| Afrika Bambaataa | |
|---|---|
| Nazionalità | |
| Genere | Hip hop[1][2][3][4][5][6] Electro[3][4][7][8] |
| Periodo di attività musicale | 1977 – 2026 |
| Album pubblicati | 20 |
| Studio | 17 |
| Raccolte | 3 |
Afrika Bambaataa, pseudonimo di Lance Taylor (New York, 17 aprile 1957 – Filadelfia, 9 aprile 2026[9]), è stato un rapper e disc jockey statunitense.
Ritenuto uno dei pionieri e fra i più importanti artisti del genere,[10] Bambaataa contribuì a sviluppare l'"electro rap", uno stile destinato a caratterizzare molta musica degli anni ottanta.
Biografia
modificaGiovinezza
modificaPer moltissimi anni si è creduto erroneamente che il suo vero nome fosse Kevin Donovan, e non Lance Taylor. Taylor visse la propria adolescenza nel Bronx di New York, dove partecipò alle iniziative del gruppo attivista Bronx River Projects ed assistette ai movimenti di liberazione dei neri. L'ascolto dei numerosi dischi della madre fu ciò che contribuì maggiormente ad interessare Taylor alla musica.[11]
A causa della politica ufficiale del Bronx negli anni settanta, la gente iniziò ad associarsi alle gang per ragioni di sicurezza (secondo le testimonianze, vivere nel Bronx e non essere membro di una gang durante gli anni Settanta poteva essere fatale).[10] Le bande criminali diventarono presto la "legge in assenza della legge", combattendo contro il commercio di droghe pesanti, garantendo un servizio sociale di sanità e cercando di riportare alla legalità le zone ritenute "deviate". Dopo aver fondato la gang dei Savage Seven (più tardi rinominata Black Spades) ed esserne divenuto il leader,[10] Lance iniziò ad instaurare relazioni amichevoli con i membri di altri gruppi criminali; come conseguenza, i Black Spades divennero la banda più numerosa ed influente del Bronx.
Dopo aver viaggiato in Africa ed aver visto il film Zulu, iniziò a ripudiare la violenza, convinse la propria gang ad avere un atteggiamento pacifico verso il prossimo e fondò la comunità Bronx River Organisation.[10]
Carriera
modificaDopo aver scelto il nome d'arte Afrika Bambaataa (ripreso da quello di Bhambatha, un capo Zulù considerato il precursore del movimento anti-apartheid, che lui era solito dichiarare significasse "leader affettuoso"),[10][12][13] iniziò ad organizzare delle feste hip-hop dove suonò musica ispirata a quella di DJ Kool Herc e Kool Moe Dee. Dopo aver deciso di utilizzare l'hip hop per interrompere le violenze esercitate dalle gang, il cantante formò la Universal Zulu Nation Family Of Funk (nota più semplicemente come Zulu Nation),[13] una comunità di ragazzi di colore che contribuì a portare la pace fra i gruppi micro-criminali.[14] Divenuto successivamente noto anche con il nome Master of Records, Bambaataa fondò due gruppi rap: i Jazzy 5 e i Soulsonic Force. Nel 1982, gli venne regalata una vecchia tastiera elettronica utilizzata in precedenza dai Kraftwerk, mentre Arthur Baker e John Robie, rispettivamente produttore e tastierista, gli diedero una beat box. Queste apparecchiature divennero, da quel momento, quelle più utilizzate dal deejay.
Nel 1980 Bambaataa e la Universal Zulu Nation Family Of Funk pubblicarono il loro primo singolo, Zulu Nation Throwdown, e parteciparono ad un tour che, secondo le intenzioni del musicista, doveva soprattutto contribuire ad espandere la cultura dell'hip hop, da lui considerato un mezzo per testimoniare valori quali la pace, l'unità, l'amore, e il divertimento.
In seguito pubblica i singoli Jazzy Sensation nel 1981, Planet Rock (canzone nota anche per il campionamemto di Trans-Europe Express dei Kraftwerk) nel 1982 e Looking for the Perfect Beat nel 1983; gli ultimi due dischi in particolare, realizzati insieme ai Soulsonic Force, lo consacrano come uno dei maestri del Rap della vecchia scuola. Nel 1984 Bambaataa e i Soulsonic Force pubblicano insieme agli Shango (altra formazione facente parte del giro della Zulu Nation) il singolo Frantic Situation, brano che il gruppo esegue dal vivo nel cult movie dell'Old school hip hop Beat Street, dove fa una breve apparizione.[15] Nel 1986 escono l'EP Unity, opera realizzata in collaborazione con James Brown,[16] la compilation Planet Rock: The Album, pubblicazione contenente alcuni brani d'inizio carriera di Bambaataa e l'LP Beware (The Funk Is Everywhere), primo album uscito con la denominazione "Afrika Bambaaataa And Family", e comprendente fra l'altro una cover del brano Kick Out the Jams dei MC5; nel 1987 esce l'EP Death Mix Throwdown.
Nel 1988, dopo aver firmato un contratto discografico con la Capitol, Bambaataa pubblica il disco The Light, un album in cui parteciparono numerosi musicisti, tra i quali (Boy George, Nona Hendryx, Bill Laswell, George Clinton ed altri).[16] Da questo album verrà estratto un singolo di successo, "Reckless", e che vede la partecipazione del gruppo britannico UB 40. Il disco, uscito sia in versione 45 giri che Maxi single, otterrà significativi riconoscimenti e piazzamenti nelle classifiche europee raggiungendo il numero 1 in quella italiana.[17] È dello stesso anno la collaborazione con Enzo Avitabile nel singolo Street Happiness del cantante napoletano. Dopo aver subito un calo di popolarità dovuto all'emersione di generi musicali quali la house e di molti altri musicisti hip hop, nel 1991 Bambaataa pubblica The Decade of Darkness 1990-2000 (anche questo creditato ad Afrika Bambaataa And Family come i due precedenti), album orientato verso la musica da ballo commerciale di inizio anni novanta e la nascente scena techno (genere musicale dal quale Bambaataa verrà influenzato e che caratterizzerà molte delle sue opere successive), e che vide anche la partecipazione di alcuni DJ e produttori dance italiani.
Nel 1996 escono gli album Lost Generation, disco di nuovo realizzato in collaborazione con i Soulsonic Force, ed orientato anch'esso sulla musica elettronica e house, e Warlocks and Witches, Computer Chips, Microchips and You, realizzato in collaborazione con i Time Zone. Nel 1999 esce l'EP Return To The Planet Rock, realizzato insieme a Soulsonic Force e Jungle Brothers , seguito nel 2004 da Dark Matter Moving At The Speed of Light e Everyday People - The Breakbeat Party Album, quest'ultimo realizzato con i Time Zone.
Nel 2014 esce Zulu Rainin' Hell, disco che è un mix di campionamenti e dub tratte dalle registrazioni dei suoi primi lavori. Oltre agli album ufficiali, Bambaataa nel corso della sua carriera ha pubblicato numerosi singoli, l'ultimo dei quali è Funk On The 1, disco uscito nel 2019 e realizzato come tributo a Sly & the Family Stone.[18] Sono uscite inoltre diverse compilation facenti riferimento alle sue opere; tra queste Don't Stop: Planet Rock Remix, EP che contiene alcuni remix, di brani tratti dal suo repertorio, realizzati da autori vari (compresi LFO e 808 State).
Le accuse di molestie sessuali del 2016
modificaNell'aprile del 2016, l'attivista politico Ronald Savage, originario del Bronx, ha accusato Bambaataa di averlo molestato nel 1980, quando Savage aveva 15 anni. Dopo le accuse di Savage, altri uomini hanno accusato Bambaataa di abusi sessuali, tra questi Hassan Campbell, che dichiarò di aver subito molestie da parte di Bambaataa sin dall'età di 13 anni.[19][20] In merito alla vicenda, Bambaataa ha rilasciato una dichiarazione a Rolling Stone negando le accuse. Il 6 maggio 2016 però, Bambaata è stato costretto a lasciare la sua posizione a capo della Zulu Nation.
Proprio a seguito di questo scandalo è emerso da documenti ufficiali che il vero nome di Afrika Bambaataa è Lance Taylor, non Kevin Donovan, che in realtà è un musicista della Harlem Underground Band, il cui nome è riportato sull'etichetta di Death Mix, primo disco di Bambaataa. In seguito nel 2021 Melle Mel dichiarò in un'intervista a riguardo della vicenda di Bambaataa che "nel mondo hip hop tutti sapevano", definendolo "il più grande segreto custodito nell'hip-hop";[21] nel 2024 il rapper francese Solo dichiarò in un'intervista di aver subito quando aveva 16 anni anch'egli degli episodi di presunti abusi da parte di Afrika Bambaataa.[22]
Morte
modificaÈ morto il 9 aprile 2026 al Pennsylvania Hospital di Filadelfia[23] a causa di un tumore alla prostata di cui soffriva da tempo, poco prima di compiere 69 anni.[24][25]
Stile musicale
modificaPioniere del genere hip hop,[1][2] Afrika Bambaataa ha proposto uno stile in cui manipola vinili ed effetti sonori sfruttando giradischi, drum machine e vocoder.[1] Secondo le testimonianze, Bambaataa fu "il primo a capire le potenzialità espressive del rap e a piegarlo al gusto chic degli intellettuali".[26] Viene spesso ricordato per la sua Planet Rock, prima traccia hip-hop costruita su una base elettronica e con cui ha inventato l'electro-funk.[2][3] A lui sono attribuite la paternità della house, della techno, del freestyle, del Miami bass e del funk carioca.[1][2][3][27]
Discografia
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Album in studio
modifica- 1985 - Sun City Progetto Discografico (EMI)
- 1986 - Planet Rock: The Album
- 1986 - Beware (The Funk Is Everywhere)
- 1987 - Death Mix Throwdown
- 1988 - The Light
- 1996 - Jazzin' by Khayan: The New World Power
- 1996 - Lost Generation
- 1996 - Warlocks and Witches, Computer Chips, Microchips and You
- 1999 - Electro Funk Breakdown
- 1999 - Return to Planet Rock
- 2000 - Hydraulic Funk
- 2000 - Theme of the United Nations w/ DJ Yutaka
- 2004 - Dark Matter Moving at the Speed of Light
- 2005 - Metal
- 2005 - Metal Remixes
- 2006 - Death Mix 2
- 2014 - Zulu Rainin' Hell
EP
modifica- 1983 - Death Mix
- 1992 - Don't Stop... Planet Rock (The Remix EP)
Raccolte
modifica- 1991 - The Decade of Darkness 1990-2000
- 1997 - Zulu Groove
- 2001 - Looking for the Perfect Beat: 1980-1985
Singoli
modifica- 1981 - Zulu Nation Throwdown
- 1981 - Jazzy Sensation
- 1982 - Planet Rock
- 1982 - Looking for the Perfect Beat
- 1983 - Renegades of Funk
- 1983 - Wildstyle
- 1984 - Unity (con James Brown)
- 1984 - World Destruction
- 1984 - Frantic Situation (con Shango)
- 1984 - World Destruction (con John Lydon)
- 1986 - Bambaataa's Theme
- 1988 - Reckless (con UB40)
- 1990 - Just Get Up and Dance
- 1991 - Is There Anybody Out There? (con Bassheads)
- 1993 - Zulu War Chant
- 1993 - What's the Name of this Nation?...Zulu
- 1993 - Feeling Irie
- 1994 - Pupunanny
- 1994 - Feel the Vibe (con Khayan)
- 1998 - Agharta - The City of Shamballa (con WestBam)
- 1998 - Go to Get Up (vs. Carpe Diem)
- 1999 - Afrika Shox (con Leftfield)
- 2001 - Planet Rock (con Paul Oakenfold)
Note
modifica- ^ a b c d Federico Guglielmi, Grande enciclopedia rock, Giunti, 2002, p. 6.
- ^ a b c d (EN) Kimberly Burgess, The Foundation, in Vibe, settembre 2003.
- ^ a b c d Ezio Guatamacchi, 1000 canzoni che ci hanno cambiato la vita, Rizzoli, 2009, capitolo dedicato a Planet Rock.
- ^ a b (EN) Autori vari, The World of DJs and the Turntable Culture, Hal Leonard Corporation, 2003, p. 132.
- ^ (EN) The Truth Behind Hip Hop, The Truth Behind Hip Hop, Xulon, 2009, p. 52.
- ^ Afrika Bambaataa, su allmusic.com.
- ^ (EN) Justin A. Williams, The Cambridge Companion to Hip-Hop, Cambridge University, 2015, capitolo "Afrika Bambaataa's reincarnation".
- ^ Afrika Bambaataa, su allmusic.com.
- ^ (EN) Afrika Bambaataa death: Hip-hop pioneer and DJ dies at 68 after cancer diagnosis, su independent.co.uk, 9 aprile 2026.
- ^ a b c d e Riccardo Bertoncelli, Enciclopedia rock anni '90, Baldini&Castoldi, 2001, pp. 12-13.
- ^ Massimo Cotto, Il grande libro del rock e non solo, Bur-Rizzoli, 2011, p. 682.
- ^ (EN) Afrika Bambaataa - bronxski.com, su bronxski.com, 20 novembre 2024. URL consultato il 13 aprile 2026.
- ^ a b Alessandro Bolli, Dizionario dei nomi rock, Arcana, 1998, p. 28.
- ^ Ventiquattromila dischi. Guida a tutti i dischi degli artisti e gruppi più importanti (a cura di Riccardo Bertoncelli e Cris Thellung, Zelig, 2006)
- ^ Beat Street (1984), su rottentomatoes.com.
- ^ a b Enzo Gentile e Alberto Tonti, Dizionario del pop-rock, Baldini&Castoldi, 2002, p. 28.
- ^ Music & Media, "Playlist Report: RAI stereo due - Italy", in Music & Media, vol.5 n.15, 9 aprile 1988.
- ^ Afrika Bambaataa - Funk On The 1 (Tribute To Sly And The Family Stone), su fi.napster.com.
- ^ (EN) Hip-hop pioneer Afrika Bambaataa abused, sex trafficked 12-year-old, lawsuit alleges, su Yahoo News, 11 settembre 2021. URL consultato il 13 aprile 2026.
- ^ (EN) Alexander Woodward, Afrika Bambaataa loses civil case after failing to appear in court, su Art Threat, 9 aprile 2026. URL consultato il 13 aprile 2026.
- ^ Afrika Bambaataa, Hip-Hop Pioneer and Sex Criminal, Dead at 67, su consequence.net.
- ^ Afrika Bambaataa Accused of Sexual Abuse by French Rapper Solo, su complex.com.
- ^ Afrika Bambaataa death: Hip-hop pioneer and DJ dies at 68 after cancer diagnosis, su independent.co.uk, 9 aprile 2026.
- ^ Il pioniere dell'hip-hop Afrika Bambaataa è morto all'età di 68 anni, su ansa.it, 10 aprile 2026.
- ^ Afrika Bambaataa, a pioneer of hip-hop, dies at age 68, su nbcnews.com, 10 aprile 2026.
- ^ (EN) Afrika Bambaataa, su scaruffi.com. URL consultato il 6 dicembre 2017.
- ^ (EN) Frederick Moehn, Contemporary Carioca: Technologies of Mixing in a Brazilian Music Scene, Duke University, 2012, p. 136.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
modifica- Afrika Bambaataa - Topic (canale), su YouTube.
- (EN) Afrika Bambaataa, su The Encyclopedia of Science Fiction.
- Afrika Bambaataa, su Last.fm, CBS Interactive.
- (EN) John Bush, Afrika Bambaataa, su AllMusic, All Media Network.
- (EN) Afrika Bambaataa / Aasim (3) / Khayan Aasim Bambaataa / Khayan / Kevin Donovan, su Discogs, Zink Media.
- (EN) Afrika Bambaataa, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
- (EN) Afrika Bambaataa, su WhoSampled.
- (EN) Afrika Bambaataa, su SecondHandSongs.
- (EN) AFRIKA BAMBAATAA, su SoundCloud.
- (EN) Afrika Bambaataa, su Genius.com.
- (EN) Afrika Bambaataa, su Billboard.
- Afrika Bambaataa, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l..
- Afrika Bambaataa, su FilmTv.it, Tiche Italia s.r.l..
- Afrika Bambaataa, su Comingsoon.it, Anicaflash.
- (EN) Afrika Bambaataa, su IMDb, IMDb.com.
- (EN) Afrika Bambaataa, su AllMovie, All Media Network.
- (EN) Afrika Bambaataa, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC.
- (EN) Afrika Bambaataa, su Metacritic, Red Ventures.
- (EN) Afrika Bambaataa, su AFI Catalog of Feature Films, American Film Institute.
- (DE, EN) Afrika Bambaataa, su filmportal.de.
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