione di Casca ed in cambio Cicerone avrebbe "assunto la causa del giovane Cesare e delle sue truppe".[165][163]
I nuovi tribuni convocarono il Senato per il 20 dicembre, giorno in cui Cicerone tenne un orazione (la terza Filippica), seguita da un'altra (quarta Filippica), espletata stavolta davanti al popolo. Poco tempo prima aveva anche messo in circolazione un pamphlet contro Antonio (seconda Filippica). Questa riunione aprรฌ la strada alla legalizzazione dell'ammutinamento e si posero le premesse per il riconoscimento e la legalizzazione del potere de facto di Ottaviano.[163]
Il 1 gennaio 43 a.C.[79] sotto la presidenza dei nuovi consoli, Aulo Irzio e Gaio Vibio Pansa, il Senato si riunรฌ nuovamente, in una seduta che si protrasse per ben quattro giorni. L'obbiettivo di Cicerone era chiaro: sconfiggere Antonio grazie alla forza militare di Ottaviano, inquadrata auspicabilmente al piรน presto sotto il comando dei consoli. A tale fine era necessario proclamare l'ex console hostis publicus, assumendo come presupposto il carattere sovversivo dell'attacco alla Cisalpina, "legittimamente" in mano a Decimo Bruto; ma Pansa, conoscendo bene e non condividendo l'orientamento di Cicerone, dette subito la parola a suo suocero, il consolare Quinto Fufio Caleno, il quale riuscรฌ, con l'appoggio di Lucio Calpurnio Pisone, a far approvare la proposta di un'ambasceria da mandare ad Antonio come estremo tentativo di riconciliazione, rendendo vane le proteste di Cicerone nella quinta Fillipica.[166] Tuttavia, il Senato decretรฒ anche, su proposta dello stesso Pansa, l'abrogazione della lex de permutatione provinciarum, che aveva assegnato ad Antonio le Gallie;[167] e Cicerone ottenne per Ottaviano l'imperium unitamente al rango di questore[160] o quello di propretore[166], legittimando la sua posizione alla testa delle proprie legioni. Al momento del voto, per garantire al giovane questi onori, Publio Servilio Isaurico, Servio Sulpicio Rufo e Marcio Filippo (il patrigno di Ottaviano) fecero aggiungere anche la possibilitร di accedere a tutti i gradi del cursus honorum con dieci anni di anticipo rispetto alla norma ed il diritto di sedere in Senato insieme ai consulares. Augusto, nelle Res gestae,[168] indica in questo passaggio l'inizio del suo successivo potere.[166]
Il bellum Mutinense
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La missione inviata ad Antonio, alla quale non era stato neanche concesso di entrare nella Modena stretta d'assedio dall'ex console, riportรฒ a Roma la sua proposta di cedere la Cisalpina in cambio della Transalpina e di sei legioni (da togliere a Decimo Bruto). La proposta, demolita da Cicerone nell'ottava filippica, fece in Senato un'impressione negativa ed il contenuto del senatoconsulto con cui si conclude la filippica indica lo stabilimento della data del 15 marzo come termine entro il quale chi avesse voluto avrebbe potuto abbandonare l'esercito di Antonio per passare agli ordini dei consoli o di Ottaviano. Nel frattempo, Irzio si era accampato a Claterna ed Ottaviano a Forum Cornelii. A suo dire perรฒ, Ottaviano "aveva dovuto mettere anche le proprie truppe agli ordini del console"[169]; l'accordo tra i due comandanti che fronteggiavano Antonio era, di fatto, piรน apparente che reale: il figlio adottivo di Cesare era perfettamente consapevole dell'intenzione del Senato di giocarlo contro Antonio e poi liquidarlo,[170] era stato infatti riservatamente ordinato ad Irzio di pretendere per sรฉ, nella divisione del comando delle operazioni militari, proprio le legioni che avevano defezionato da Antonio, che costituivano la parte migliore dell'esercito.[171][172]
Il 15 marzo 43 a.C., prima della scadenza dell'ultimatum del Senato, Antonio scrisse una lettera ad Irzio e Ottaviano in nome dell'unitร dei cesariani, ma il tentativo fallรฌ e poco dopo anche Pansa partรฌ alla volta della zona di guerra;[N 30] perdipiรน la lettera fรน letta in Senato e sprezzantemente commentata da Cicerone.[174][172] La lettera riportava quanto segue:
Il 14 aprile del 43 a.C., si tenne la battaglia di Forum Gallorum, nella quale Antonio tese un imboscata a Pansa e questi venne gravemente ferito e trasportato a Bologna,[176] ma al sopraggiungere delle truppe al comando di Irzio, l'esercito di Antonio subรฌ pesanti perdite. Dalla lettera di Servio Sulpicio Galba a Cicerone, che contiene la cronaca diretta degli scontri, risulta che l'ala sinistra, al comando di Ottaviano, dovette ripiegare incalzata dalla cavalleria di Antonio;[177] lo stesso Antonio raccontรฒ poi che Ottaviano era fuggito dalla battaglia ed era riapparso soltanto dopo due giorni,[136] ed effettivamente, solo il 16 aprile Ottaviano si fece salutare ed acclamare come imperator dalle truppe.[178][179]
Il 21 aprile, Antonio fรน sconfitto nella battaglia che si svolse sotto le mura di Modena (dopo aver tentato fino all'ultimo di sottrarsi allo scontro diretto visto lo scacco subรฌto alcuni giorni prima) e fรน costretto alla fuga, mentre Irzio, pur lo vide vincitore, morรฌ in battaglia.[179] Ottaviano prese parte personalmente ai combattimenti all'interno del campo di Antonio e alla fine rimase unico comandante delle legioni repubblicane.[180] Scrive Svetonio:
Il 23 aprile morรฌ anche Pansa, a seguito delle ferite riportate, secondo una tradizione ostile ad Ottaviano, ma difficile da esorcizzare, aiutato a morire dallo stesso Ottaviano;[180][182][183] di certo Glicone, il medico di Pansa, fu arrestato.[184][181]
Solo alla conclusione del bellum Mutinense, terminato il temporeggiamento della parte del Senato favorevole ad Antonio,[185] questi fu dichiarato hostis rei publicae (nemico dello Stato) avendo illegalmente preso d'assedio un legittimo propretore.[186]
Sconfitto, Antonio si rifugiรฒ in Gallia, dove si unรฌ a Marco Emilio Lepido, allora governatore della Gallia Narbonensis. I due condussero poi le proprie forze in Italia.[63]
Seconda marcia su Roma e primo consolato
modificaOttaviano chiese a questo punto il consolato, suggerendo di avere Cicerone per collega, ma ottenne un rifiuto.[91][186][187][N 33] Allontanato infatti il pericolo di Antonio, il Senato aveva fatto presto a disconoscere l'innaturale associazione al partito cesariano. Incaricato di inseguire Antonio non fu il giovane Cesare, ma lo stesso Decimo Bruto, che ottenne anche gli onori del trionfo,[189] mentre ad Ottaviano fu negata la ovatio nรฉ potรฉ far parte della commissione che stabiliva i premi per i veterani.[190] Inoltre, la flotta fu affidata a Sesto Pompeo, figlio di Pompeo Magno, mentre a Bruto e Cassio fu conferito l'imperium maius sulle province orientali. I senatori continuavano a sottovalutare la risolutezza di Ottaviano, il quale non esitรฒ ad aprire un negoziato segreto con Antonio e Lepido, e a dirigersi minacciosamente verso Roma con il proprio esercito, sapendola indifesa.[191] Marciando su Roma, Ottaviano, che pure successivamente cercรฒ di presentarsi come campione della Repubblica, di fatto pose fine all'alleanza tra i veterani di Cesare al suo comando e l'oligarchia senatoriale, riproducendo gli atteggiamenti di un Silla.[31] Di questa marcia su Roma rimangono due versioni opposte e non addizionabili: quella dei Commentarii dello stesso Ottaviano, contenuta in Appiano, che sottolinea la legalitร della procedura seguita, e quella che si trova in Dione Cassio, che tende invece a soffermarsi sulla volontร di sopraffazione di Ottaviano e delle sue truppe.[192] Svetonio, invece, racconta quanto segue:
Entrato a Roma (luglio 43 a.C.[187]), Ottaviano fu accolto festosamente dalla plebe.[193] Fatti convocare i comizi, malgrado la giovane etร , Ottaviano si fece eleggere console suffetto assieme a Quinto Pedio (suo parente), ottenendo compensi per i suoi legionari e facendo approvare dal Senato la lex Pedia de interfectoribus Caesaris ('legge Pedia sugli assassini di Cesare') del 19 agosto 43 a.C., che istituiva un tribunale speciale (quaestio extraordinaria) per l'accertamento delle colpe dei cesaricidi, ponendo formalmente fine al compromesso raggiunto nella seduta senatoria del Tempio della Terra.[194] Per essi la pena sarebbe consistita nella aquae et ignis interdictio, che comportava la perdita della cittadinanza e la confisca dei beni in favore dello Stato (publicatio bonorum).[63][193]
In tal modo i consoli poterono rifiutarsi di portare ulteriore soccorso a Decimo Bruto, il quale, in fuga, nel tentativo di raggiungere Marco Bruto in Macedonia, venne infine ucciso nella Cisalpina da un capo gallo fedele ad Antonio, tale Camalo (ฮฮฌฮผฮนฮปฮฟฯ; cosรฌ Appiano, Guerre civili, III, 98, 405 sgg.[195]).[189]
Lo stesso 19 agosto 43 a.C., l'adozione testamentaria di Gaio Ottavio da parte di Giulio Cesare fu ratificata dai Comitia Curiata.[187][N 35]
Cosรฌ il futuro Augusto riassumerร questo periodo della sua carriera politica nell'incipit delle Res gestae:
ยซAll'etร di diciannove anni misi insieme per mia iniziativa personale e a mie spese un esercito, per mezzo del quale restituii lo Stato oppresso dalla tirannia di una fazione alla libertร . Per questo motivo il senato, sotto il consolato di Gaio Pansa e Aulo Irzio, con decreti onorifici mi ammise a far parte del suo ordine consentendomi di avere diritto di parola in qualitร di consolare e mi diede il comando militare [imperium]. Mi ordinรฒ, inoltre, di provvedere, quale propretore, insieme con i consoli, perchรฉ lo Stato non subisse alcun danno. Il popolo poi nel medesimo anno mi creรฒ [creavit] console, essendo caduti in guerra entrambi i consoli, e triumviro per riordinare lo Stato.ยป
Il secondo triumvirato
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Dalla nuova posizione di forza Ottaviano prese contatti con il principale sostenitore di Antonio, il pontefice massimo Marco Emilio Lepido, giร magister equitum di Cesare, con l'intenzione di ricomporre i dissidi interni alla fazione cesariana. Con gli auspici di Lepido, ottenne dunque che fosse organizzato un incontro segreto a tre con Antonio nei pressi di Bononia (odierna Bologna), su un isolotto del torrente Lavino.[193] Da quel colloquio privato nacque un accordo a tre tra lui, Antonio e Lepido,[199] della durata di cinque anni. Si trattava del secondo triumvirato, riconosciuto legalmente dal Senato il 27 novembre del 43 a.C. con la lex Titia de triumviris rei publicae constituendae ('legge Tizia sui triumviri per il riordino dello Stato'), in cui veniva creata la speciale magistratura dei triumviri rei publicae constituendae consulari potestate, ovvero 'triumviri per il riordino dello Stato con potere consolare'. Ai triumviri erano accordati poteri straordinari di natura dittatoriale. Questo accordo, ispirato a Silla e alla sua dittatura rei publicae constituendae, nasceva dall'esigenza di compattare i cesariani contro Bruto e Cassio, che in Oriente preparavano la guerra,[31] e sarebbe durato sino al 31 dicembre del 38 a.C.[193]
La lex Titia istituiva il triumvirato come una magistratura ordinaria, che dava ad Ottaviano, Lepido e Antonio il diritto di convocare il Senato e il popolo, di promulgare editti e di indicare i candidati alle magistrature. Il patto prevedeva inoltre la divisione dei territori romani: Antonio conservava la Gallia Cisalpina e la Gallia Comata; a Lepido andavano la Gallia Narbonese e la Spagna; ad Ottaviano toccarono l'Africa, la Sicilia e la provincia Sardinia et Corsica. La porzione destinata al giovane Cesare era la peggiore: Sicilia e Sardegna erano infestate dai pirati di Sesto Pompeo (figlio di Pompeo Magno), a cui il Senato, nel periodo di incertezze della guerra di Modena, aveva attribuito il comando delle forze navali. Le scorrerie delle bande di Pompeo mettevano a rischio la stessa sopravvivenza di Roma, privandola di regolare vettovagliamento. L'Oriente era invece in mano dei cesaricidi Bruto e Cassio, che erano stati in grado di concentrare in Macedonia 19 legioni.[31][200]
Le liste di proscrizione
modificaI triumviri, anche qui sull'esempio di Silla, redassero delle liste di proscrizione contro gli assassini e gli oppositori di Cesare (o degli stessi triumviri): ciรฒ condusse alla confisca dei beni e all'uccisione di centinaia di senatori e cavalieri, tra cui lo stesso Cicerone (assassinato il 7 dicembre del 43 a.C.), che pagรฒ le Filippiche rivolte contro Antonio.[31][200] Le proscrizioni servivano ad instillare terrore nella societร romana, irrobustendo cosรฌ il potere dei triumviri, ma erano anche funzionali a rimpinguare le casse dello Stato, attraverso la vendita delle proprietร dei benestanti, per finanziare la guerra contro i cesaricidi.[201] Storici successivi, come Velleio Patercolo (2.66.1) e Svetonio (Augustus, 27.1) cercarono di sottrarre Augusto dalla responsabilitร di queste morti e di quella di Cicerone in particolare.[63]
A Roma e in Italia si scatenรฒ quindi una caccia all'uomo senza eguali. Molte furono le vittime illustri: ben 300 senatori caddero sotto i colpi degli assassini e 2ย 000 cavalieri ne seguirono la sorte.[68]
Anche attraverso le confische dei beni dei proscritti, i triumviri avevano sistemato le proprie finanze e poterono concentrarsi su di un attacco a Oriente. Si preparรฒ dunque la guerra contro Bruto e Cassio.[200]
La lotta per il potere tra Antonio e Ottaviano aveva ancora esito incerto. La divinizzazione di Cesare da parte del Senato (1ยบ gennaio del 42 a.C.) promosse la figura di Antonio, nella qualitร di flamen di questo nuovo culto; d'altra parte, Ottaviano diventรฒ ope legis ('in forza della legge') Divi filius ('figlio di un dio'), come ostentรฒ in diverse monete coniate a partire dal 40 a.C. ca.[63][68][138]
Lasciati Munazio e Lepido a Roma, Antonio e Ottaviano partirono per la Grecia.[200]
La battaglia di Filippi
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Con buon diritto Ottaviano sostiene nelle Res gestae di essersi impegnato ad avversare i cesaricidi "con procedimenti legali" (la lex Pedia), anche se tace delle sanguinose proscrizioni. Sia come sia, Bruto e Cassio, come scrive Guarino, "poterono essere legittimamente considerati ribelli, che portavano le armi contro lo Stato (bellum inferentis rei publicae)".[202]
Nell'ottobre del 42 a.C., i due triumviri si scontrarono con Bruto e Cassio: la lotta si concentrรฒ a Filippi, nella Macedonia orientale, e durรฒ venti giorni. I repubblicani furono sconfitti in due battaglie.[31][199] I due anticesariani si suicidarono.[203] La battaglia fu vinta soprattutto per merito di Antonio e la parte di Ottaviano non fu certo gloriosa visto che Plinio, citando Agrippa e Mecenate, afferma che "alla battaglia di Filippi [Ottaviano] cadde malato, fuggรฌ e si nascose per tre giorni in una palude".[204] Svetonio, per parte sua, riferisce che "il suo campo venne preso dal nemico e riuscรฌ a scappare a stento, rifugiandosi dalla parte dove si trovava l'esercito di Antonio".[199] La versione ufficiale fu che Ottaviano era stato esortato a fuggire da un sogno avuto dal suo medico.[205]
La vittoria sui cesaricidi innalzรฒ il prestigio soprattutto di Antonio, il che si avvertรฌ nell'equilibrio della nuova spartizione. I triumviri, infatti, trovandosi ora padroni dei territori orientali, procedettero ad una redistribuzione delle province: a Lepido furono lasciate la Numidia e l'Africa, ad Antonio, oltre alle Gallie (con la Gallia Cisalpina che, dal 42 a.C., non era piรน una provincia), andรฒ tutto l'Oriente romano, da cui aveva in mente di preparare un attacco all'Impero partico.[206] Ad Ottaviano spettarono l'Italia, la Sicilia, Sardinia et Corsica e le Spagne. Essendo state congedate tutte le legioni tranne undici, ad Ottaviano spettavano due compiti onerosi: assegnare terre italiche ai veterani e liberare il Mediterraneo da Sesto Pompeo, che muoveva la sua flotta dalla Sicilia, raggiunto dai superstiti delle proscrizioni e di Filippi.[206]
Riassetto della classe dirigente
modificaLe proscrizioni, la guerra civile e lo scontro finale a Filippi avevano avuto, tra le conseguenze, anche un assai significativo ridimensionamento della classe dirigente di orientamento conservatore. Diverse famiglie della piรน antica aristocrazia romana si estinsero. Si formรฒ una nuova aristocrazia, dal peso politico assai inferiore, perchรฉ composta da elementi delle municipalitร italiche, figure che dovevano tutto ai triumviri. Le stesse municipalitร assistettero a profonde epurazioni, che videro la rimozione dei magnati locali e la loro sostituzione con personaggi di fiducia dei triumviri, provenienti soprattutto dall'esercito. La composizione dell'รฉlite romana cambiรฒ radicalmente: i rapporti di dipendenza politica e personale assunsero una nuova rilevanza e rappresentarono un tassello fondamentale per la definitiva crisi della Repubblica e l'evoluzione verso il regime imperiale.[200]
Il bellum Perusinum
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Ottaviano fu dunque incaricato di confiscare terre in Italia da destinare ai veterani della battaglia di Filippi. Il compito era assai complesso: non restavano infatti piรน terre all'ager publicus ed erano state individuate diciotto cittร italiche a cui confiscare terreni, colpendo gli interessi di piccoli e medi proprietari. Le conseguenti rivolte furono cavalcate dall'allora console Lucio Antonio, fratello di Marco Antonio, affiancato dalla cognata Fulvia; nel 41 a.C., il console si ribellรฒ ad Ottaviano, pretendendo che anche ai veterani del fratello fossero distribuite terre in Italia (oltre che ai 170ย 000 veterani di Ottaviano). Lucio si asserragliรฒ a Perusia (Perugia), che fu posta sotto assedio. Sconfitto Lucio nel cosiddetto bellum Perusinum ('guerra di Perugia') nel 40 a.C., la cittร fu abbandonata al saccheggio.[63][206]
Svetonio racconta che durante l'assedio di Perugia, mentre stava facendo un sacrificio non molto distante dalle mura cittadine, Ottaviano per poco non fu ucciso da un gruppo di gladiatori che avevano compiuto una sortita dalla cittร .[207] Non si puรฒ provare che Antonio fosse a conoscenza delle azioni del fratello; dopo la sconfitta di Lucio,[207] tanto Antonio come Ottaviano decisero di non dare troppo peso all'accaduto (Lucio Antonio fu risparmiato e perfino inviato in Spagna come governatore).[69]
Contemporaneamente a questi fatti, il legato di Antonio in Gallia, un certo Quinto Fufio Caleno, morรฌ e le sue legioni passarono dalla parte di Ottaviano, che potรฉ appropriarsi di nuove province del rivale. Svetonio aggiunge:
L'espressione moriendum est ('si deve morire', 'รจ tempo di morire') riflette una freddezza e un'indifferenza che, in quei periodi agitati, si alternava in Ottaviano a moti d'ira, come quando infierรฌ sul corpo di Bruto, esigendo la decapitazione del cadavere e che la testa fosse spedita a Roma perchรฉ fosse esposta al Foro (desiderio che non si realizzรฒ, perchรฉ la nave incaricata perse il proprio carico in una tempesta).[208]
La pace di Brindisi
modificaSesto Pompeo si era intanto impossessato anche di Sardegna e Corsica. Ottaviano, timoroso di un avvicinamento tra questi e Antonio, sposรฒ Scribonia, sorella di Lucio Scribonio Libone (suocero di Sesto Pompeo): da questa donna Ottaviano ebbe la sua unica figlia, Giulia.[26][69][206] Nell'estate del 40 a.C., Antonio, preoccupato dalle manovre di Ottaviano, cercรฒ di sbarcare a Brindisi con l'aiuto di Sesto Pompeo, ma la cittร gli chiuse le porte. I soldati di ambedue le fazioni si rifiutarono di combattere e i triumviri, pertanto, misero da parte le discordie.
Gli accordi matrimoniali tra Ottaviano e Pompeo non impedirono a quest'ultimo di avanzare intese ad Antonio, che questi perรฒ rifiutรฒ.[68] Con la mediazione di Caio Asinio Pollione e Caio Cilnio Mecenate, antoniano il primo, consigliere di Ottaviano il secondo, i due triumviri decisero di incontrarsi e finirono per accordarsi.[206]
Con il trattato di Brindisi (foedus Brundisinum, settembre o ottobre del 40 a.C.) si venne a una nuova divisione delle province: ad Antonio restรฒ l'Oriente romano da Scutari, compresa la Macedonia e l'Acaia; a Ottaviano l'Occidente compreso l'Illirico; a Lepido, ormai fuori dai giochi di potere, l'Africa e la Numidia.[69] Il patto fu sancito con il matrimonio tra Antonio, da poco vedovo di Fulvia, e la sorella di Ottaviano, Ottavia minore.[206] L'illusoria atmosfera di riconciliazione fu celebrata dal poeta Virgilio nelle Bucoliche (IV ecloga). A Roma, Ottaviano consolidava il consenso della plebs attraverso l'operato di Marco Vipsanio Agrippa e le sue migliorie alle infrastrutture urbane.[63] Nel novembre del 40 a.C., ad Ottaviano fu concesso l'onore della ovatio.[209]
Il conflitto con Sesto Pompeo
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Sesto Pompeo, vistosi per nulla considerato a Brindisi, riprese le sue azioni di disturbo nel Mediterraneo, continuando a compromettere le forniture di grano a Roma. Antonio dovette nuovamente tornare dalla Grecia per incontrarsi con Ottaviano, nel 39 a.C., a Miseno (vedi Pace di Miseno). Ottaviano dovette riconoscere il possesso di Sicilia, Sardegna e Corsica a Pompeo, il quale otteneva inoltre la carica di augure, la promessa di un futuro consolato e l'impegno di Antonio a cedergli il Peloponneso. Gli esuli fuggiti dalle proscrizioni, dalle confische o da Filippi e passati con Pompeo ottennero l'amnistia. Pompeo, dal canto suo, si impegnรฒ a garantire la ripresa dei rifornimenti a Roma. Antonio, perรฒ, tardรฒ a cedergli il Peloponneso e, nel 38 a.C., Pompeo riprese le sue azioni di disturbo sul mare.[210]
Il pirata stava diventando un alleato scomodo e Ottaviano decise di disfarsene: ripudiรฒ Scribonia e sposรฒ Livia Drusilla, madre del futuro imperatore Tiberio e in attesa di un secondo figlio (Druso). Pompeo perse Sardegna e Corsica per mano di un suo luogotenente, che lo tradรฌ e passรฒ con Ottaviano. Si arrivรฒ cosรฌ a una prima serie di scontri per il dominio sulla Sicilia non particolarmente felici per Ottaviano: la flotta preparata per invadere l'isola fu infatti distrutta sia da Pompeo sia da un violento fortunale.[69][210] Ottaviano fu costretto a invocare l'aiuto di Antonio: ottenne rinforzi con l'accordo di Taranto del 37 a.C., che sancรฌ anche il rinnovo del triumvirato, scaduto alla fine del 38 a.C. La proroga fu ufficialmente approvata il 1ยบ gennaio del 36 a.C. Ne risulta che per tutto il 37 a.C. i poteri triumvirali furono detenuti illegalmente e verranno legalizzati ex post (non a caso, nelle Res gestae, su quell'anno Augusto sorvola).[211] Secondo l'accordo, Antonio avrebbe fornito 120 navi da guerra ad Ottaviano e questi avrebbe ricambiato con 20ย 000 legionari per la campagna partica.[210]
Nel 36 a.C., grazie ad Agrippa, Ottaviano riuscรฌ a porre fine alla guerra con Sesto Pompeo. Quest'ultimo, grazie anche ad alcuni rinforzi inviati da Antonio, fu infatti sconfitto definitivamente alla battaglia di Nauloco, il che risolse anche il problema degli approvvigionamenti all'Urbe.[6][63]
La Sicilia cadde e Sesto Pompeo fuggรฌ in Oriente, dove poco dopo fu assassinato dai sicari di Antonio.[69] Nel novembre del 36 a.C., ad Ottaviano fu concessa, una seconda volta, una ovatio.[209]
A quel punto, perรฒ, Ottaviano dovette far fronte alle ambizioni di Lepido, il quale riteneva che la Sicilia dovesse toccare a lui e, rompendo il patto di alleanza, mosse per impossessarsene con ventidue legioni. Sconfitto perรฒ rapidamente, dopo che i suoi soldati lo abbandonarono passando dalla parte di Ottaviano, Lepido fu infine confinato al Circeo, pur conservando la carica di pontifex maximus.[6]
Antonio in Oriente
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ย ย ย ย ย territori egizi pre-37 a.C.
ย ย ย ย ย territori egizi dal 37 a.C.
ย ย ย ย ย territori egizi dal 34 a.C.
ย ย ย ย ย territori egizi acquisiti solo formalmente
ย ย ย ย ย territori di Marco Antonio
ย regni clienti di Marco Antonio
Dopo la battaglia di Filippi, Marco Antonio concentrรฒ i propri sforzi in Oriente, cercando di proseguire sulla linea di Giulio Cesare e programmando una campagna contro l'Impero partico, vendicando cosรฌ il disastro della battaglia di Carre e la morte di Crasso.[212]
Per prima cosa, Antonio si preoccupรฒ di aggiustare le proprie finanze, tassando pesantemente le comunitร asiatiche, accusate di aver appoggiato i cesaricidi. Al contempo, il triumviro cercรฒ l'alleanza di sovrani orientali, in particolare quella del regno ellenistico d'Egitto, dal 305 a.C. in mano alla dinastia tolemaica. L'Egitto, allora governato dalla regina Cleopatra VII (nominalmente insieme a Tolomeo XV, il figlio di Giulio Cesare), era eccezionalmente ricco e, in particolare, era in grado di fornire un'immensa produzione cerealicola.[212]
Nel 41 a.C., Antonio convocรฒ Cleopatra a Tarso (in Cilicia), ma la regina lo convinse a passare l'inverno con lei in Egitto. Dall'unione tra Antonio e Cleopatra nacquero due gemelli. I due poi si separarono per poi incontrarsi solo tre anni dopo.[212]
Nella primavera del 40 a.C., i Parti travolsero i generali antoniani in Siria e conquistarono Asia minore e Giudea. Antonio, costretto a ritornare in Italia in relazione alla guerra di Perugia, vi si trattenne per stipulare gli accordi di Brindisi e per sposare Ottavia, la sorella di Ottaviano, con cui partรฌ per Atene nella seconda metร del 39 a.C.[212]
Verso la fine del 39 a.C., il generale antoniano Publio Ventidio Basso si oppose validamente all'avanzata partica; nel 38 a.C., fu fatto governatore della Siria e in questa veste arginรฒ un ulteriore tentativo, riuscendo a ricacciare i Parti al di lร dell'Eufrate. Nel 37 a.C., l'Impero partico si ritrovรฒ invischiato in una crisi dinastica, ma Antonio non potรฉ approfittarne, essendo a Taranto per il rinnovo del triumvirato.[212]
Dopo Taranto, Antonio tornรฒ in Oriente, lasciando Ottavia in Italia. Cercรฒ a quel punto di mettere a punto un riassetto dei domini orientali, attraverso l'attribuzione di territori romani a principi a lui fedeli. Nell'autunno del 37 a.C. potรฉ incontrare Cleopatra e riconobbe i gemelli avuti da lei. In questo frangente, assegnรฒ all'Egitto parte della Cilicia, la Fenicia, la Celesiria, parte dell'Arabia e forse anche Cipro. Ottaviano, a Roma, non tardรฒ ad approfittare di queste scelte, dipingendole come scandalose e diffamando Antonio.[212]
Nella primavera del 36 a.C. Antonio diede finalmente avvio alla sua campagna partica. Attaccรฒ l'impero avversario da nord, attraverso il Regno di Armenia, e giunse ad assediare Fraata, nella Media Atropatene (odierno Azerbaigian). L'assedio fallรฌ, perchรฉ i Parti erano riusciti a distruggere le macchine romane nell'avanzata. Con l'inverno alle porte, Antonio dovette ritirarsi, subendo gravi perdite. Nel 35 a.C., Antonio preparรฒ un ulteriore attacco all'Armenia e alla Partia per l'anno successivo. Detronizzรฒ il subdolo re armeno Artavaside II e ne occupรฒ il regno, ma questo fu il solo risultato dell'iniziativa.[212]
Sempre nel 35 a.C. si era intanto giunti, tra Ottaviano e Antonio, ad una rottura insanabile. Dopo la ritirata dalla rovinosa campagna partica, Antonio assistรฉ all'arrivo di appena 70 navi da guerra delle 250 offerte ad Ottaviano in base agli accordi di Taranto del 37 a.C. per il rinnovo del Triumvirato. Al contempo, invece dei 20ย 000 legionari promessi, Ottaviano inviรฒ la sorella Ottavia, accompagnata da 2ย 000 uomini. Era un'ovvia provocazione, ma Antonio abboccรฒ, respingendo Ottavia. Fu facile, a quel punto, per Ottaviano dipingersi come parte offesa, con Antonio che, per colpa di un'amante orientale, cacciava la legittima moglie romana.[213]
La conquista dell'Armenia fu celebrata da Antonio ad Alessandria. Il triumviro confermรฒ i domini orientali assegnati a Cleopatra e al figlio, indicato come unico vero erede di Cesare, e attribuรฌ ai gemelli avuti con Cleopatra altri territori conquistati.[214]
Fine del triumvirato
modificaDopo l'eliminazione, nell'arco di sei anni, di tutti i contendenti, da Bruto e Cassio a Sesto Pompeo e Lepido, la situazione rimase nelle sole mani di Ottaviano in Occidente e di Antonio in Oriente, portando un inevitabile aumento dei contrasti tra i due triumviri, ciascuno troppo ingombrante per l'altro, tanto piรน che i successi ottenuti da Ottaviano nelle campagne in Illirico e contro Lepido non erano stati compensati da Antonio in Oriente.
Ottaviano ottenne un nuovo consolato, il secondo, nove anni dopo il primo (nel 33 a.C.), e un terzo, un anno dopo il secondo (nel 31 a.C.).[29] Alla sua scadenza, nel 33 a.C., il triumvirato non venne rinnovato (durรฒ infatti dieci anni[1]). Ottaviano e Antonio, inoltre, non erano piรน legati da vincoli di sangue, visto che Antonio aveva ripudiato Ottavia (sorella di Ottaviano) per congiungersi con Cleopatra VII, regina dell'Egitto tolemaico.
Guerra con Antonio e vittoria ad Azio
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Il conflitto era ormai inevitabile. Mancava solo il casus belli, che Ottaviano pretese di trovare nel testamento di Antonio; a suo dire, da esso si evinceva l'intenzione di lasciare l'Oriente romano a Cleopatra e ai suoi figli, compreso Cesarione, figlio di Gaio Giulio Cesare.[68][215] Svetonio ricorda infatti, riferendosi al 32 a.C.:
Svetonio aggiunge che Antonio scriveva ad Ottaviano in modo confidenziale, quando non era ancora scoppiata la guerra civile tra loro:
I due avversari imposero giuramenti di fedeltร alle popolazioni sottoposte. In particolare, Ottaviano cercรฒ di dare una base politico-militare (ma non costituzionale) al proprio potere, sollecitando una coniuratio Italiae et provinciarum in verba eius. Fatta eccezione per il giuramento espresso da Senato a Giulio Cesare nel 44 a.C., si tratta di un atto senza precedenti nella storia romana. Nel caso di Augusto, il giuramento non fu prestato da un organo costituzionale, come il Senato o i comizi. Si trattรฒ dunque di un atto di natura plebiscitaria. ร dibattuto se tale coniuratio rappresentasse una prorogatio dei poteri triumvirali scaduti il 31 dicembre 32 a.C. La maggioranza degli studiosi (tra cui Francesco De Martino e Anton von Premerstein) rimarca la totale non costituzionalitร dell'atto. Una minoranza (che comprende Ulrich Wilcken, Pietro De Francisci e Heinrich Siber) ritengono che i poteri triumvirali non potevano dirsi estinti fino a che il riordino della Repubblica non fosse stato portato a compimento. Secondo Guarino, dopo che i poteri triumvirali scaddero, a Ottaviano non rimanevano che il potere consolare e lo ius tribunicium. La cosa sarebbe confermata anche da Tacito.[N 36][216]
Sul finire del 32 a.C., Ottaviano indusse il Senato a dichiarare la guerra, non perรฒ ad Antonio, ma a Cleopatra: i costi furono addossati alle popolazioni italiche, il che provocรฒ grave malcontento.[68]
Antonio e Cleopatra portarono flotta ed esercito a coprire la costa occidentale della Grecia. Agli inizi del 31 a.C., Ottaviano inviรฒ Agrippa, che catturรฒ Modone (nel sud-ovest del Peloponneso). Lasciata l'Italia a Gaio Mecenate, giunse poi anche lo stesso Ottaviano. Insieme ad Agrippa, riuscรฌ a stringere nel golfo di Ambracia la flotta nemica[68], vinta nella battaglia di Azio, il 2 settembre 31 a.C.[215][217]
Approfittando dei venti, con 60 navi da guerra rimaste, la regina fuggรฌ in Egitto e la decisione di Antonio di seguirla danneggiรฒ il morale delle truppe. La coppia si riunรฌ e inviรฒ un'ambasciata ad Ottaviano, chiedendo che il trono d'Egitto andasse alla discendenza della regina e che Antonio potesse trasferirsi ad Atene per vivervi da privato cittadino. Ottaviano rifiutรฒ e anzi propose a Cleopatra di abbandonare o di assassinare Antonio.[218] Nella primavera del 30 a.C., Ottaviano attraversava la Siria, mentre Gaio Cornelio Gallo avanzava in Cirenaica. Il 1ยบ agosto del 30 a.C. Ottaviano entrรฒ ad Alessandria e Antonio si tolse la vita. Cleopatra e Ottaviano si incontrarono: il sospetto di poter essere condotta a Roma la indusse a uccidersi (il 10 o il 12 agosto).[218]
Cornelio Nepote, nella sua biografia di Tito Pomponio Attico (XX), scrive a proposito di Antonio e Ottaviano che "ognuno dei due desiderava essere a capo non solo di Roma ma del mondo intero".[63] Questo conflitto insanabile per il dominio universale tra due uomini che pure si stimavano amici, ma dalle nature opposte, รจ ricordato anche nella tragedia Antonio e Cleopatra di William Shakespeare (1607/1608)[219], in cui ad Ottaviano, alla notizia della morte di Marco Antonio, รจ fatto dire:
I have followed thee to this, but we do lance
Diseases in our bodies. I must perforce
Have shown to thee such a declining day
Or look on thine. We could not stall together
In the whole world. But yet let me lament
With tears as sovereign as the blood of hearts
That thou my brother, my competitor
In top of all design, my mate in empire,
Friend and companion in the front of war,
The arm of mine own body, and the heart
Where mine his thoughts did kindleโthat our stars
Unreconciliable should divide
ยซO Antonio, ti ho braccato fin qui, ma รจ necessario
Incidere il cancro che abbiamo nel corpo.
Io dovevo per forza o mostrate a te
Un simile tramonto, o contemplare il tuo:
Non potevamo abitare insieme
Nel grande mondo. Lascia perรฒ che io lamenti
Con lacrime sovrane come il sangue dei cuori
Che tu, mio fratello, mio socio
Nei supremi disegni, mio collega nell'impero,
Amico e compagno sul fronte della guerra,
Braccio del mio stesso corpo, e cuore
In cui il mio alimentava i suoi moti โ
Che le nostre stelle abbiano, inconciliabili,
Troncato cosรฌ la nostra eguaglianza.ยป
Riassetto dell'Egitto
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Dopo Azio, Ottaviano non solo ordinรฒ di uccidere il figlio di Cleopatra, Cesarione (la cui paternitร veniva attribuita dalla regina a Cesare),[215] ma decise di annettere l'Egitto (30 a.C.), compiendo l'unificazione dell'intero bacino del Mediterraneo sotto Roma, e facendo di questa nuova acquisizione la prima provincia imperiale, governata da un proprio rappresentante, il praefectus Alexandreae et Aegypti ('prefetto d'Alessandria e d'Egitto').[222] L'imperium di Ottaviano su questa provincia venne probabilmente sancito da una legge comiziale giร nel 29 a.C., due anni prima della messa in opera del nuovo assetto provinciale. Svetonio racconta che in questa circostanza, quando si trovava ancora ad Alessandria, Ottaviano:
Per la storiografia moderna piรน datata, la nuova forma di governo riservata alla provincia d'Egitto ebbe origine dal tentativo di compensare la popolazione indigena della perdita del loro monarca-dio (il faraone) con la nuova figura del princeps;[223] in realtร , la scelta di Ottaviano di porre a capo della nuova provincia un prefetto plenipotenziario (figura che derivava direttamente dal prefetto della cittร tardo-repubblicana), collegato alla soppressione della bulรจ di Alessandria, fu dettata dal contesto in cui avvenne la conquista del paese: la guerra civile, ragioni di ordine strategico-militare nella lotta fra le due factiones tardo-repubblicane pro-Occidente o pro-Oriente, l'importanza del grano egiziano[222] per l'annona di Roma e, non da ultimo, il tesoro tolemaico. L'aver potuto, infatti, mettere le mani sulle risorse finanziarie dei Tolomei consentรฌ ad Ottaviano di pagare molti debiti di guerra, nonchรฉ decine di migliaia di soldati che in tanti anni di campagne lo avevano servito, disponendone l'insediamento in numerose colonie[224] sparse in tutto il mondo romano (nella sola Italia furono fondate 28 nuove colonie).[225][226][227] Svetonio aggiunge che Ottaviano:
Sistemate le cose in Egitto, Ottaviano viaggiรฒ per le province orientali, sostanzialmente confermando gli accordi e le disposizioni di Antonio.[228]
La metamorfosi della Repubblica
modificaL'epoca delle guerre civili era conclusa. Cosรฌ riassume Svetonio:
Ottaviano era divenuto, di fatto, il padrone assoluto dello Stato romano. Finchรฉ questo consenso avesse continuato a comprendere l'appoggio leale degli eserciti, Ottaviano avrebbe potuto governare al sicuro. La sua vittoria aveva costituito, di fatto, la vittoria dell'Italia sul vicino Oriente, la garanzia che mai il dominio romano avrebbe potuto trovare il proprio centro al di fuori di Roma.
La forza della Repubblica romana consisteva in buona parte nella sacralitร che i Romani attribuivano alla propria tradizione e ai propri ordinamenti: il loro senso di superioritร verso le popolazioni sconfitte era strettamente legato all'analisi dell'ordinamento monarchico: i vinti, come scrive Mario Attilio Levi, "non avevano mai saputo far altro che affidarsi a un padrone, a un re. Re, del resto, erano i vinti che avevano percorso in catene le vie di Roma".[31] Dunque, continua Levi, "distruggere la repubblica era, in certo modo, distruggere Roma stessa, era dare la rivincita all'Oriente sconfitto": Cesare e Antonio si erano indirizzati alla monarchia abbandonando l'identitร romana e inseguendo il ricordo di Alessandro.[31]
Ottaviano doveva dunque risolvere il problema della trasformazione dei rapporti istituzionali, lasciando intatta la forma repubblicana. La Repubblica, infatti, a fronte della crescita dei suoi domini, non riusciva piรน a definire un consenso all'allocazione delle risorse e pativa un'insanabile conflittualitร tra senatori ed equites.[228] Complesso era anche il rapporto tra la cittร di Roma, ormai enorme e turbolenta, con una plebs ormai forza politica a sรฉ stante, e l'Italia, che tanto aveva contribuito al successo della capitale, rimanendo delusa dalla propria sistemazione all'interno dello Stato. I soldati italici erano fedeli ai propri generali assai piรน che alla Repubblica e mancavano di rappresentanza politica. Ottaviano intuรฌ che per lasciarsi alle spalle l'epoca delle guerre civili era necessario porre un uomo solo al comando, senza perรฒ mancare di rispetto alle tradizioni repubblicane.[228]
Dopo le vittorie in Oriente, il Senato conferรฌ ad Ottaviano onori e privilegi: furono istituite festivitร in onore della vittoria ad Azio, della presa di Alessandria e per il compleanno del giovane Cesare, il cui nome fu fatto includere nelle formule dei preti. L'11 gennaio del 29 a.C. il Senato decretรฒ che venissero chiuse le porte del Tempio di Giano, segno della pace acquisita: era solo la terza volta nella storia di Roma. Il 13 agosto Ottaviano rientrรฒ a Roma e godรฉ di tre trionfi in tre giorni consecutivi (dal 13 al 15 agosto), il primo de Dalmatis, dedicato alle vittorie sulle popolazioni dalmate nell'Illirico (35-34 a.C.), il secondo de Actio, per la vittoria su Cleopatra (non perรฒ alla vittoria su Antonio, perchรฉ i trionfi non erano mai accordati per le guerre civili), e l'ultimo de Aegypto, per la vittoria della campagna in Egitto (30 a.C.). Ottaviano, da allora, non permise che venissero celebrati altri trionfi, per lui o per altri. Pochi giorni dopo dedicรฒ un grande tempio al padre adottivo (il Tempio del Divo Giulio).[228][229][230]
Nel 28 a.C., l'impianto triumvirale fu abbandonato e restaurate le assemblee tradizionali. Il 13 gennaio del 27 a.C., Ottaviano, che rivestiva il consolato ininterrottamente dal 32 a.C., restituรฌ al Senato e al popolo i poteri straordinari acquisiti durante la guerra civile. Tale gesto puรฒ essere interpretato come l'inizio del principato, forma di governo cosรฌ denominata da Theodor Mommsen[231] sulla scorta del titolo di princeps, un onorifico normalmente destinato ai cittadini piรน in vista che il Senato attribuรฌ ad Ottaviano in quell'occasione.[232][233] Il Senato, con una mossa certamente concertata, protestรฒ alla modestia di Ottaviano e gli affidรฒ un imperium di dieci anni sulle province di Spagna, Gallia, Siria, Cilicia, Cipro ed Egitto, per la loro pacificazione. Ottaviano le avrebbe governate tramite legati (o un prefetto, nel caso dell'Egitto), pur rimanendo console, il che gli dava l'imperium sulla cittร di Roma.[234][235] Ottaviano aveva anche il diritto di condurre trattative con chiunque volesse, nonchรฉ il diritto di dichiarare guerra o stipulare trattati di pace con qualunque popolo straniero.[236]
Le province furono divise in senatorie, rette da magistrati eletti dal Senato, e imperiali, rette da magistrati sottoposti al diretto controllo di Ottaviano; faceva eccezione l'Egitto, retto da un prefetto di rango equestre, munito di un imperium delegato da Ottaviano ad similitudinem proconsulis. Il princeps assunse direttamente il comando delle legioni stanziate nelle province non pacatae ed ebbe cosรฌ costantemente a disposizione una forza militare a garanzia del proprio potere, nel nesso inscindibile tra esercito e comandante, cosรฌ come definito dalla riforma di Gaio Mario, ormai vecchia di quasi un secolo. L'imperium gli garantiva inoltre la gestione diretta dell'amministrazione e la facoltร di emanare decreta, decisioni di carattere giurisdizionale, ed edicta, decisioni di carattere legislativo. Sotto il controllo del Senato restarono le truppe di stanza nelle province senatoriali, le quali furono rette da un proconsole o propretore. Formalmente, il Senato avrebbe potuto in qualunque momento emanare un senatus consultum, limitando o revocando del tutto i poteri conferiti.
Formalmente Roma era ancora una repubblica: Ottaviano sarebbe stato comunque console ogni anno fino al 23 a.C., ma la sua potestas di triumviro non era stata piรน rinnovata; nelle Res gestae riconosce di aver governato in questi anni per consensum universorum ("per consenso generale").
ยซNel mio sesto e settimo consolato [28 e 27 a.C.], dopo aver posto fine alle guerre civili, avendo ottenuto il potere supremo per consenso universale, trasferii lo Stato dal mio potere personale al controllo del Senato e del popolo romano. [...] In seguito fui superiore a tutti per autoritร , pur non possedendo un potere superiore a quello degli altri che mi furono colleghi nelle magistrature.[240]ยป
Questo consensus universorum va individuato nella coniuratio Italiae et provinciarum del 32 a.C. Analogamente, qui la potestas restituita al Senato e alla plebs va intesa non in senso strettamente giuridico, ma come potere di fatto. Viceversa, nel passo successivo, quando Augusto parla dei "colleghi nelle magistrature", la parola potestas va intesa in senso strettamente giuridico e limitata al potere consolare: la preminenza sottesa alla parola auctoritas รจ di natura politica e carismatica.[241] Come scrivono Geraci e Marcone:
Da Ottaviano ad Augusto
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In riconoscimento della rinuncia ai poteri straordinari, sempre nel 27 a.C., gli fu attribuito, su proposta di Lucio Munazio Planco, il titolo di Augustus,[243] cioรจ "degno di venerazione e di onore", appellativo che in precedenza era stato usato solo per i monumenti consacrati dagli auspici e da collegare al verbo augere ('innalzare', 'aumentare'), da cui deriva anche la parola auctoritas.[235][244][245] Scrive a questo proposito Svetonio:
Ottaviano aggiunse il titolo di "Augusto" al proprio nome, insieme al praenomen Imperator, che per tradizione era prerogativa dei generali vittoriosi e che a lui spettava sia per la vittoria su Antonio sia con riferimento alla fedeltร riservatagli dall'esercito.[233]
Gli fu anche assegnata la corona civica di foglie di quercia per aver difeso i cives dai disastri delle guerre civili. Uno scudo d'oro (il clipeus virtutis) fu appeso in Senato, con indicate le virtรน del princeps: virtus, clementia, iustitia e pietas.[235]
Tra il 27 e il 25 a.C., Augusto fu in Gallia e poi nella Spagna del nord a combattere Asturi e Cantabri (vedi Guerre cantabriche). Con ciรฒ non solamente dimostrava fattivamente di onorare l'imperium affidatogli, ma coglieva l'occasione di rafforzare il rapporto con gli eserciti disposti nelle province. Anche in seguito, sarร abitudine del princeps alternare periodi di circa tre anni nelle province e di circa due nell'Urbe, sia per portare avanti il programma di progressiva ristrutturazione dell'ordinamento sia per mostrare di rispettare l'usanza secondo cui, mentre a lui spettava di pacificare le province, a Roma governava il Senato.[246]
La crisi del 23 a.C.
modificaQuando si trovava in Spagna, Augusto cadde gravemente ammalato e pensรฒ di essere in punto di morte. Ciรฒ dovette acuire in lui il pensiero tormentoso della successione. In assenza di una tradizione istituzionale, la scomparsa prematura del princeps avrebbe probabilmente determinato un vuoto di potere e Roma sarebbe potuta ripiombare nell'incubo delle guerre civili. Augusto non aveva figli maschi: probabilmente come successore aveva in mente Marco Claudio Marcello, che nel 25 a.C., ancora adolescente, aveva sposato Giulia, figlia del princeps. D'altra parte, se Augusto fosse improvvisamente morto in quei giorni, la candidatura di Agrippa sarebbe stata piรน agevole. Nel 23 a.C., perรฒ, Marcello morรฌ prematuramente e Giulia fu fatta sposare al fedele Agrippa.[234][247]
Le motivazioni non sono interamente note, ma anche in relazione a questo scenario, nel 23 a.C. l'architettura istituzionale fu sottoposta a dei correttivi che sarebbero poi rimasti a definire l'essenza del potere imperiale.[247] Augusto non ritenne di dover piรน ambire al consolato, magistratura che da allora ricoprรฌ solo eccezionalmente (nel 5 e nel 2 a.C.).[248] Sicuramente in base ad un progetto attentamente concepito insieme al Senato, gli fu allora conferito un imperium proconsulare maius, con il quale il princeps poteva agire da promagistrato su tutte le province, ora anche quelle che nel 27 a.C. erano state attribuite al Senato.[247] Tutte le forze armate dello Stato dipendevano ora da lui.[249][250]
Questo potere, perรฒ, non gli permetteva di svolgere attivitร politica. A ciรฒ si ovviรฒ conferendo al princeps una sorta di perpetua potestร tribunizia (tribunicia potestas). La detenne per 37 anni, con rinnovi annuali, fino alla morte.[1][247][251][252][253][N 38] La tribuncia potestas comportava la possibilitร di convocare i comizi (ius agendi cum populo), l'inviolabilitร della persona (sacrosanctitas), il potere di irrogare multe e disporre carcerazioni (ius coercitionis) e il diritto di veto alle delibere di altri magistrati (ius intercessionis), che in linea di principio doveva garantire la res publica e la plebs da iniziative dannose, ma che di fatto garantรฌ ad Augusto la facoltร di bloccare qualunque iniziativa legislativa che considerasse pericolosa per la propria autoritร , e tutto ciรฒ senza i vincoli repubblicani della collegialitร della carica e della durata annuale. Del resto, se Augusto poteva porre il veto alle delibere altrui, i tribuni della plebe non potevano porre il veto alle delibere sue; la posizione del princeps non era quindi pari a quella dei tribuni plebis. Altrettanto, i suoi conlegae ('colleghi') nell'esercizio delle diverse magistrature vanno considerati piuttosto degli ausiliari. A tutto ciรฒ fu aggiunta anche la possibilitร di convocare il Senato (ius agendi cum senatu). La rinuncia alla carica di console rinviava alla volontร di lasciare spazio di potere all'aristocrazia senatoria, che ottenne ancora maggior spazio con l'introduzione di consoli suffetti a partire dal 5 d.C.[247][248]
Sempre nel 23 a.C., un imperium proconsulare di 5 anni fu attribuito anche ad Agrippa, che lo usรฒ per operare in Oriente mentre Augusto rimaneva a Roma.[254]
Nel 22 a.C., Roma fu colpita da una carestia. Augusto rifiutรฒ la dittatura e assunse la cura annonae, come giร Pompeo Magno in passato.[254]
Tra il 22 e il 19 a.C., Augusto si recรฒ in Oriente e trattรฒ la restituzione delle insegne di Crasso e di Marco Antonio. Tali insegne furono collocate a Roma nel tempio di Marte Ultore e la trattativa dipinta come una vittoria militare sui Parti, con conseguente pacificazione dell'Oriente.[254]
Il potere di Augusto, nonostante le omissioni delle fonti, non dovette essere esercitato senza opposizione. Abbiamo notizia, ad esempio, della sorte di Gaio Cornelio Gallo, primo prefetto d'Egitto, che per ragioni non del tutto chiare cadde in disgrazia e che nel 25 a.C. si tolse la vita.[255]
Nel 18 a.C., alla scadenza del mandato di Augusto del 27 a.C. e quello di Agrippa del 23 a.C., fu deciso di rinnovare l'imperium proconsulare a entrambi per cinque anni. Ad Agrippa, giร sposo di Giulia fin dal 21 a.C., fu concessa anche la tribunicia potestas. In quegli stessi anni, ad Agrippa e Giulia erano nati Lucio Cesare e Gaio Cesare: Augusto li adottรฒ entrambi, con una chiara indicazione di chi fossero in quel momento gli eredi designati: Agrippa e poi i due figli.[254][256]
Il problema della successione
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I poteri in mano ad Augusto non erano riuniti in una carica a cui si potesse legittimamente succedere. Altrettanto, tali poteri non potevano essere trasmessi ad un membro della famiglia del princeps, iniziativa che si confaceva alle monarchie ellenistiche, ma non certo alla Repubblica romana. Tra i primi aspetti curati da Augusto vi fu quello propagandistico, con la celebrazione dell'ascendenza divina della domus principis, di cui la dea Venere e l'eroe troiano Enea furono individuati capostipiti. Della famiglia del princeps fu poi rimarcato l'attaccamento alle tradizioni romane. L'ambizione era quella di trasferire all'erede tutte le clientele e il prestigio personali di Augusto, che da tradizione facevano parte integrante del patrimonio delle famiglie patrizie.[257] Come giร per Augusto, anche per l'erede i due cardini del potere erano individuati nell'imperium proconsulare e nella tribunicia potestas, oltre all'attribuzione di una serie di poteri straordinari e l'abbreviazione del cursus honorum.[258]
La successione, che toccรฒ alla fine a Tiberio Claudio Nerone, fu una delle piรน grandi preoccupazioni della vita di Augusto. Ottaviano, che in gioventรน ebbe come fidanzata la figlia di Publio Servilio Vatia Isaurico, sposรฒ nel 42 a.C. la figliastra di Antonio, Clodia Pulcra, una volta riconciliatosi con lui. L'anno successivo (41 a.C.), ripudiรฒ Clodia per sposare prima Scribonia e, poco dopo, si innamorรฒ di Livia Drusilla (appartenente a una delle piรน illustri famiglie patrizie romane), moglie di un certo Tiberio Claudio Nerone. Dopo la vittoria di Perugia (40 a.C.), Ottaviano riuscรฌ a imporre loro il divorzio, mentre Livia era ancora gravida del secondogenito, Druso, e la sposรฒ (fine del 39 a.C.), portando nella sua nuova casa sia la figlia, Giulia, avuta da Scribonia, sia il primogenito di Livia, Tiberio. Svetonio racconta che egli non ebbe nessun figlio da Livia, benchรฉ lo desiderasse moltissimo. Lei ebbe una gravidanza, ma il bambino nacque prematuramente.[26]
La prima figura che Augusto sperรฒ di avere come erede fu il nipote Marco Claudio Marcello, figlio di sua sorella Ottavia, al quale, nel 25 a.C., diede in moglie la figlia, Giulia.[26][259][260][261] Marcello, giovanissimo, fu fatto senatore e potรฉ candidarsi al consolato con molto anticipo.[256]

Due anni piรน tardi, nel periodo in cui Augusto si sentรฌ in fin di vita in Spagna, Marcello morรฌ (fine del 23 a.C.[262]); il princeps individuรฒ come nuovo candidato alla successione Agrippa, il quale dovette divorziare da Claudia Marcella maggiore (anche lei figlia di Ottavia) e, nel 21 a.C., prendere in moglie l'allora diciottenne Giulia, ormai vedova di Marcello da due anni.[26] Nel 20 a.C., Giulia diede al marito un primo figlio, Gaio,[263] e un secondo nel 17 a.C., Lucio, entrambi adottati da Augusto.[26][27][264][265]
Nel 13 a.C., quando Lepido morรฌ, Augusto assunse anche la carica di pontifex maximus, divenendo capo religioso dello Stato.[4][5][266]
In quegli anni, intanto, andavano distinguendosi i due figli di Livia, Tiberio e Druso;[267] quest'ultimo si dice fosse preferito da Augusto perchรฉ figlio naturale del princeps, come suggerisce Svetonio:
Con la morte di Agrippa, nel 12 a.C.,[268] essendo i due figli Lucio Cesare e Gaio Cesare ancora minorenni, Augusto volse le proprie attenzioni su Tiberio e Druso. Tiberio fu costretto da Augusto a separarsi dalla moglie Vipsania Agrippina (una figlia di Agrippa) per sposare Giulia.[26][269] Il matrimonio si rivelรฒ infelice e costituรฌ una delle cause del volontario esilio di Tiberio a Rodi (dal 6 a.C. al 2 d.C.), tanto piรน che Augusto vedeva nei due figli adottivi i futuri eredi. Giulia, la cui condotta formava argomento di pubblico scandalo, fu allontanata dal padre da Roma (2 a.C.).[28][270] Pochi anni dopo i due Cesari morirono: Lucio nel 2 d.C. a Massalia, mentre si apprestava a raggiungere la Spagna, e Gaio nel 4 d.C., per i postumi di una ferita mai guarita, mentre si apprestava a tornare a Roma dall'Oriente.[271][272][273][274][275][N 42] Quanto a Druso, era morto prematuramente in Germania nel 9 a.C.[N 43] Ad Augusto non restava che Tiberio.
Frattanto, nell'8 a.C., fu emanata la lex Iulia maiestatis, con cui per la prima volta venne punita l'offesa alla "maestร " dell'imperatore, in seguito foriera di conseguenze negative per tutto il periodo successivo. Nel 2 a.C., anno dell'inaugurazione del tempio di Marte Ultore e del Foro di Augusto, ad Augusto fu conferito il titolo onorifico di Pater Patriae ('padre della patria').[7]
Il 26 giugno del 4 d.C., Augusto annunciรฒ la sua decisione: adottava Marco Vipsanio Agrippa Postumo (poco dopo ripudiato e mandato in esilio), l'ultimo figlio ancora in vita di Agrippa e Giulia, e Tiberio[28] (a quest'ultimo conferรฌ in seguito la tribunicia potestas). Benchรฉ Tiberio avesse giร un figlio, Druso minore, Augusto lo costrinse ad adottare il nipote prediletto, Germanico Giulio Cesare (figlio di Druso maggiore e di Antonia minore).[272][276][277][278] Germanico era di un solo anno piรน vecchio rispetto al figlio di Tiberio, perciรฒ aveva precedenza nella successione.[278] Tiberio diventรฒ cosรฌ il nuovo imperatore di Roma alla morte di Augusto nel 14 d.C., dando origine alla dinastia giulio-claudia.
Morte e testamento
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Secondo quanto racconta Svetonio, vi sarebbero stati, infine, segni evidenti che preannunciarono la morte del princeps e la sua divinizzazione. Mentre stava compiendo la cerimonia della lustratio nel Campo Marzio, davanti al popolo romano, un'aquila gli volรฒ piรน volte attorno; subito dopo si diresse verso il vicino tempio, sedendosi sulla prima lettera del nome di Agrippa. Visto ciรฒ chiese a Tiberio, suo collega, di pronunciare i voti per la lustratio successiva, poichรฉ non se la sentiva di pronunciare ciรฒ che non poteva mantenere in futuro.[279]
Sempre in questo stesso periodo un fulmine fece cadere dall'iscrizione della sua statua la prima lettera del suo nome; gli venne annunciato che sarebbe vissuto solo cento giorni da questo evento, pari al numero indicato dalla lettera "C", e che sarebbe stato divinizzato poichรฉ ยซaesarยป, ovvero quanto rimaneva della parola ยซCaesarยป, in lingua etrusca, significa ยซDioยป.[279]
Augusto allora, dopo aver disposto che Tiberio partisse per l'Illyricum, si mise in viaggio per accompagnarlo fino a Benevento. Giunto ad Astura, si imbarcรฒ di notte, per approfittare del vento favorevole, ma cominciรฒ ad avere attacchi di dissenteria.[279] Costeggiรฒ, quindi, i lidi della Campania e fece il giro delle isole vicine, fermandosi per quattro giorni a Capri. Qui assistette agli esercizi degli efebi, in virtรน di un'antica istituzione. Fece anche servir loro un banchetto in sua presenza, permettendo loro di divertirsi senza freni, saccheggiando i cesti di frutta, di cibo e altre cose che faceva lanciare. Sapendo che era ormai prossimo alla morte, non volle privarsi di alcun divertimento. In seguito passรฒ da Napoli e, sebbene continuasse a soffrire al ventre, seguรฌ il concorso quinquennale di ginnastica istituito in suo onore. Poi accompagnรฒ Tiberio fino al luogo stabilito nei pressi di Benevento. Sulla strada del ritorno la sua malattia si aggravรฒ, tanto da costringerlo a fermarsi a Nola. Qui chiese a Tiberio di tornare indietro, e con lo stesso si trattenne in un lungo colloquio segreto.[280]
L'ultimo giorno della sua vita, chiese uno specchio, si fece sistemare i capelli e, chiamati i suoi amici, chiese loro se avesse ben recitato la commedia della vita, aggiungendo la tradizionale formula conclusiva:[281]
ยซSe la commedia รจ stata di vostro gradimento, applaudite e tutti insieme manifestate la vostra gioia.ยป
Li congedรฒ tutti e improvvisamente spirรฒ tra le braccia di Livia, dicendole: "Livia, vivi nel ricordo del nostro matrimonio, e addio!" (Livia, nostri coniugii memor vive, ac vale!).[281]

Ebbe una morte dolce, come aveva sempre auspicato. Prima di morire mostrรฒ un solo segno di delirio mentale, quando si lamentรฒ di essere trascinato da quaranta giovani. In effetti fu un presagio, poichรฉ proprio quaranta soldati pretoriani lo portarono sulla piazza pubblica.[281] Morรฌ nella stessa camera in cui spirรฒ il padre, Gaio Ottavio, durante il consolato dei due Sesti, Pompeo e Appuleio, quattordici giorni prima delle calende di settembre (19 agosto 14), alla nona ora del giorno, alla veneranda etร di quasi settantasei anni (mancavano trentacinque giorni al suo compleanno).[282]
Il suo corpo venne trasportato da Nola a Roma. Ebbe due orazioni funebri: una di Tiberio davanti al tempio del Divo Giulio, l'altra di Druso, il figlio di Tiberio, dall'alto dei rostri antichi. Subito dopo i senatori lo portarono a spalla fino al Campo Marzio dove venne cremato. Un vecchio pretoriano giurรฒ di aver visto salire al cielo il fantasma di Augusto, subito dopo la sua cremazione. I personaggi piรน influenti dell'ordine equestre, in tunica, senza cintura, a piedi nudi, deposero i suoi resti nel mausoleo a lui dedicato, fatto costruire tra la via Flaminia e la riva del Tevere durante il suo sesto consolato, avendo poi aperto al pubblico i boschetti e le passeggiate da cui era circondato.[282] In seguito le ceneri dei suoi successori, della dinastia giulio-claudia, vennero qui deposte. Sappiamo perรฒ da Svetonio che Augusto vietรฒ, nel suo testamento, che sua figlia Giulia e sua nipote, Giulia anche lei, venissero deposte anch'esse nel suo sepolcro, dopo la loro morte.[283]
Augusto aveva redatto il suo testamento un anno e quattro mesi prima di morire. Lo aveva scritto su due fogli e lo aveva depositato presso le Vergini Vestali, che lo consegnarono unitamente ad altri tre rotoli anch'essi sigillati. Questi documenti furono aperti e letti in Senato. Egli aveva designato come eredi:[283]
- di primo grado, Tiberio, per la metร piรน un sesto, la moglie Livia Drusilla per un terzo, e l'obbligo di portare il suo nome;[283]
- di secondo grado, Druso minore, figlio di Tiberio, per un terzo, Germanico Giulio Cesare e i suoi tre figli maschi (Druso Cesare, Nerone Cesare e Gaio Cesare) per le parti restanti;[283]
- di terzo grado, alcuni parenti e numerosi amici.[283]
Lasciรฒ poi allo Stato e al popolo romano quaranta milioni di sesterzi (43ย 500ย 000 sesterzi secondo Tacito), alle tribรน tre milioni e mezzo, ai pretoriani mille sesterzi ciascuno, cinquecento a ciascun soldato delle coorti urbane e trecento ai legionari. Ordinรฒ poi che questa somma fosse pagata senza ritardo, avendola tenuta come sua riserva personale.[283] Fece anche altri lasciti, dove alcuni non superavano i ventimila sesterzi. Stabilรฌ che tutte queste cifre fossero pagate entro un anno e dichiarรฒ che i suoi eredi non avrebbero preso piรน di centocinquanta milioni di sesterzi. Si giustificรฒ infine sul totale del lascito, scrivendo che, sebbene negli ultimi venti anni i testamenti degli amici gli avessero lasciato mille e quattrocento milioni di sesterzi, questi erano stati spesi per la maggior parte per il bene della Res publica, insieme ai suoi due patrimoni e le altre ereditร .[283]
Il principato
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L'ambizione di Augusto era quella di essere fondatore di un optimus status, facendo rivivere le piรน antiche tradizioni romane e nel contempo tenendo conto delle problematiche dei tempi. Il mantenimento formale dell'apparato repubblicano, nel quale fu introdotto il nuovo concetto della personale auctoritas del princeps ('primo fra pari'), permise di risolvere i conflitti per il potere vissuti nell'ultimo secolo della Repubblica. Egli non schiacciรฒ affatto l'antica aristocrazia, ma le affiancรฒ, in una piรน vasta cerchia del privilegio, il ceto degli uomini d'affari e dei funzionari, organizzati nell'ordine equestre, i cui membri furono spesso utilizzati dall'imperatore per controllare l'attivitร degli organi repubblicani e per il governo delle province imperiali.[284]
Ottaviano, una volta ricevuti i necessari poteri da parte di Senato e Popolo romano, cominciรฒ ad assumere misure atte a dare all'Italia e alle province il sospirato benessere dopo oltre un decennio di guerre civili: riordinรฒ il cursus honorum delle magistrature repubblicane, ne creรฒ di nuove (come la figura del curator o quella del praefectus Urbis[285]), ripristinรฒ la carica magistratuale del censor,[285] aumentรฒ il numero dei pretori[285] e promosse leggi che frenavano il diffondersi del celibato e incoraggiavano la natalitร , emanando la lex Iulia de maritandis ordinibus del 18 a.C. e la lex Papia Poppaea del 9 d.C. (a completamento della prima legge).
La Pax Augusta
modificaCon l'avvento del principato di Augusto, iniziรฒ un lungo periodo di pace interna. Restavano da pacificare la Spagna e alcune zone della Gallia, e l'imperatore portรฒ a termine il compito con decisione, guidando alcune campagne personalmente e affidandone altre ad Agrippa. Da quel momento, gli eserciti furono impegnati solo nell'allargare i confini dell'Impero. Per decreto del Senato, nel 17 a.C. si celebrรฒ l'inizio di una nuova epoca, un nuovo saeculum di pace e si riprese la tradizione dei ludi saeculares, che durante la repubblica si erano tenuti ogni cent'anni. Per celebrare questo grande momento, nel 9 a.C. fu costruito al Campo Marzio un grande altare alla Pace di Augusto, l'Ara Pacis Augustae.
Politica interna
modificaPolitica sociale e di moralizzazione
modificaI disordini che ancora affliggevano Roma dopo la fine della guerra civile furono in gran parte ridimensionati dalla nuova politica autoritaria del princeps. Augusto represse il brigantaggio, mettendo posti di guardia, comandando ispezioni e sciogliendo tutte le associazioni (collegia), con l'eccezione di quelli piรน antichi.[286]
Considerando importante conservare la purezza della razza romana, fu molto restio nel concedere la cittadinanza romana, ponendo anche precise regole riguardo all'affrancamento degli schiavi.[287]
Riorganizzรฒ l'ordine senatorio, nettandolo da quegli elementi giudicati deformi et incondita turba. Ne ridusse poi il numero alla cifra di un tempo, pari a 600, e gli restituรฌ l'antica dignitร attraverso due selezioni: la prima era generata dai senatori stessi, in quanto ognuno sceglieva un collega; la seconda era operata dallo stesso princeps e dal fedele Marco Vipsanio Agrippa.[288] Elevรฒ poi il censo senatoriale, portandolo da ottocentomila a un milione e duecentomila sesterzi, e diede la differenza ai senatori che non ne avevano abbastanza.[289]
Fece bruciare le liste dei vecchi debitori dell'aerarium, spesso utilizzate per accuse calunniose, e combattรฉ le liti temerarie.[286]
Politica religiosa
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Quanto alla politica religiosa, la crisi della religione romana, cominciata in tarda etร repubblicana, fu in parte arrestata dagli interventi di Augusto, il quale cercรฒ di recuperare le tradizioni in disuso.[5]
Rispettรฒ i culti religiosi stranieri, ma solo quelli di antica tradizione.[290]
Amministrazione della giustizia
modificaAnche la giustizia e il diritto romano vennero riformati, con iniziative tese a evitare che i delitti rimanessero impuniti a causa di ritardi. Alle tre decurie di giudici ne aggiunse una quarta, seppure di censo inferiore, chiamata ยซdei ducenariยป,[N 44] con il compito di giudicare riguardo a importi inferiori.[286] I processi in appello a Roma, vennero affidati a un pretore urbano, quelli in provincia a consoli anziani, preposti dall'imperatore a questo genere di funzione.[291]
Lo stesso Augusto giudicava con assiduitร e, qualche volta, anche di notte. Emise sentenze con il massimo scrupolo, ma, stando a Svetonio, anche con estrema indulgenza.[291][292]
Il princeps ritoccรฒ alcune leggi, altre le rifece completamente, come la lex Iulia de adulteriis coercendis (tra il 18 e il 16 a.C.[293]) e la lex Iulia de maritandis ordinibus[294], con provvedimenti tesi a frenare il diffondersi del celibato e incoraggiare la natalitร .[294]
Amministrazione dell'Italia e di Roma
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Augusto divise l'Italia in undici regioni arricchendola di nuovi centri. Svetonio e le Res gestae divi Augusti parlano della fondazione di ben 28 colonie.[224][295][296] Il princeps riconobbe, in un certo modo, l'importanza di queste colonie, attribuendo loro diritti pari a quelli di Roma, permettendo ai decurioni delle colonie di votare, ciascuno nella propria cittร , per l'elezione dei magistrati di Roma, facendo pervenire il loro voto nell'Urbe il giorno delle elezioni.[224]
Augusto privilegiรฒ l'Italia rispetto alle province, costruendovi una fitta rete di strade e dotando le cittร di numerose strutture pubbliche (fori, templi, anfiteatri, teatri, terme)[297] e di uffici per la raccolta dei tributi.[224] L'economia italica era florida: agricoltura, artigianato e industria ebbero una notevole crescita, che permise l'esportazione dei beni verso le province. L'incremento demografico fu rilevato da Augusto tramite tre censimenti.[1]
Augusto fece di Roma una monumentale cittร di marmo, migliorรฒ l'approvvigionamento idrico con la costruzione di due nuovi acquedotti[298] e creando un corpo di tre curatores aquarum; la cittร fu divisa in 14 regiones per meglio amministrarla; furono istituiti cinque curatores riparum et alvei Tiberis per proteggere Roma da eventuali inondazioni;[297] curรฒ personalmente gli approvvigionamenti di cibo necessari alla popolazione della capitale, con la creazione del praefectus annonae e di due praefecti frumenti dandi (di rango senatorio) per somministrare i sussidi; incrementรฒ, infine, il livello di sicurezza cittadina, ponendo a salvaguardia dell'Urbe tre nuove prefetture: la praefectura vigilum per far fronte agli incendi di Roma;[297][299] la praefectura urbi al fine di mantenere l'ordine pubblico; la guardia pretoriana (cohortes praetoriae), quale guardia personale del princeps.[300][301]
Opere pubbliche
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Sotto il suo governo vennero spese ingenti somme di denaro per fornire Roma di riserve di grano, acqua e di corpi di polizia,[299] e per l'erezione o il restauro di pubblici edifici.
Numerosi furono, infatti, gli edifici, le opere pubbliche e i monumenti celebrativi costruiti o restaurati durante il suo principato:
Basterebbe ricordare, a titolo d'esempio:
- la costruzione di un nuovo foro, il Foro di Augusto, accanto al Foro di Cesare, che includeva anche il tempio di Marte Ultore;[302]
- la monumentalizzazione dell'area del Campo Marzio, attuata con la collaborazione di Agrippa, attraverso la costruzione del Mausoleo dinastico, dell'Ara Pacis, dei Saepta Iulia assieme al Diribitorium, del Pantheon e delle Terme di Agrippa, oltre al Teatro di Marcello, alla Basilica di Nettuno e ai due portici di Ottavia[302] e di Filippo. Presso il teatro di Marcello fece completare il tempio di Apollo Sosiano;
- la costruzione, nel Foro Romano, del Tempio del Divo Giulio, di uno o due archi trionfali[302], dell'arco di Gaio e Lucio Cesari presso una ricostruita Basilica Emilia, di una nuova tribuna con i rostri delle navi vinte nella battaglia di Azio.
- La creazione, tramite acquisti e nuove costruzioni, della Domus Augustea presso il Palatino, il primo palazzo imperiale, formato da una parte privata e una pubblica, e da un tempio ad Apollo presso la domus stessa. Sempre di questo complesso facevano parte il portico delle Danaidi e l'area Apollinis;
- edifici funzionali quali il Macellum Liviae sull'Esquilino, i tre acquedotti Aqua Iulia, Aqua Virgo e Aqua Alsietina, oltre a un nuovo ponte sul Tevere, grazie soprattutto al coordinamento di Agrippa.[302]
Tra le opere principali fatte da Augusto, Svetonio ricordรฒ anche il portico di Livia e il tempio di Giove Tonante.
Amministrazione provinciale
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Nel 27 a.C., riorganizzรฒ le province da un punto di vista fiscale e amministrativo, delegando l'amministrazione delle province nel seguente modo:
- Per sรฉ stesso, tenne le cosiddette province non pacificate[303] ovvero quelle in cui erano stanziate le legioni, con il fine di giustificare il potere sull'esercito. Erano dette imperiali e affidate ai legati Augusti pro praetore di rango senatorio. Faceva eccezione l'Egitto, in cui venne riconfermato il praefectus Alexandreae et Aegypti. Per l'aspetto tributario, tali province erano affidate a procuratores Augusti; le entrate andavano a confluire sulla neonata cassa del principe, il fiscus.
- Le rimanenti province, quelle di piรน antica costituzione (pacate) e prive di stanziamenti legionari (tranne che per la provincia d'Africa), vennero lasciate al governo delle promagistrature tradizionali (proconsules).[303] Tali province presero poi il nome di provinciae Populi Romani. I tributi venivano raccolti dai quaestores e confluivano nell'aerarium, l'antica cassa dello Stato romano.
- Altri distretti, di minori dimensioni e importanza, non elevati al rango di provincia e nei quali erano stanziate solo truppe ausiliare, furono affidati a ufficiali, col titolo di prefetti civitatum. Questi distretti dipendevano dal legato della provincia (o dell'esercito) piรน vicino: cosรฌ la prefettura di Giudea dipendeva dal legato di Siria e le prefetture alpine dal legato dell'esercito germanico.
Creรฒ, inoltre, nuovi e numerosi municipi e colonie, al fine di portare avanti l'opera di romanizzazione nelle province.[224][304] Nel 25 a.C. (in occasione della vittoria dei Romani sui Salassi), per volere dell'imperatore Augusto, venne fondata Augusta Praetoria (l'attuale Aosta). Durante il suo regno, venne fondata Iulia Augusta Taurinorum, (l'attuale Torino). Per quanto riguarda Bononia (Bologna), che era colonia di veterani di Antonio, Augusto ne confermรฒ lo statuto, venendo onorato come padre della cittร (Storia di Bologna, 2005, A. Donati, G. Sassatelli editori). Creรฒ inoltre il cosiddetto cursus publicus, vale a dire il servizio imperiale di posta che assicurava gli scambi all'interno dell'Impero romano.
Amministrazione finanziaria
modificaAugusto riorganizzรฒ l'amministrazione finanziaria dello Stato romano. Attribuรฌ infatti un salario e una gratifica di congedo a tutti i soldati dell'esercito imperiale (sia ai legionari sia agli ausiliari); assegnรฒ un salario (salaria) per il servizio pubblico per tutti i rappresentanti del Senato, per poi estenderlo gradualmente anche alle magistrature ordinarie. La magistratura di tipo repubblicano fu retribuita con indennizzi e cibaria, piuttosto che con salaria. Costituรฌ inoltre il fiscus (ovvero la cassa delle entrate dell'imperatore), accanto al vecchio aerarium, che rimase la cassa principale (affidata dal 23 a.C. a due pretori, non piรน a due questori),[305] ma Augusto fu autorizzato ad attingere da esso le somme necessarie per tutte le funzioni amministrative e militari. L'imperatore, di fatto, poteva dirigere la politica economica di tutto l'impero e assicurarsi che le risorse fossero equamente distribuite in modo che le popolazioni sottomesse potessero considerare il governo di Roma una benedizione, non una condanna. Creรฒ infine un aerarium militare per i compensi da dare ai veterani.[306]
Promosse, quindi, la rinascita economica, del commercio e dell'industria attraverso l'unificazione dell'area mediterranea, debellando completamente la pirateria e migliorando la sicurezza lungo le frontiere e internamente alle province. Creรฒ una fitta rete stradale con un ottimo livello di manutenzione (affidandole alla cura dei suoi generali, che dovettero farle ripavimentare con l'argento dei loro bottini),[297] istituendo numerosi curatores viarum per la manutenzione delle strade in Italia e nelle province; nuovi porti commerciali e nuove attrezzature portuali come moli, banchine, fari; finanziรฒ l'escavazione di canali e nuove esplorazioni (a volte anche militari oltrechรฉ commerciali) in terre lontane come l'Etiopia, la penisola arabica (fino all'attuale Yemen), le terre dei Garamanti, dei Germani del fiume Elba e l'India. In questa maniera restaurรฒ la pax romana in tutto l'impero.[307][308]
Inoltre, nel 23-15 a.C., riordinรฒ il sistema monetario, fissando i cambi tra la moneta aurea (1/40 di libbra) equivalente a 25 denari d'argento e a 100 sesterzi di rame, che restรฒ praticamente immutato per due secoli.[309]
E infine, sappiamo che concesse numerosi congiaria, vale a dire distribuzioni di grano gratuite alla popolazione di Roma, o prestiti a tassi agevolati, come ci tramanda Svetonio:
Caratteristiche demografiche, economiche e sociali dell'Impero romano sotto Augusto
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Al tempo di Augusto l'Impero romano dominava su una popolazione di circa 55 milioni di persone (di cui 8-10 in Italia) su una superficie di circa 3,3 milioni di chilometri quadrati. Rispetto ai tempi moderni, la densitร era piuttosto bassa: 17 abitanti per chilometro quadrato, i tassi di mortalitร e natalitร molto elevati e la vita media non superava i 20 anni. Solo un decimo della sua popolazione viveva nelle sue 3ย 000 cittร , piรน in particolare: 3 milioni circa abitavano nelle quattro cittร piรน grandi (Roma, Cartagine, Antiochia e Alessandria), di questi almeno un milione abitava nell'Urbe. Secondo calcoli approssimativi il prodotto interno lordo di quell'Impero era a quell'epoca attorno ai 20 miliardi di sesterzi e caratterizzato da vertiginose concentrazioni di ricchezze. Il reddito annuale dell'imperatore era attorno ai 15 milioni di sesterzi, quello dei 600 senatori ammontava a circa 100 milioni (0,5% del PIL), il 3% dei percettori di redditi godeva del 25% delle ricchezze prodotte. L'Italia, centro dell'Impero augusteo, godeva di una posizione privilegiata: grazie alle nuove conquiste di Augusto poteva disporre di nuovi grandi mercati di approvvigionamento (grano, in primo luogo, proveniente dalla Sicilia, dall'Africa, dall'Egitto) e di nuovi mercati di sbocco per le proprie esportazioni di vino e olio; le terre confiscate alle popolazioni sottomesse erano immense e dalle province arrivavano tributi in moneta e in natura (bottini di guerra, milioni di schiavi, tonnellate d'oro).[297][310]
Riorganizzazione dell'esercito
modificaAugusto riorganizzรฒ l'esercito legionario e ausiliario, distribuendolo nella province.[306] Introdusse un esercito permanente di volontari, disposti a servire inizialmente per sedici anni, e poi per vent'anni dal 6, unicamente dipendente da lui; istituรฌ un cursus honorum anche per coloro che aspiravano a ricoprire i piรน alti incarichi nella gerarchia dell'esercito, con l'introduzione di generali professionisti, non piรน comandanti inesperti mandati allo sbaraglio nelle province di confine; creรฒ l'aerarium militare.[306]
Delle legioni sopravvissute alla guerra civile, 28 rimasero dopo Azio, e 25 dopo la disfatta di Teutoburgo; vennero istituite le ali di cavalleria e le coorti di fanteria (o misti) di auxilia provinciali, traendoli da volontari non-cittadini, desiderosi di diventare cittadini romani al termine della ferma militare (della durata di 20-25 anni). In totale erano circa 340ย 000 uomini, di cui 140ย 000 servivano nelle legioni. Furono formate anche le coorti pretoriane e urbane (di Roma, Cartagine, Lione e d'Italia) e dei Vigili di Roma;[297] la flotta imperiale divisa in squadre a Ravenna, Miseno[306] (in precedenza posta a Portus Iulius presso Pozzuoli[6]) e Forum Iulii, e quelle provinciali di Siria ed Egitto, e le flottiglie fluviali su Reno, Danubio e Sava.[311]
Politica estera
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Quasi a dispetto dell'indole apparentemente pacifica di Augusto, il suo principato fu piรน travagliato da guerre di quanto non lo siano stati quelli della maggior parte dei suoi successori. Solo Traiano e Marco Aurelio si trovarono a lottare contemporaneamente su piรน fronti, al pari di Augusto. Sotto Augusto, infatti, furono coinvolte quasi tutte le frontiere, dall'oceano settentrionale fino alle rive del Ponto, dalle montagne della Cantabria fino al deserto dell'Etiopia, in un piano strategico preordinato che prevedeva il completamento delle conquiste lungo l'intero bacino del Mediterraneo e in Europa, con lo spostamento dei confini piรน a nord lungo il Danubio e piรน a est lungo l'Elba (in sostituzione del Reno).[312][313][314][315]
Le campagne di Augusto furono effettuate con il fine di consolidare le conquiste disorganiche dell'etร repubblicana, le quali rendevano indispensabili numerose annessioni di nuovi territori. Mentre l'Oriente potรฉ rimanere piรน o meno come Antonio e Pompeo lo avevano lasciato, in Europa fra il Reno e il Mar Nero fu necessaria una nuova riorganizzazione territoriale in modo da garantire una stabilitร interna e, contemporaneamente, frontiere piรน difendibili.[316]
Gli storici contemporanei si sono spesso trovati d'accordo nel negare le qualitร militari di Augusto, insistendo sul fatto che raramente egli andรฒ personalmente sui campi di battaglia.[317][318] Aurelio Vittore, ricordando una tradizione antica, diede di questo principe un ritratto piรน lusinghiero. Egli si dimostrรฒ, invece un abilissimo uomo politico e geniale stratega,[319] forse l'esatto contrario di ciรฒ che fu Annibale: validissimo generale e tattico, ma con una dubbia visione politico-strategica del suo tempo, accecata dall'odio per i Romani.
Prima di tutto, Augusto in persona si dedicรฒ, con l'aiuto di Agrippa, a portare a compimento una volta per tutte la sottomissione di quelle "aree interne" all'impero non ancora conquistate completamente, a partire dalla parte nord-ovest della penisola iberica, che ormai creava problemi da decenni e che fu condotta sotto il dominio romano, dopo una serie di pesanti campagne militari in Cantabria durate dieci anni (dal 29 al 19 a.C.). In seguito venne conquistato l'interno arco alpino, per dare maggior sicurezza interna ai valichi e alle relazioni fra Gallia e Italia. Le azioni nell'area furono numerose e spesso combinate su piรน fronti. I figliastri di Augusto, Druso e Tiberio, nel 15 a.C., sottomisero la Rezia, Vindelicia e Vallis Poenina, con un'operazione "a tenaglia", il primo proveniente dal Brennero e il secondo dalla Gallia.[316][320]

Ma fu la frontiera dell'Europa continentale che preoccupรฒ Augusto piรน di ogni altro settore strategico. Essa comprendeva due settori principali: quello danubiano e quello renano. Dal 29 al 19 a.C. si procedette ad azioni combinate insieme ai re "clienti" traci, contro le popolazioni pannoniche, mesie, sarmatiche, getiche e bastarne fino ai confini macedoni. Il primo a intraprendere campagne nell'area balcanica fu il proconsole di Macedonia, Marco Licinio Crasso, in quale battรฉ ripetutamente le popolazioni di Mesi, Triballi, Geti e Daci (nel 29 e 28 a.C.). A partire poi dal 14 al 9 a.C. i legati di Dalmazia e Macedonia, sotto l'alto comando prima di Agrippa[321] e poi di Tiberio, domarono Scordisci (sottomessi da Tiberio nel 12 a.C.[322]), Dalmati e Pannoni e respinsero le scorrerie di Bastarni, Sarmati e Daci d'oltre Danubio, mentre Pannonia e Dalmazia furono finalmente condotte sotto il dominio romano. Fu solo in seguito alla soppressione della rivolta durata per ben tre anni nell'area dell'Illirico romano (dal 6 al 9), che Tiberio potรฉ fissare definitivamente il confine al fiume Drava.[316][323]

Le popolazioni germaniche avevano piรน volte tentato di passare il Reno: nel 38 a.C. (anno in cui gli alleati germani, Ubi, furono trasferiti in territorio romano)[324] e nel 29 a.C. i Suebi, mentre nel 17 a.C. i Sigambri, insieme a Usipeti e Tencteri (clades lolliana).[325] Augusto ritenne fosse giunto il momento di annettere la Germania, come aveva fatto suo padre Gaio Giulio Cesare con la Gallia. Desiderava portare i confini dell'Impero romano piรน a est, dal fiume Reno al fiume Elba. Il motivo era di ordine prettamente strategico, piรน che di natura economico-commerciale. Si trattava infatti di territori acquitrinosi e ricoperti da interminabili foreste ma il fiume Elba avrebbe ridotto notevolmente i confini esterni dell'impero.[316][320]
Toccรฒ al figliastro di Augusto, Druso maggiore, il gravoso compito di operare in Germania. Le campagne che si susseguirono furono numerose, discontinue, e durarono per circa un ventennio dal 12 a.C. al 6 portando alla costituzione della nuova provincia di Germania con l'insediamento di numerose installazioni militari a sua difesa. Tutti i territori conquistati in questo ventennio furono perรฒ definitivamente compromessi quando nel 7 Augusto inviรฒ in Germania Publio Quintilio Varo, sprovvisto di doti diplomatiche e militari, oltrechรฉ ignaro delle genti e dei luoghi. Nel 9 un esercito di 20ย 000 uomini composto da tre legioni venne massacrato nella selva di Teutoburgo, portando alla definitiva perdita di tutta la zona tra il Reno e l'Elba.[69][316][320]
La presenza di Augusto in Oriente subito dopo la battaglia di Azio, nel 30-29 a.C. e dal 22 al 19 a.C., oltre a quella di Agrippa fra il 23-21 a.C. e ancora tra il 16-13 a.C., dimostrava l'importanza di questo settore strategico. Fu necessario raggiungere un modus vivendi con la Partia, l'unica potenza in grado di creare problemi a Roma in Asia Minore. Per questi motivi la politica di Augusto si differenziรฒ in base a due aree strategiche dell'Oriente antico.[316][326]
A occidente dell'Eufrate, dove Augusto provรฒ a inglobare alcuni Stati vassalli, trasformandoli in province, come la Galizia di Aminta nel 25 a.C., o la Giudea di Erode Archelao nel 6; rafforzรฒ vecchie alleanze con re locali, divenuti "re clienti di Roma", come accadde ad Archelao, re di Cappadocia, ad Asandro re del Bosforo Cimmerio, e a Polemone I re del Ponto,[327] o ai sovrani di Emesa e Iturea.[326][328]
A oriente dell'Eufrate, in Armenia, Partia e Media, Augusto ebbe come obbiettivo quello di ottenere la maggiore ingerenza politica senza intervenire con dispendiose azioni militari. Ottaviano mirรฒ infatti a risolvere il conflitto con i Parti in modo diplomatico, con la restituzione nel 20 a.C., da parte del re parto Fraate IV, delle insegne perdute da Crasso nella battaglia di Carre del 53 a.C. Augusto avrebbe potuto rivolgersi contro la Partia per vendicare le sconfitte subite da Crasso e da Antonio, al contrario ritenne invece possibile una coesistenza pacifica dei due imperi, con l'Eufrate come confine per le reciproche aree di influenza. Di fatto entrambi gli imperi avevano piรน da perdere da una sconfitta, di quanto potessero realisticamente sperare di guadagnare da una vittoria. Infatti, durante tutto il suo lungo principato, Augusto concentrรฒ i suoi principali sforzi militari in Europa. Il punto cruciale in Oriente era, perรฒ, costituito dal Regno d'Armenia che, a causa della sua posizione geografica, era da un cinquantennio oggetto di contesa fra Roma e la Partia. Egli mirรฒ a fare dell'Armenia uno Stato-cuscinetto romano, con l'insediamento di un re gradito a Roma, e se necessario imposto con la forza delle armi, come avvenne nel 2 quando, di fronte a una possibile invasione romana dell'Armenia, Fraate V riconobbe la preminenza romana davanti a Gaio Cesare, mandato in missione da Augusto.[326]

La frontiera meridionale africana, per finire, poneva problemi diversi nei suoi settori orientale e occidentale.[329]
A oriente, dopo la conquista nel 30 a.C., l'Egitto divenne la prima provincia imperiale, retta da un prefetto di rango equestre, il prefetto d'Egitto, a cui Ottaviano aveva delegato il proprio imperium sul paese, con ben tre legioni di stanza (III Cyrenaica, VI Ferrata e XXII Deiotariana). L'Egitto costituรฌ negli anni seguenti una base di partenza strategica per spedizioni lontane; il primo prefetto, Cornelio Gallo, dovette reprimere un'insurrezione nel Sud dell'Egitto, Elio Gallo esplorรฒ l'Arabia Felix, Gaio Petronio si spinse in direzione dell'Etiopia (25-22 a.C.) fino alla sua capitale.[316][330]
A occidente la provincia d'Africa e la Cirenaica conobbero due guerre: fra il 32 e il 20 a.C. contro i Garamanti dell'attuale Libia, mentre fra il 14 a.C. e il 6 fu la volta dei Nasamoni della Tripolitania, dei Musulami della regione di Theveste, dei Getuli e dei Marmaridi delle coste mediterranee centrali.[316][331]
I Romani intuirono che il compito di governare e di civilizzare un gran numero di genti contemporaneamente era pressochรฉ impossibile, e che sarebbe risultato piรน semplice un piano di annessione graduale, lasciando l'organizzazione provvisoria affidata a principi nati e cresciuti nel paese d'origine. Nacque quindi la figura dei re clienti, la cui funzione era quella di promuovere lo sviluppo politico ed economico dei loro regni, favorendone la civilizzazione e l'economia. Augusto, infatti, dopo essersi impadronito per diritto di guerra (belli iure) di numerosi regni, quasi sempre li restituรฌ agli stessi governanti a cui li aveva sottratti oppure li assegnรฒ a principi stranieri.[332] Riuscรฌ anche a unire all'Impero i re alleati attraverso legami di parentela. Si preoccupรฒ di questi regni come se fossero parte del sistema provinciale imperiale, giungendo ad assegnare a principi troppo giovani o inesperti un consigliere, in attesa che crescessero e maturassero; allevando ed educando i figli di molti re, affinchรฉ molti di loro tornassero nei loro territori a governare come alleati del popolo romano.[332] In seguito, quando i regni raggiungevano un livello di sviluppo accettabile, essi potevano essere incorporati come nuove province o parti di esse. Le condizioni di Stato vassallo-cliente erano, dunque, di natura transitoria.
Tale disegno politico fu applicato all'Armenia, alla Giudea (fino al 6), alla Tracia, alla Mauretania e alla Cappadocia. A questi re clienti fu lasciata piena libertร nell'amministrazione interna, e probabilmente non furono tenuti a pagare tributi regolari, ma dovevano provvedere a fornire truppe alleate al bisogno oltre a concordare preventivamente la loro politica estera con l'imperatore.[333]
Il complesso delle riforme in etร augustea
modificaAugusto, nei decenni di principato, introdusse riforme d'importanza cruciale per i successivi tre secoli:[N 45]
- riformรฒ il cursus honorum di tutte le principali magistrature romane, ricostruendo la nuova classe politica e aristocratica, e formando una nuova classe dinastica;
- riordinรฒ il nuovo sistema amministrativo provinciale anche grazie alla creazione di numerose colonieย โ ventotto nella sola Italiaย โ [224][295] e municipi che favorirono la romanizzazione dell'intero bacino del Mediterraneo;
- riorganizzรฒ le forze armate di terra (con l'introduzione di milizie specializzate per la difesa e la sicurezza dell'Urbe, come le coorti urbane, i vigiles[297][299] e la guardia pretoriana) e di mare (con la formazione di nuove flotte in Italia e nelle province);
- riformรฒ il sistema di difesa dei confini imperiali, acquartierando in modo permanente legioni e auxilia in fortezze e forti lungo l'intero limes;
- fece di Roma una cittร monumentale con la costruzione di numerosi nuovi edifici, avvalendosi di un collaboratore come Marco Vipsanio Agrippa;
- favorรฌ la rinascita economica e il commercio, grazie alla pacificazione dell'intera area mediterranea, alla costruzione di porti, strade,[297] ponti e a un piano di conquiste territoriali senza precedenti,[N 46] che portarono all'aerarium immense e insperate risorse (basti pensare al tesoro tolemaico o al grano egiziano, alle miniere d'oro dei Cantabri o quelle d'argento dell'Illirico);
- promosse una politica sociale piรน equa verso le classi meno abbienti, con continuative elargizioni di grano e la costruzione di nuove opere di pubblica utilitร (come terme, acquedotti[298] e fori);
- diede nuovo impulso alla cultura, grazie anche all'aiuto di Mecenate;
- introdusse una serie di leggi a protezione della famiglia e del mos maiorum chiamate leges Iuliae;
- riordinรฒ il sistema monetario (23-15 a.C.), che rimase praticamente immutato per due secoli;
- ristabilรฌ nel calendario l'ordine introdotto da Giulio Cesare, che era stato sconvolto con le guerre civili, dando poi il proprio titolo di Augusto al mese Sestile (agosto) invece che a quello di settembre, in cui era nato, perchรฉ durante il Sestile era divenuto per la prima volta console e aveva ottenuto grandi vittorie.[5]
La cultura letteraria nell'etร augustea
modificaLetteratura latina
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Allo sforzo politico di Augusto si affiancรฒ l'elaborazione in tutti i campi di una nuova cultura, di impronta classicistica, che fondesse gli elementi tradizionali in nuove forme consone ai tempi. Poeti e letterati contribuirono nell'essere i portavoce del programma civico e politico del princeps;[334][335] successivamente subentrรฒ una fase dove le energie spirituali andarono spegnendosi e dove prevalse una letteratura accademica, intesa come mero esercizio retorico, priva di quei contenuti morali e civili necessari.[336]
Augusto si avvalse dell'aiuto dei letterati dell'epoca per rielaborare il mito delle origini di Roma, andando a prefigurare una nuova etร dell'oro che trovรฒ come principali interpreti, autori come Virgilio, Orazio, Livio, Ovidio, Properzio e Vario Rufo, facenti parte del cosiddetto "circolo letterario di Mecenate".[335][337][N 47] A quest'ambiente letterario appartenne anche Gaio Cornelio Gallo, che fu sia poeta sia uomo politico: come tale divenne il primo Prefetto di Alessandria e d'Egitto.
A fianco, vi era poi un altro circolo, quello "di Messalla", che ruotava attorno alla figura aristocratica di Marco Valerio Messalla Corvino, e che raccoglieva poeti di ispirazione bucolica ed elegiaca, in antitesi con gli interessi civili dei poeti di Mecenate.[338] Di questo secondo circolo facevano parte Tibullo,[339] Ligdamo e la poetessa Sulpicia; egli era legato anche da amicizia con Orazio e Ovidio. Messalla a suo tempo era stato un valoroso generale e collaboratore di Ottaviano, che si ritirรฒ a vita privata dopo il 27 a.C. Questo circolo, in antitesi con quello di Mecenate, rinunciรฒ all'impegno morale e civico, a favore di un'ispirazione idilliaca, agreste ed elegiaca.[340]

L'etร di Augusto รจ considerata uno fra i piรน importanti e fiorenti periodi della storia della letteratura mondiale per numero di ingegni letterari, dove i principi programmatici e politici di Augusto erano appoggiati dalle stesse aspirazioni degli uomini di cultura del tempo.[334] Del resto la politica a favore del primato dell'Italia sulle province, la rivalutazione delle antiche tradizioni, accanto a temi come la santitร della famiglia, dei costumi, il ritorno alla terra e la missione pacificatrice e aggregante di Roma nei confronti degli altri popoli conquistati, furono temi cari anche ai letterati di quell'epoca.[337]
I tempi erano ormai maturi perchรฉ la letteratura latina sfidasse quella greca, che allora veniva considerata insuperabile. Nella generazione successiva, sotto il principato di Augusto, fiorirono i maggiori poeti di Roma: Orazio, che primeggiรฒ nella satira e nella lirica, emulava i lirici come Pindaro e Alceo, Virgilio, che si distinse nel genere bucolico, nella poesia didascalica e nell'epica, rivaleggiava con Teocrito, Esiodo e addirittura Omero; e poi ancora Ovidio, maestro del metro elegiaco, e Tito Livio nella storiografia.
Lo stesso Augusto fu un letterato dalle molteplici capacitร : scrisse in prosa e in versi, dalle tragedie agli epigrammi[341] fino alle opere storiche. Coltivรฒ l'eloquenza fin dalla prima giovinezza, con grande passione e impegno.[342]
Letteratura greca
modificaVissero in epoca augustea Dionigi di Alicarnasso (autore delle Antichitร romane, pubblicata dal 7 a.C.), Strabone (autore de la Geografia, iniziata sotto Augusto e finita sotto Tiberio) e Diodoro Siculo (autore della Bibliotheca historica, terminata quando Augusto era ancora Ottaviano, tra il 36 a.C. e il 30 a.C.). Tra gli altri si ricordano: gli eruditi Giuba II, Didimo Calcentero, Aristonico d'Alessandria e Teone; i grammatici Tirannione, Trifone di Alessandria, Tolomeo di Ascalona e Trasillo di Mende; gli storici Timagene e Nicola Damasceno; i retori Cecilio di Calacte, Dionisio Attico ed Ermagora Carione; i poeti Crinagora di Mitilene, Antipatro di Tessalonica, Marco Argentario e Filistione; il medico Anassilao di Larissa; i filosofi Senarco di Seleucia, Nestore di Tarso e Atenodoro Cananita. L'oratoria greca di etร augustea รจ dominata dagli ยซApollodoreiยป (da Apollodoro di Pergamo, precettore di Augusto) e dai ยซTeodoreiยป (da Teodoro di Gadara, maestro di Tiberio). In filosofia fu attiva la Scuola dei Sextii. Sono talvolta datati all'etร di Augusto il Trattato del Sublime, il carme su Roma della poetessa Melinno e alcuni romanzi greci, ma occorre ricordare che la datazione di queste opere oscilla anche di secoli.
Res gestae
modificaAugusto lasciรฒ alla sua morte un dettagliato resoconto delle sue opere: le Res Gestae Divi Augusti. Svetonio in particolare racconta che una volta morto, lasciรฒ tre rotoli, che contenevano:
- il primo, disposizioni per il suo funerale,
- il secondo, un riassunto delle opere, da incidere su tavole in bronzo e da collocare davanti al suo mausoleo,
- il terzo: la situazione dell'Impero. Quanti soldati erano sotto le armi e dove erano dislocati, quanto denaro era nell'aerarium e quanto nelle casse imperiali, oltre alle imposte pubbliche.[283]
Il testo dell'opera รจ tramandato da un'iscrizione, sia in latino sia in traduzione greca, rinvenuta nel 1555. Era incisa sulle pareti del tempio, dedicato alla cittร di Roma e ad Augusto, situato ad Ancyra (l'odierna Ankara, la capitale della Turchia) e pertanto รจ stata denominata Monumentum Ancyranum. Altre copie, molte delle quali sono giunte frammentarie, dovevano essere incise sulle pareti dei templi a lui dedicati.
In uno stile volutamente stringato e senza concessioni all'abbellimento letterario, Augusto riportava gli onori che gli erano stati via via conferiti dal Senato e dal popolo romano per i servizi da lui resi; le elargizioni e i benefici concessi con il suo patrimonio personale allo Stato, ai veterani di guerra e alla plebe; i giochi e le rappresentazioni dati a sue spese; infine gli atti da lui compiuti in pace e in guerra.
Il documento non menziona il nome dei nemici e neppure quello di qualche membro della sua famiglia, con l'eccezione dei successori designati: Marco Vipsanio Agrippa, Gaio Cesare e Lucio Cesare, oltre al futuro imperatore Tiberio.
Nome
modificaNel corso della sua vita, Augusto ebbe modo di cambiare piรน volte il suo nome. Si riportano di seguito i nomi utilizzati nelle varie fasi della sua vita:
- Il nome alla nascita del futuro Augusto era Gaius Octavius,[343] omonimo del padre biologico Gaio Ottavio da Velletri. Svetonio gli attribuisce in origine il cognomen Thurinus, che tuttavia non sembra sia mai stato usato.[344][N 48] Cassio Dione cita Kaipias come altro, poco attestato, cognomen di Augusto.[N 49] Nel periodo compreso tra la nascita e l'adozione da parte di Cesare, gli storici si riferiscono a lui come "Ottavio" (o Ottaviano).
- L'8 maggio 43 a.C., in seguito all'adozione testamentaria da parte di Cesare, il suo nome ufficiale divenne Gaius Iulius Caesar[343] o, in forma completa con la filiazione, Gaius Iulius C. f. Caesar (Gaio Giulio Cesare figlio di Gaio).[N 50] Il cognomen aggiuntivo, come era di prassi dopo un'adozione, era Octavianus, ma Augusto non l'ha mai utilizzato e i suoi contemporanei lo chiamavano in questo periodo Caesar, anche se altri, tra cui Cicerone, usarono chiamarlo Octavianus.[N 51] Anche la letteratura scientifica moderna usa per il periodo della sua ascesa (44-27 a.C.) prevalentemente il nome di Octavianus o Ottaviano, per differenziarlo sia da Gaio Giulio Cesare sia dal suo ruolo successivo di Augusto.
- Nel gennaio del 42 a.C., dopo la deificazione ufficiale di Cesare, Augusto aggiunse al nome Divi Filius, diventando Gaius Iulius Caesar Divi Filius Imperator.[343][345][N 52]
- Nel 40 o nel 38 a.C. sostituรฌ il praenomen Gaius e il nomen Iulius con Imperator, diventando Imperator Caesar Divi Filius.[343] Caesar, originariamente un cognomen, fu adottato al posto del gentilizio Iulius.[346] L'assunzione del titolo di Imperator come praenomen avvenne forse giร nel 41 a.C. e comunque non dopo il 31 a.C.[346][347]
- Il 16 gennaio 27 a.C., dopo la vittoria di Azio, assume il titolo onorifico di Augustus conferitogli dal Senato, cosicchรฉ il nome assunse la forma Imperator Caesar Divi filius Augustus.[346] Il nome di Augusto รจ usato dagli storici per riferirsi a lui nel periodo compreso tra il 27 a.C. e la sua morte. Il nome Augusto assieme a quello di Cesare divenne sin dall'inizio del principato con il suo successore Tiberio parte sostanziale della titolatura imperiale.[N 53] Al contrario Imperator non fu usato dai primi successori di Augusto come praenomen.
- Al momento della morte, il nome e la sua titolatura erano: Imperator Caesar Divi filius Augustus, Pontifex Maximus, Co(n) s(ul) XIII, Imp(erator) XXI, Trib(unicia) pot(estate) XXXVII, P(ater) p(atriae)[343] (in italiano: "Imperatore Cesare, figlio del divo,[N 54] Augusto, Pontefice massimo,[4] 13 volte console, 21 volte imperatore,[N 55] 37 volte detentore della Tribunicia potestas, Padre della patria").
- Dopo la sua consacrazione nel 14 il suo nome ufficiale divenne Divus Augustus Divi filius.[N 56]
Monetazione
modificaEreditร culturale
modificaAscendenza
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| Augusto | ย | ||||||||||||
| Marco Azio Balbo | โฆ | ย | |||||||||||
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| โฆ | ย | ||||||||||||
| Marco Azio Balbo | ย | ||||||||||||
| Pompea Lucilia | Sesto Pompeo | ย | |||||||||||
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| Lucilia | ย | ||||||||||||
| Azia maggiore | ย | ||||||||||||
| Gaio Giulio Cesare | Gaio Giulio Cesare | ย | |||||||||||
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| โฆ | ย | ||||||||||||
| Giulia minore | ย | ||||||||||||
| Aurelia Cotta | Lucio Aurelio Cotta | ย | |||||||||||
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| Rutilia | ย | ||||||||||||
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Note
modificaNote esplicative
modifica- ^ Ottaviano trionfรฒ su Sesto Pompeo a Nauloco nel 36 a.C.
- ^ Ottaviano si meritรฒ la terza salutatio imperatoria per i successi conseguiti in Illirico (cfr. Vita divi Augusti,ย 22).
- ^ Ottaviano ottenne una nuova salutatio imperatoria per la vittoria di Azio (cfr. Vita divi Augusti,ย 22).
- ^ Ottaviano nel 29 a.C. celebrรฒ un triplice trionfo: per la Dalmazia, per Azio e per la conquista dell'Egitto (cfr. Vita divi Augusti,ย 22).
- ^ Il preciso giorno di nascita รจ oggetto di controversie: altre date proposte sono il 22 o il 24 settembre, mentre Keplero, nel 1599, propose il 17 luglio del calendario giuliano (cfr. Lewis,ย p. 310).
- ^ In italiano, "Imperatore Cesare, figlio del Divo (Giulio), Augusto".
- ^ Svetonio (Vita divi Augusti,ย 8) scrive che Ottaviano rimase padrone assoluto di Roma per 44 anni, dalla morte di Marco Antonio avvenuta in Egitto nel 30 a.C.
- ^ L'idea di uccidere Marco Antonio fu forse inizialmente di Cicerone e comunque da lui rivendicata (cfr. Cicerone, lettera a Cassio, in Familiari XII, 4).
- ^ Dolabella si era in principio compromesso con i cesaricidi: aveva proposto una rogatio volta a far proclamare le idi di marzo "nuova fondazione di Roma", e andava dicendo di essere stato a conoscienza della congiura e di non averne per poco preso parte direttamente.[44]
- ^ La mancata ratifica degli atti di Cesare avrebbe comportato il caos per l'amministrazione dello Stato: tra le altre cose, i magistrati in carica sarebbero decaduti; i beni confiscati e giร venduti all'asta pubblica sarebbero tornati ai precedenti proprietari; ai veterani sarebbero state sottratte le ricompense ottenute. D'altra parte, ratificare gli atti del dittatore avrebbe comportato l'obbligo di processare i congiurati (cfr. Columba 1900,ย p. 2).
- ^ Decimo Bruto si recรฒ in Gallia Cisalpina, Lucio Tillio Cimbro in Bitinia e Ponto e Trebonio in Asia.[40][52] Bruto e Cassio, che in quel momento erano rispettivamente praetor urbanus e praetor peregrinus, restarono per il 44 a.C. in Italia, recandosi nel Lazio ed in Campania, impegnati a mettere insieme una flotta con l'apparente motivo di rifornire Roma di grano, compito che sarร loro attribuito ufficialmente dal Senato il 5 giugno.[53]
- ^ Antonio avrebbe usato questo metodo per estendere la cittadinanza romana alla Sicilia e per confermare Deiotaro re di Galizia, pretendendo in cambio, in entrambi i casi, un'ingente quantitร di denaro.[46][55]
- ^ "La tecnica con cui, nelle Guerre Civili, Appiano combina elementi tratti da...[narrative contrapposte]... ha palesemente come fine un bilanciamento pro veritate" (Canfora 2026,ย p. 284).
- ^ Quattro mesi, secondo Nicola di Damasco.[85]
- ^ Altri ritengono invece che ricevette copia del testamento direttamente a Brindisi.[90]
- ^ Nobiscum hic perhonorifice et peramice Octavius. quem quidem sui Caesarem salutabant, Philippus non, itaque ne nos quidem; quem nego posse [esse] bonum civem: "รจ qui con me Ottavio, tutto rispettoso e amichevole. I suoi lo chiamano Cesare, ma Filippo no e quindi neanche io. Dubito possa essere un buon cittadino." (Epistulae ad Atticum, XIV, 12).[95]
- ^ Il discorso, secondo Cicerone[97] doveva essere introdotto dal tribuno della plebe Lucio Antonio, in quanto un privato non poteva parlare all'assemblea senza essere presentato da un magistrato.[92]
- ^ Canfora riporta che il numero degli aventi diritto a questa largizione รจ oggetto di dibattito e che si colloca fra i 320ย 000 che fruivano normalmente delle distribuzioni di grano stabilite da Cesare e circa la metร .[112]
- ^ Da una lettera di Antonio a Irzio, inviata in copia a Cicerone e letta da questi pubblicamente in Senato.
- ^ il mese in cui erano stati inaugurati dallo stesso Cesare, insieme al Tempio di Venere Genitrice.
- ^ Era stato creato un collegio sacerdotale per la celebrazione di tali giochi[135]
- ^ L'estratto รจ citato da Plinio il Vecchio, il quale commenta: "Queste furono le sue parole, destinate al pubblico, ma una gioia intima gli suggeriva che quella stella era nata per lui, e che lui nasceva in essa." (Naturalis historia, II, 93, citato in Canfora 2026,ย p. 4).
- ^ Seneca[146] e Svetonio[136] danno per certo che Ottaviano avesse organizzato l'attentato, ma in modo fallimentare; altre fonti sono invece schierate in favore della tesi che il presunto attentato fosse una provocazione di Antonio, come: Velleio[147], Appiano[148], il quale riprende il ragionamento politico sostenuto da Ottaviano secondo il quale la morte di Antonio non era nei suoi interessi giacchรฉ l'eliminazione avrebbe dato un enorme vantaggio alla fazione senatoria, e Nicola di Damasco[149] che sottolinea il rifiuto, da parte di Antonio, di mostrare in pubblico i presunti attentatori che aveva fatto arrestare. Cassio Dione[150] invece si mantiene incerto e preferisce sostenere che sia impossibile accertare la veritร in casi del genere. Infine, non puรฒ essere sottovalutata la testimonianza di Cicerone,[151] che racconta il grande scalpore suscitato dalla faccenda, e commenta "La massa popolare (multitudo) crede che si tratti di un invensione di Antonio, proteso ad impadronirsi delle ricchezze di Ottaviano; invece la gente da senno e per bene (prudentes et boni viri) non solo sร che il fatto รจ vero, ma anche lo approva (et credunt factum et probant)".
- ^ Secondo Appiano: "raccolse 10.000 uomini, non armati completamente nรฉ ancora schierati in coorti regolari, ma sotto un sola insegna, come guardie del corpo." (libro III, 40, 164) Appiano, La storia romana. Le guerre civili, Torino, Utet, 2002, pp. 479-481.
- ^ Tale lettera riporta: "Il giorno 1, a sera, mi รจ stata recapitata una lettera da parte di Ottaviano. Sta macchinando grandi cose. I veterani che si trovano a Casilino ed a Calazia li ha fatti passare dalla sua parte. E non c'รจ da stupirsi: distribuisce a ciascuno di loro cinquecento denari. Ha in animo di visitare le rimanenti colonie. Chiaramente mira a questo, che sotto la sua guida si conduca la guerra contro Antonio. Perciรฒ vedo che entro pochi giorni saremo in armi."[154]
- ^ "Le voci contrarie dicevano che la devozione al padre e le necessitร dello Stato erano servite di pretesto; che in realtร per bramosia di potere egli aveva radunato a forza di largizioni i veterani; adolescente appena e cittadino privato, si era procurato un esercito, aveva corrotto le legioni di un console e finto di voler favorire il partito pompeiano." Cosรฌ Tacito, Annales, I, 10 (Torino, Utet, 1952, p. 49).
- ^ Appiano ci fornisce la versione dei Commentarii Augustei, con la maliziosa notazione di Antonio che, accantonata l'idea di denunziare l'operato del figlio adottivo di Cesare, "entrรฒ ugualmente in Senato, come se avesse convocato i senatori per trattare di altri argomenti".[157]
- ^ Cicerone esalta l' "eroismo" della Martia e della Quarta in quasi tutte le Filippiche a noi giunte, e nella terza in particolare ne descrive la defezione.[158]
- ^ la situazione รจ descritta lucidamente da Appiano[162] che comprende un apia citazione diretta del discorso di Ottaviano agli ufficiali, nel quale รจ spiegato senza mezzi termini il carattere strumentale della sua collaborazione col Senato, del quale comprende perfettamente il calcolo di servirsi di lui come strumento.[163]
- ^ la partenza di Pansa da Roma รจ variamente datata dai moderni studiosi; il documento piรน sicuro al riguardo รจ la lettera di Cicerone a Munazio Planco del 30 marzo,[173] che riporta l'assenza dei consoli da Roma.[172]
- ^ Trebonio era un cesaricida fatto uccidere da Dollabella in Asia, la cui morte provocรฒ la nomina da parte del Senato (su impulso di Cicerone) del suo assassino come hostis populi Romani.[175]
- ^ La scena dell'ultima battaglia, vera o falsa che sia, รจ modellata su quella di Cesare a Munda.[181]
- ^ Canfora sostiene invece che Ottaviano avesse cercato un intesa con Cicerone privatamente e che questi, approvando l'idea, fosse stato rifiutato in Senato.[188]
- ^ Si tratta della Curia Iulia.
- ^ Secondo la cronologia proposta da Luciano Canfora, la ratifica sarebbe del 9 maggio.[181]
- ^ Tacito scrive: "Quando, uccisi Bruto e Cassio, non ci fu piรน nessun esercito dello Stato, al partito cesariano, spogliato Lepido di ogni potere e ucciso Antonio, restรฒ come unico capo Cesare Ottaviano: egli allora, deposto il titolo di triumviro e presentandosi come console e come uno che per difendere la plebe si accontentava del diritto tribunizio..." (Postquam Bruto et Cassio caesis nulla iam publica arma, Pompeius apud Siciliam oppressus exutoque Lepido, interfecto Antonio ne Iulianis quidem partibus nisi Caesar dux reliquus, posito triumviri nomine consulem se ferens et ad tuendam plebem tribunicio iure contentum..., Annales, I, 2; traduzione in Lunari,ย p. 8).
- ^ Si tratta di Nicopolis Actia, fondata sul promontorio settentrionale del Golfo di Ambracia, oggi presso Prevesa (cfr. (EN) Nicopolis Actia, in Enciclopedia Britannica, Encyclopรฆdia Britannica, Inc.).
- ^ Come scrive Tacito, "continuata per septem et triginta annos tribunicia potestas" (Annales, I, 9, citato in Guarino,ย p. 29).
- ^ Giulia maggiore.
- ^ Giulia minore.
- ^ Marco Vipsanio Agrippa Postumo.
- ^ Tiberio tornรฒ dall'esilio poco prima della morte di Lucio, nel 2 (cfr. Vita Tiberi, 14, 1; 15, 1; 70, 2; Cassio Dione,ย LV, 10a,10; Velleio Patercolo,ย II, 103,1-3).
- ^ La morte di Druso, che secondo alcuni era figlio naturale di Augusto, sconvolse cosรฌ tanto il princeps da spingerlo a spostarsi nel cuore dell'inverno a Ticinum per accoglierne le spoglie (cfr. Giovanna Morone, La "Domus" di Augusto nell'iscrizione di Pavia, in Bollettino della Societร pavese di storia patria, vol.ย 35, dicembre 1935, p.ย 236.)
- ^ Il termine ducenario si riferisce al reddito annuale di un funzionario pubblico, pari a 200.000 sesterzi.
- ^ Divertito il giudizio che ne dร Giorgio Ruffolo: ยซDi solito, dopo Augusto, gli imperatori hanno compiuto la loro metamorfosi nel senso piรน ovvio della patologia del potere: dalla normale virtรน alla follia criminale. Lui la percorse a ritroso: da gangster a padre della patria. Da questa canaglia sbocciรฒ infatti il fondatore di uno dei piรน gloriosi regimi della storiaยป (Ruffolo,ย p. 73).
- ^ Augusto fu infatti capace di circondarsi di validi generali come l'amico e genero Marco Vipsanio Agrippa, i figliastri Tiberio e Druso, e un alto numero di altri aristocratici come Gaio Senzio Saturnino, Marco Vinicio, Lucio Domizio Enobarbo, Lucio Calpurnio Pisone, Marco Valerio Messalla Messallino Marco Plauzio Silvano, Aulo Cecina Severo, Gaio Vibio Postumo, Marco Emilio Lepido, Tito Publio Carisio, Sesto Appuleio, Publio Silio Nerva, Antistio Vetere, Gneo Cornelio Lentulo l'Augure, Sesto Elio Catone ecc.
- ^ Gaio Cilnio Mecenate apparteneva all'ordine equestre. Era un uomo di raffinata cultura che ebbe rapporti di vera amicizia con i letterati del suo "circolo". Dava loro aiuti materiali, proteggeva, lasciando loro una certa libertร di ispirazione, pur indirizzandoli verso quei principi che costituivano la base della propaganda augustea.
- ^ Svetonio specifica di averlo letto in un busto che aveva regalato a un imperatore del suo tempo (Traiano o Adriano?). Inoltre afferma che Marco Antonio lo usava come espressione del suo disprezzo. Svetonio non รจ sicuro dei motivi per cui il giovane Gaius Octavius avesse il cognomen Thurinus. Dร due possibilitร : avrebbe potuto indicare l'origine della famiglia dal territorio di Thurii (gli Ottavi tuttavia venivano probabilmente da Velitrae) oppure essere in collegamento con una vittoria di suo padre nella regione Thurina. Tuttavia questa ipotesi รจ messa in dubbio da Ryan sulla base della epigrafe CIL VI, 41023, che non menziona nessuna vittoria corrispondente.
- ^ Cassio Dio 45,1,1: แฝฮบฯฮฌฮฟฯ ฮนฮฟฯ ฮฮฑฮนฯฮฏฮฑฯ. In questo caso sono state cercate diverse interpretazioni come, ad esempio, un'inesatta traslitterazione di Copiae (il nome latino di Thurii) in greco. Ryan vede in questo caso un collegamento con il segno zodiacale di Augusto (Capricornus). Questo raro cognomen Caipias รจ stato trovato tra le altre cose, in un altare del I secolo a.C. nella cripta della chiesa dei francescani di Montefalco, cosรฌ che la famiglia degli Ottavi potrebbe essere collegata all'Umbria.
- ^ Con C. f. per Gaii filius ("figlio di Gaius"). cfr. anche la descrizione di Appiano come "Cesare figlio di Cesare" (De bellis civilibus 3,11,38). Cicerone, ad Atticum 14,12, riferisce che giร prima dell'accettazione pubblica della sua adozione chiamava sรฉ stesso Caesar, il che รจ confermato da Cassio Dione 45,3. Una forma intermedia Octavius Caesar si puรฒ trovare in Appiano (De bellis civilibus 4, 8, 31 sgg.) per l'anno 43 a.C., ma non รจ considerata storicamente rilevante ed รจ vista in qualche modo come un falso.
- ^ Per questo motivo Octavianus nella ricerca รจ stato posto prevalentemente tra parentesi: C. Iulius C. f. Caesar (Octavianus) (cfr. anche Syme: The Roman Revolution (1933), p. 307 sgg. e 322 sgg.; Hubert Cancik: Zum Gebrauch militรคrischer Titulaturen im rรถmischen Herrscherkult und im Christentum. In: Heinrich von Stietencron: Der Name Gottes. Dรผsseldorf 1975, p. 112-130, qui: p. 113 sgg.).
- ^ A volte: Gaius Iulius Divi Iuli(i) filius Caesar. Anche in questo caso รจ discutibile la tradizione di Cassio Dione 47,18,3, che Ronald Syme non segue, Imperator Caesar. A study in nomenclature, in: Historia 7, 1958, p. 172โ188. Andreas Alfรถldi (Der Einmarsch Octavians in Rom, August 43 v.ย Chr., in Hermes 86, 1958, pp. 480โ496) data le prime monete con DIVI IVLIโขFโข und DIVIโขFโข all'anno 43 a.C., dopo che Ottaviano ebbe il controllo della zecca capitolina. Questo punto di vista รจ sostenuto da Nicola Damasceno (FGrHist 18,55) e Appiano (De bellis civilibus 3,11,38), dove รจ chiarito che Ottaviano tendeva a sostenere la sua azione politica con una consacrazione religiosa.
- ^ Caesar nella titolatura imperiale, specialmente in quella del primo Augusto, evocava con cautela una dimensione personale, storica, senza porre troppo l'accento sulla posizione sociale e politica. Augustus (come il titolo di pater patriae) si avvicina al mito fondatore di Roma (v. Quirino e Romolo).
- ^ In questo caso si intende il dittatore Giulio Cesare, divinizzato (Divus Iulius). La titolatura (la componente del nome) Divi filius ("figlio del Dio") fu usata da tutti gli imperatori che erano figli di un divus, cosรฌ per esempio Tiberio come Divi Augusti filius e Tito come Divi Vespasiani filius.
- ^ La cifra allegata XXI indica le vittorie, che Augusto stesso o i suoi legati hanno ottenuto sotto il suo comando. Imperator รจ in questo caso non il titolo di un ufficio, ma un vero praenomen, come a dire un "Nome del potere" (Syme e Bรฉranger, in: Cancik 1975). La prima "acclamazione imperatoria" di Ottaviano ebbe luogo nel 43 a.C., dopo la vittoria su Antonio alla battaglia di Mutina.
- ^ Singoli templi e altari erano presenti in Italia e nelle Province per un culto di Augusto come Dio durante la sua vita, oltre al culto del Genius Augusti, non come Divus Augustus, ma come Divi filius, oppure come Divus Iulius.[348]
Fonti
modifica- ^ a b c d Vita divi Augusti,ย 27.
- ^ a b c Res Gestae,ย 4.
- ^ AE 2001, 1012; CIL XI, 367; CIL II, 4712 (p XLVIII, 992); CIL III, 10768 (p 2328,26).
- ^ a b c Cassio Dione,ย LIV, 27.2.
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- ^ Cassio Dione,ย LIV, 10.5 e 30.1.
- ^ a b c d e f Fasti triumphales.
- ^ CIL VI, 40306 databile a dopo il 23 a.C.
- ^ Cassio Dione,ย LIV, 8, 1. Velleio Patercolo,ย II, 91. Livio,ย 141. Svetonio,ย Vita divi Augusti, 21; Vita Tiberi, 9. RIC Augustus, I, 510; Sutherland Group VIIa; RSC 298; RPC I 2218; BMCRE 703 = BMCRR East 310; BN 982-3 and 985; CNR 809/2.
- ^ RIC Augustus I 367 (databile al 16 a.C.); RSC 348; BMCR 99 = BMCRR Rome 4490; BN 368-71.
- ^ CIL III, 3117 databile al 10 a.C. per imperator XII.
- ^ CIL V, 3325. AE 1954, 88. AE 1981, 547 = AE 1984, 584. AE 1984, 583; Cassio Dione,ย LIV, 31.4; Syme 1993,ย p. 106.
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- ^ Cfr. Licandro,ย p. 60, dove si cita anche il volume collettaneo Augustus. Studi in occasione del bimillenario augusteo, 1938, per i tipi della Reale Accademia Nazionale dei Lincei (su Internet Archive).
- ^ Geraci e Marcone,ย p. 151.
- ^ Geraci e Marcone,ย p. 152.
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- ^ a b Gaetano Mario Columba, BRUTO, Decimo Giunio, Albino, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1930.
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Bibliografia
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Voci correlate
modifica- Adozione nell'antica Roma
- Agosto
- Appiano di Alessandria
- Ara Pacis
- Augusto (titolo)
- Azia maggiore
- Battaglia di Azio
- Battaglia di Filippi
- Battaglia di Nauloco
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- Velleio Patercolo
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Collegamenti esterni
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