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Arbรซreshรซ
Albanesi d'Italia
Gli insediamenti Albanesi d'Italia
(Vedi lista)
ย 
Nomi alternativiItalo-Albanesi,
Arbรซreshรซt e Italisรซ
Luogo d'origineAlbania (bandiera)ย Albania[1][2][3]
Popolazione100ย 000[4][5]
(Popolazione etnica: 260ย 000)[6]
Linguaalbanese arbรซresh,
italiano
ReligioneCristiano cattolici di rito bizantinoย ยท Chiesa Italo-Albanese
(Minoranza: cattolici di rito latino)
Gruppi correlatialbanesi, arvaniti, รงam, stradioti, sulioti
Distribuzione
Italia (bandiera)ย Italia100ย 000 circa

Gli arbรซreshรซ (AFI: [aษพbษ™หˆษพษ›สƒ]; inย albanese arbรซreshรซt e Italisรซ), ossia gli albanesi d'Italia[7][8], detti anche italo-albanesi[9], sono la minoranza etno-linguistica albanese storicamente stanziata in Italia meridionale e insulare[10].

Bandiera degli Arbรซreshรซ presso il comune di Piana degli Albanesi (PA)

Provenienti dall'Albania, dalla storica regione albanese dell'Epiro e dalle numerose comunitร  albanesi dell'Attica e della Morea, oggi nell'odierna Grecia[11], si stabilirono in Italia tra il XV e il XVIII secolo, in seguito alla morte dell'eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Scanderbeg e alla progressiva conquista dell'Albania e, in generale, di tutti i territori giร  dell'Impero bizantino nei Balcani da parte dei turchi-ottomani[12]. La loro cultura รจ determinata da elementi caratterizzanti, che si rilevano nella lingua, nel rito religioso, nei costumi, nelle tradizioni, negli usi, nell'arte e nella gastronomia, ancora oggi gelosamente conservate, con la consapevolezza di appartenere a uno specifico gruppo etnico[8].

Gli italo-albanesi costituiscono la Chiesa cattolica italo-albanese[13][14], una Chiesa sui iuris di tradizione bizantina, composta da tre circoscrizioni ecclesiastiche: ad essa fanno capo due eparchie, quella di Lungro in Calabria per gli albanesi dellโ€™Italia continentale e quella di Piana degli Albanesi in Sicilia per gli albanesi dellโ€™Italia insulare, e una abbazia territoriale, il monastero esarchico di Grottaferrata[15] nel Lazio i cui monaci basiliani provengono in gran parte dagli insediamenti italo-albanesi[16][17]. Da oltre cinque secoli dalla diaspora la maggior parte delle comunitร  italo-albanesi conserva tuttora il rito bizantino d'origine[18]; e il gruppo etno-linguistico albanese - tranne alcuni casi[19] - รจ riuscito a mantenere la propria identitร  avendo nel clero, e le sue istituzioni, il piรน forte tutore e il fulcro dell'identificazione etnica.

L'idioma degli arbรซreshรซ รจ l'omonima lingua arbรซreshe (gluha arbรซreshe), che fa parte della macro-lingua albanese e deriva dalla variante tosca (toskรซ) parlata in Albania meridionale. A seguito della legge n. 482/1999[20] l'albanese รจ tra le lingue riconosciute e tutelate in Italia.

Si stima che gli albanesi d'Italia siano circa 100.000[4][21] e costituiscano una delle maggiori tra le storiche minoranze etno-linguistiche d'Italia. Per definire la loro "nazione" sparsa usano dire Arbรซria[22][23]. Dal 2020, la cultura e i riti della popolazione albanese d'Italia sono candidati formalmente, col titolo "Moti i Madh" (Il Tempo Grande), alla lista dei patrimoni orali e immateriali dell'umanitร  UNESCO[24], formalizzata in collaborazione e condivisione del Governo della Repubblica dโ€™Albania attraverso il Ministero della Cultura Albanese[25].

Etnonimo

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Gli albanesi d'Italia[26] o gli italo-albanesi, si riconoscono con l'etnonimo arbรซreshรซ[27] (termine derivante da Arbรซr, importante principato albanese in epoca medievale)[28], che generalizzando significa appunto "albanese"[29][30].

Sono stati, talvolta, erroneamente chiamati con l'appellativo "greco-albanesi"[31], "italo-greci" o addirittura soltanto "greci" (allorquando confusi con i greci dai "latini" per la lingua greca medievale utilizzata nel rito bizantino professato o tuttalpiรน per indicare l'appartenenza all'aspetto religioso di questi, greco/orientale e non romano/occidentale[30][32][33]) o "arbereschi" (l'italianizzazione impropria e forzata[34][35] di arbรซreshรซ)[36][37]. Ritrovando nel passato nell'aspetto religioso ('greco') - piuttosto che all'aspetto linguistico (albanese) - l'elemento piรน influente d'appartenenza e in primo luogo differenziazione rispetto all'ambiente circostante (latino), alcuni degli stessi italo-albanesi si sono presentati in lingua italiana come "greci", ma esclusivamente inteso nella fede (ortodossi in tutto con Roma), e chiamandosi sempre arbรซreshรซ nel proprio idioma[38]. Pienamente coscienti di appartenere al piรน ampio e sparso popolo albanese, a maggior ragione oggi gli albanesi d'Italia vedono di cattivo occhio l'esser chiamati volutamente o per errore "greci".
Gli albanesi, in quanto 'orientali', erano spesso chiamati "greci" in tutte le regioni del Meridione d'Italia[39], seppur questo รจ rimasto piรน in ambito siciliano; mentre in ambito piรน calabrese - ma cosรฌ allo stesso modo nelle regioni limitrofe - gli albanesi sono anche stati chiamati "ghiegghi" (pl.), "ghiegghiu" (sing.). Questi 'nomi' spesso assumono una accezione denigratoria, divenendo un vero e proprio insulto etnico[40]. Nella fattispecie il nomignolo "ghiegghiu", che oggi probabilmente ha una connotazione anche semplicemente goliardica e scherzosa, รจ pur sempre nato come dispregiativo e rimane non gratae dagli italo-albanesi[41]. Quest'ultimo etnonimo non sembra derivare affatto dall'etnonimo regionale gegรซ (it. ghego) 'abitante del nord Albania', ma piuttosto dalla voce albanese parafrasata gjegj - gjegjem (lett. sentire, ascoltare, inteso come 'mi dica/prego')[42][43].
Sulla base di questi appellativi, spesso dispregiativi per indicare persone albanesi, veniva detto: Si viri un grecu e un lupu, lassa lu lupu e tira a lu grecu (Se vedi un albanese ed un lupo, lascia stare il lupo e spara all'albanese)[44], la cui pronta risposta degli albanesi era: Derr e litรฌ, mos i vurรซ ndรซ shpรฌ se tรซ รงajรซn poรงe e kuzi (Maiale e latino, non li entrar a casa che ti rompono piatti e pignate)[45]. Gli italo-albanesi chiamano infatti litรฌnj (latini) i forestieri e le famiglie provenienti dalle localitร  non albanofone. In difesa della "razza", oltre a ciรฒ, gli italo-albanesi usavano dire: Nรซ ti je arbรซresh, ruaju litirit si pelekani m'i ruhet sqeparit (Se sei albanese, proteggiti dal latino come il pellicano protegge il suo becco)[46][47].
Nel corso della storia, inoltre, riferendosi alla provenienza geografica di questi, gli etnonimi "epiroti"[48], "moreoti"[49] o "macedoni"[50] furono ampiamente usati per riferirsi agli italo-albanesi.

Prima della conquista del Principato d'Albania da parte dell'Impero ottomano (1481) sino a certo il XVIII secolo, periodo dell'ultima diaspora, il popolo albanese si identificava con il nome di arbรซreshรซ o arbรซrorรซ, prendendo origine dal termine Arbรซr/Arbรซri con il quale s'individuava la nazione albanese[29]. Essi venivano indicati dai bizantini col nome di arbanon, ฮฑฮปฮฒฮฑฮฝฮฟฮฏ o ฮฑฮปฮฒฮฑฮฝแฟ–ฯ„ฮฑฮน in greco, albanenses o arbanenses in latino[51] e in epoca moderna macedoni o epiroti dalle repubbliche marinare, dagli antichi Stati italiani e dalla Corona d'Aragona. A seguito dell'invasione turca, al disfacimento dell'Impero bizantino e dei Principati albanesi, molti albanesi, per la libertร  e per sottrarsi al giogo turco-ottomano, giunsero in Italia[52][53]. Da allora, in diaspora, continuarono a identificarsi come arbรซreshรซ, diversamente dai fratelli d'Albania, che assunsero l'etnonimo shqiptarรซ (da "shqip", ovvero colui che "pronuncia, parla bene [l'albanese]", shqipton, flet mirรซ [arbรซrishtjรซn]), seppure la denominazione originaria con la radice arbรซr o arben sopravvive ancora, per quanto poco usata, fra gli albanesi cattolici del nord. (Arbรซresh sing. maschile, Arbรซreshรซ pl. maschile, Arbรซreshe sing. e pl. femminile[54], da cui Arbรซria).

Distribuzione geografica

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Comunitร  albanesi d'Italia

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Lo stesso argomento in dettaglio: Arbรซria e Comuni dell'Arbรซria.
Le regioni d'Italia in cui รจ presente la minoranza albanese/arbรซreshe
Villa Badessa (Badhesa) in Abruzzo
Ururi (Ruri) in Molise
Greci (Katundi) in Campania
Barile (Barilli) in Basilicata
Casalvecchio di Puglia (Kazallveqi) in Puglia
Civita (ร‡ifti) in Calabria
Piana degli Albanesi (Hora e Arbรซreshรซvet) in Sicilia

Le comunitร  albanesi d'Italia[55], distribuite in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia[56], si riconoscono dal mantenimento della lingua. Esse hanno duplice nomenclatura: in lingua italiana e in lingua albanese (nella variante arbรซreshe). Quest'ultima รจ quella con cui gli abitanti conoscono il proprio luogo, identificato come katund (paese) o horรซ (cittร /cittadina). Le comunitร  dell'Arberia sono divise in numerose isole etno-linguistiche corrispondenti a diverse aree dell'Italia meridionale e non esiste omogeneitร  sia per la localizzazione geografica che per il numero dei comuni. Alcune localitร , circa trenta, sono state assimilate e hanno ormai perso l'identitร  originaria, oltre all'uso della lingua, mentre altre sono completamente scomparse.

Oggi si contano 50 comunitร  di provenienza e cultura albanese, 41 comuni e 9 frazioni, disseminati in sette regioni dell'Italia meridionale e insulare, costituendo complessivamente una popolazione di oltre 100.000 abitanti[7][57]. Sulla reale consistenza numerica degli italo-albanesi non vi sono cifre sicure, gli ultimi dati statisticamente certi sono quelli del censimento del 1921, da cui risulta che erano 80.282, e quello del 1997 dal quale risulta una popolazione di 197.000[58], come emerge nello studio di Alfredo Frega[59], anche se nel 1998 il ministero dell'Interno stimava la minoranza albanese in Italia in 98.000[10] persone.

La Calabria รจ la regione con la maggiore presenza di comunitร  arbรซreshe, alcune molto vicine fra loro, contando 58.425 persone che abitano in 33 paesi, suddivisi in 30 comuni e tre frazioni della regione, in particolare in provincia di Cosenza[60]. Importanti comunitร  si trovano in Sicilia, 5 comuni, nell'area di Palermo, con 53.528 persone. La Puglia ha solo una piccola percentuale di arbรซreshรซ, 4 comuni e 12.816 persone concentrate in provincia di Foggia, a Casalvecchio e Chieuti, in provincia di Taranto a San Marzano e nella cittร  metropolitana di Bari a Cassano delle Murge. Altre comunitร  albanesi si trovano in Molise, 13.877 persone, nei 4 comuni di Campomarino, Ururi, Montecilfone e Portocannone; in Basilicata, 8.132 persone, nei 5 comuni di San Paolo Albanese, San Costantino Albanese, Barile, Ginestra e Maschito. Altre comunitร  italo-albanesi le troviamo in Campania, con 2.226 persone, e in Abruzzo, con 510 persone.

La comunitร  italo-albanese storicamente piรน grande, sia numericamente - riguardante il numero di parlanti in albanese - sia nella dimensione dell'abitato, รจ Piana degli Albanesi (PA). Altri paesi numericamente rilevanti, cresciuti negli ultimi decenni negli abitanti ma non conservanti integralmente la lingua albanese, sono Spezzano Albanese (CS) e San Marzano di San Giuseppe (TA).

Tradizionalmente viene considerata Contessa Entellina (PA) tra le piรน antiche colonie albanesi in Italia (1450)[61], mentre Villa Badessa (PE) รจ per certo l'ultimo centro fondato della lunga diaspora schipetara (1742)[62].

L'elenco completo delle comunitร  arbรซreshe รจ il seguente[7]:

Comunitร  d'origine albanese

Esistono, inoltre, piรน di trenta centri anticamente albanesi che hanno perso, in differenti periodi storici e per diversi motivi, l'uso della lingua albanese e sono cosรฌ caratterizzate da una mancata ereditร  storica e culturale arbรซreshe: per l'Emilia-Romagna sono Pievetta e Bosco Tosca, frazioni di Castel San Giovanni (PC); per il Lazio รจ Pianiano[63] (VT), frazione di Cellere; per il Molise รจ Santa Croce di Magliano (CB); per la Campania in provincia di Caserta รจ Alife[64]; per la Puglia sono Casalnuovo Monterotaro, Castelluccio dei Sauri, San Paolo di Civitate (FG), Monteparano, San Giorgio Ionico, San Crispieri, Faggiano, Roccaforzata, Monteiasi, Carosino, Montemesola (TA); per la Basilicata sono Brindisi Montagna, Rionero in Vulture (PZ); per la Calabria sono Cervicati (ร‡ervikat), Mongrassano (Mungrasana), Rota Greca (Rrota), San Lorenzo del Vallo (Sullarรซnxa'), Serra d'Aiello (Serrรซ, CS), Amato, Arietta (Arjรจta), frazione di Petronร , Gizzeria (Jacaria) e le frazioni Mortilla (Mortilรซ) e Gizzeria Lido (Zalli i Jacarisรซ), Zagarise, Zangarona (Xingarona), frazione di Lamezia Terme, (CZ); per la Sicilia sono Mezzojuso (Munxifsi), Palazzo Adriano (Pallaci, PA), Sant'Angelo Muxaro (Shรซnt'ร‹ngjรซlli, AG), Biancavilla (Callรฌcari), Bronte (Brontรซ), San Michele di Ganzaria (Shรซn Mikelli, CT).

Le comunitร  di Mezzojuso e Palazzo Adriano, in provincia di Palermo, sono da considerarsi un caso particolare, dal momento che, pur avendo perso la lingua albanese e i costumi d'origine, hanno mantenuto il rito greco-bizantino, peculiare pilastro - insieme con lingua e abiti tradizionali - dell'identitร  albanese della diaspora. In questi casi, l'identitร  si conserva nell'aspetto religioso e nella memoria storica. Conservano memoria dell'ereditร  culturale originaria le comunitร  di Cervicati, Mongrassano e Rota Greca, in provincia di Cosenza.

Le migrazioni albanesi, sin dagli inizi della lunga diaspora, portarono alla formazione di comunitร  medio-piccole arbรซreshe ben inserite in numerose cittร  giร  esistenti del centro-nord Italia (in modo particolare, Venezia) e nella Corona d'Aragona (Napoli, Bari, Altamura, Barletta, Andria, Trani, Foggia, Bovino, San Severo, Lecce, Brindisi, Potenza, Matera, Melfi, Caltagirone e Piazza Armerina), nella buona parte dei casi realtร  - sempre per ragioni diverse - assimilate dalla cultura circostante[65].

Isole culturali, migrazioni e moderna diaspora albanese

Sopravvivono rilevanti isole culturali nelle grandi aree metropolitane di Milano, Torino, Roma, Napoli, Bari, Cosenza, Crotone e Palermo. Nel resto del mondo, in seguito alle migrazioni del XX secolo in paesi come il Canada, Stati Uniti[66][67][68], Argentina[69][70][71], Brasile, Cile e Uruguay esistono forti comunitร  che mantengono vive la lingua e le tradizioni arbรซreshรซ[55].

Dal 1990, con la caduta del regime comunista post-bolscevico in Albania, comunitร  significative di shqiptarรซ (albanesi d'Albania) si sono inserite e integrate nel tessuto sociale dei centri abitati italo-albanesi[55][72]. Con la lotta per l'Indipendenza del Kosovo (2008) un recentissimo gruppo di albanesi, vittime della pulizia etnica del regime jugoslavo, si รจ anch'esso integrato nelle varie comunitร  albanesi d'Italia.

Storia

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Etร  medievale

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Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'Albania ยง L'Albania nel medioevo.
ยซAll'aspetto religioso prima di tutto [โ€ฆ] assieme alle altre cause di natura economica e sociale, lo spirito di libertร  e di indipendenza che ha animato il popolo albanese nel corso della sua storia, รจ stato uno dei moventi che lo ha spinto all'abbandono dei luoghi aviti e alla ricerca di una nuova patria nei paesi d'oltremare quando l'Albania cadde sotto la dominazione turca.ยป
Una ricostruzione grafica del possibile e ulteriore spostamento albanese nei Balcani meridionali fra il XIV e il XV secolo (la presenza albanese nell'area piรน a sud รจ accertata almeno dal 1200)

Gli arbรซreshรซ, una volta distribuiti tra l'Albania, l'Epiro (Ciamuria) e la Morea, nell'odierno Peloponneso (vedi arvaniti), sono i discendenti della popolazione albanese sparsa in tutti i Balcani sud-occidentali. Storicamente, a partire dall'XI secolo[74], probabilmente a causa delle pressioni slave dal nord, gruppi di albanesi, con grandi abilitร  in campo militare, si spostarono verso la parte meridionale della Grecia (Corinto, Peloponneso e Attica) fondando numerosissime comunitร [53]. Intanto, la loro bravura li aveva identificati come i mercenari preferiti dei serbi, dei franchi, degli aragonesi, delle repubbliche marinare italiane e degli stessi bizantini[75].

Nel XV secolo si verificรฒ l'invasione progressiva dell'Europa orientale e cosรฌ anche dell'Albania da parte dei turchi-ottomani. La resistenza albanese si era organizzata nella Lega Albanese di Alessio (Lidhja e Lezhรซs), che faceva capo a Giorgio Castriota da Croia, meglio conosciuto come "Scanderbeg", passato alla storia d'Europa come โ€œdefensor fideiโ€ e โ€œatleta Christiโ€, colui il quale, bloccรฒ per cinque lustri l'avanzata militare ottomana. In questo periodo, nel 1448, re Alfonso V d'Aragona, chiamato il Magnanimo, re del regno di Napoli e del regno di Sicilia, chiese aiuto a Castriota, suo alleato, per reprimere la congiura dei baroni. La ricompensa per questa operazione furono delle terre in provincia di Catanzaro, e molti arbรซreshรซ ne approfittarono per emigrare esuli in queste terre sicure durante l'avanzata degli Ottomani, mentre altri emigrarono in altre zone dell'Italia peninsulare e insulare sotto il controllo della Repubblica di Venezia[75][76], nella speranza di poter rimpatriare alla fine della guerra turco-albanese.

Stendardo del Principato d'Albania nel Medioevo
Giorgio Castriota Scanderbeg dalla biografia di Marino Barlezio (1508)
Spedizione militare di Scanderbeg in Italia (1460-1462)
Urs Graf, Stradioti (XV secolo)
Una battaglia degli albanesi contro le armate turche

Durante il periodo della guerra di successione di Napoli, a seguito della morte di Alfonso d'Aragona, il legittimo erede Ferdinando d'Aragona richiamรฒ le forze di arbรซreshรซ contro gli eserciti franco-italiani[77] e Scanderbeg sbarcรฒ nel 1461 in Puglia[78]. Dopo alcuni successi, gli arbรซreshรซ accettarono in cambio delle terre in loco, mentre Scanderbeg ritornรฒ per riorganizzare la resistenza albanese contro i turchi che avevano occupato l'Albania.

Giorgio Castriota[79] morรฌ a causa di una malattia nel 1468, ma le sue truppe combatterono ancora per un ventennio[80].

Francesco Hayez, I rifugiati di Parga, allora cittadina albanese dell'Epiro, mentre abbandonano la loro patria
Luigi Manes, Icona dello sbarco degli esuli albanesi in Italia, Chiesa Santissimo Salvatore a Cosenza

Dopo ventiquattro anni di resistenza, la guerra fu persa e l'Albania cadde in mano ottomana, divenendo parte periferica dell'Impero ottomano. Molti albanesi decisero di emigrare. I primi arbรซreshรซ che approdarono in Italia erano tradizionalmente soldati stradioti, anche al servizio del Regno di Napoli, del Regno di Sicilia e della Repubblica di Venezia[81]. Molti degli esuli delle migrazioni successive alla prima appartenevano alle piรน rinomate classi sociali albanesi fedeli alla ortodossia cattolica, tra cui capi militari, sacerdoti, nobili e aristocratici consanguinei di Giorgio Castriota, che li aveva guidati nella lotta contro gli ottomani. Considerati i rapporti con Venezia, gli albanesi costituirono la loro chiesa nella repubblica marina, la Scuola di Santa Maria degli Albanesi, tutt'oggi esistente. Lo stesso avvenne in altre localitร  e cittร  importanti d'Italia, come ad esempio a Lecce (Chiesa di San Niccolรฒ dei Greci), Napoli (Chiesa dei Santi Pietro e Paolo dei Greci) e Palermo (Chiesa di San Nicolรฒ dei Greci), definite dai "latini" - i non albanesi - dei "greci" per il rito religioso orientale.

Papa Paolo II, sul soglio ponteficio dal 1464 al 1471, cosรฌ scriveva al Duca di Borgogna:

ยซLe cittร  che finora avevano resistite al furore dei Turchi sono oramai tutte cadute o in loro potere. Questi popoli che abitano lungo le coste dello Adriatico tremano allo aspetto di questo imminente pericolo. Non vedesi ovunque che spavento, dolore, captivitร  e morte; non si puรฒ senza versare lagrime contemplare queste navi che partite dalla riva albanese si riparano nei porti d'Italia, e queste famiglie ignude, meschine, che scacciate dalle loro abitazioni stanno sedute sulla riva del mare stendendo le mani al cielo, e facendo risuonare l'aria di lamenti in ignorata favella.ยป

Incominciรฒ, dopo il 1478, la piรน grande e lunga diaspora albanese nelle regioni meridionali della Penisola, compresa la Sicilia, dove il re di Napoli e il re di Sicilia offrirono loro altre zone in Puglia, Basilicata, Molise, Calabria, Campania e Sicilia[55]. Gli albanesi godettero anche di speciali concessioni e di consistenti privilegi, reali, ecclesiastici o baronali, nelle terre in cui furono accolti.

Etร  moderna

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Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'Albania ยง La conquista ottomana.

Le ondate migratorie si susseguirono, numerosi furono gli albanesi a dover lasciare la propria terra. Per alcune fonti la quinta migrazione si ebbe tra il 1500 e il 1534[53]. Impiegati come mercenari dalla Repubblica di Venezia, gli arbรซreshรซ dovettero lasciare il Peloponneso con l'aiuto delle truppe di Carlo V d'Asburgo, ancora a causa della presenza turca. Carlo V stanziรฒ questi soldati, capeggiati dai cavalieri che avevano partecipato all'assedio di Corone, in Italia meridionale, per rinforzarne le difese proprio contro la minaccia degli ottomani.

Stanziatisi in zone e villaggi isolati (il che permise loro di mantenere inalterata la propria cultura fino a oggi), gli albanesi in Italia fondarono o ripopolarono quasi un centinaio di comunitร . Con la loro immigrazione si assistette nel meridione, in genere, a una nuova fase di espansione demografica, che si accentuรฒ alla fine del XV secolo e continuรฒ per tutta la prima metร  del XVI secolo,[83] con la costituzione di vere e proprie comunitร  ex novo albanesi fuori dai Balcani.

Gli albanesi non emigrati, per sfuggire all'islamizzazione e conservare l'identitร  religiosa, divennero criptocristiani, ovvero, usarono nomi musulmani e si comportarono, nella loro vita sociale, come tali. Tuttavia, segretamente in famiglia, mantennero la fede e le tradizioni cristiane. Tale fenomeno, diminuito nel tempo in quanto fenomeno represso dai turchi, durรฒ dalla fine del XVII al tardo XVIII, primi del XIX secolo.

Etร  contemporanea

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Dettaglio di una mappa etnografica tedesca dell'Italia del 1859, in cui sono indicate in verde - con alcuni errori - le comunitร  albanesi/albaner.

Per mezzo millennio l'elemento di coesione del gruppo degli esuli albanesi d'Italia รจ stata la fede cristiana secondo la tradizione orientale di rito bizantino. Questa รจ tuttora uno dei tratti caratterizzanti dell'etnia, insieme alla lingua e ai costumi, sia rispetto alla restante popolazione italiana sia rispetto agli albanesi rimasti in patria convertiti all'Islam, e la disponibilitร  a rinunciare a tale peculiaritร  ha rappresentato l'elemento che ha permesso loro di non essere assimilati dall'ambiente italiano circostante[30].

L'ondata migratoria dall'Italia meridionale verso le Americhe negli anni tra il 1900 e il 1910 ha causato quasi un dimezzamento della popolazione dei centri (paesi, villaggi e cittadine) arbรซreshรซ e ha messo la popolazione a rischio di scomparsa culturale, nonostante la recente rivalutazione. In Argentina, nel quartiere Sant'Elena della cittร  di Lujรกn, esiste dagli inizi del secolo XX una florida comunitร  italo-albanese proveniente dai comuni di San Demetrio Corone, Santa Sofia d'Epiro, Vaccarizzo Albanese, Macchia Albanese e San Cosmo Albanese[84][85][86][87][88].

A partire dalla prima metร  del XX secolo, e ancora piรน chiaramente negli anni 1960 e 1970, fino ai giorni nostri, si ha un'attenzione sempre crescente per un risveglio culturale e per la valorizzazione e il mantenimento della minoranza etno-linguistica albanese d'Italia.

Oggi, alla luce degli avvenimenti storici, la continuitร  secolare della presenza albanese in Italia riveste un aspetto di eccezionalitร  nella storia dei popoli[30]. Dal 2017, con la sottoscrizione della Repubblica d'Albania e del Kosovo, รจ stata presentata richiesta ufficiale di iscrizione della popolazione arbรซreshe nella Lista UNESCO come patrimonio vivente immateriale e sociale dell'umanitร [89][90][91][92]

Tra il 2018 e il 2023 i presidenti d'Albania in carica fanno visita a vari centri albanesi d'Italia[93]. Nel 2023 il primo ministro dell'Albania fa visita ufficiale alla comunitร  italo-albanese dell'Eparchia di Lungro[94].

Contributo all'Italia e all'Albania

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La primissima registrazione vocale dell'inno nazionale albanese Himni i Flamurit, interpretata nel 1918 dal tenore arbรซresh Giuseppe Mauro.
Via Lega di Prizren a Santa Cristina Gela

La nascita delle Cattedre di Lingua e Letteratura albanese piรน antiche d'Europa (in primis Napoli 1900, da Giuseppe Schirรฒ), cosรฌ come per i Congressi panalbanesi in Italia (Corigliano Calabro 1895[95], Palermo-Piana dei Greci 1903, Trieste 1913, ecc.) e nei territori albanesi dei Balcani del XIX e XX secolo per la lingua e l'alfabeto albanese, sono nati anche in merito e contributo dei religiosi e intellettuali albanesi d'Italia.

Durante l'occupazione italiana dell'Albania numerosissimi arbรซreshรซ si trasferirono in Albania come insegnanti di lingua italiana e militari addetti alle traduzioni. Cosรฌ come avvenuto giร  nel XVI secolo, negli stessi anni i monaci basiliani italo-albanesi di Grottaferrata avviarono missioni apostoliche in Albania, specialmente nella sponda meridionale. Essi officiavano secondo il rito bizantino in lingua albanese, ma i loro riti erano frequentati anche dai cattolici italiani. Nonostante provenissero dall'Italia, a causa della loro antica stirpe albanese, venivano considerati dal popolo albanese albanesi a tutti gli effetti e la loro presenza era generalmente ben accolta pure dalla Chiesa locale. Gli obbiettivi della missione erano ambiziosi: tentare di far riconoscere la fede cristiana alla gente del luogo, l'apostolato e l'istruzione diretta, riavvicinare la comunitร  arbรซreshe alla terra d'origine, l'ecumenismo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, i quali italo-albanesi facevano da chiave di volta. Con l'avvento del comunismo in Albania tutti i monaci, scacciati dal governo, dovettero abbandonare il paese. L'importanza della missione, aldilร  della impossibilitร  nel continuare, consistette nel nuovo vigore apportato all'Albania e al monachesimo italo-albanese stesso, che riuscรฌ perfettamente a integrarsi, trasmettendo la propria cultura e sensibilitร  religiosa al territorio da cui aveva avuto provenienza secoli prima.[96]

Molti sono i cognomi di ascendenza albanese diffusi in Italia. Il cognome Albanese nacque come soprannome dato a persone di origine albanese, o perchรฉ venivano direttamente dall'Albania o perchรฉ originari delle colonie albanesi dell'Italia meridionale. Il cognome si diffuse nel periodo delle repubbliche marinare, quando, specialmente a Venezia, vennero arruolati soldati fra gli albanesi.

Anche nella politica istituzionale i rapporti fra Italia e Albania, grazie agli stessi italo-albanesi, si sono rafforzati: recentemente il presidente Sergio Mattarella ha incontrato nel comune albanese di San Demetrio Corone (Cs) il presidente albanese Ilir Meta[97]; nei mesi successivi il presidente dellโ€™Albania in forma ufficiale ha ampiamente visitato le comunitร  albanesi di Puglia e Calabria[98].

Gli Italo-Albanesi e l'Unitร  d'Italia
Epigrafe del Collegio Italo-Albanese di Santโ€™Adriano, San Demetrio Corone (1860)
Cippo a memoria di Garibaldi in Piana degli Albanesi (1910)
ยซQuesti Albanesi [d'Italia] sono stati il baluardo dei Cristiani, lo scudo della Fede e la salvezza dell'Europa. Sono eroi, che si sono distinti in tutte le lotte per la Libertร .ยป

Gli italo-albanesi hanno partecipato attivamente al Risorgimento italiano[99] e alla Rilindja kombั‘tare shqiptare (la Rinascita nazionale albanese)[100][101], ovverosia il Risorgimento albanese, dando in entrambe un valido contributo alla loro causa[102][103]. Le comunitร  italo-albanesi mostrarono un dinamismo culturale e un'autocoscienza identitaria che le resero sedi privilegiate della cultura albanese e alimentarono un impegno civile di ispirazione illuministica che condusse personalitร  italo-albanesi a prendere parte al Risorgimento italiano. Nei primi decenni del XVIII secolo intellettuali arbรซreshรซ, ecclesiastici e laici, ripresero anche i temi fondamentali del nascente romanticismo europeo volti alla creazione dell'identitร  nazionale, a cui la lingua forniva il principale criterio di integrazione simbolica[104].

Gli arbรซreshe hanno avuto nelle vicende dell'Unitร  d'Italia un ruolo centrale[105], un peso nettamente superiore, in proporzione, a quello demografico. In ogni paese dell'Arberia (Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Molise e Abruzzo) con la penetrazione degli ideali liberali e laici, sicuramente maggiore nelle classi dirigenti arbรซreshe che non in quelle, spesso conservatrici, "latine" papalina e borbonica, aumentรฒ l'ostilitร  verso i Borboni con l'obiettivo di aver una realtร  territoriale migliore. Gli albanesi d'Italia sostennero che "l'amore per la patria adottiva era pari a quella per la patria lasciata"[106].

Numerosi furono quelli che con dedizione si batterono per l'Unitร  d'Italia, cominciando in Sicilia dagli abitanti di Piana degli Albanesi, che ospitarono Giuseppe Garibaldi ed emissari mazziniani quali Rosolino Pilo e Giovanni Corrao, giunti in Sicilia con il compito di preparare lo sbarco garibaldino, e fornendo sostegni logistici e un sicuro riparo strategico, combattendo in prima fila fra i garibaldini contro i Borboni nella conquista di Palermo.

In Calabria cinquecento abitanti di Lungro si unirono alla marcia garibaldina di ingresso a Napoli, mentre gli abitanti di San Demetrio Corone al passaggio di Garibaldi si unirono alle camicie rosse. L'illustre Collegio Italo-Albanese di Santโ€™Adriano della cittadina fu definito il "terrore dei Borboni", in quanto i suoi giovani studenti, provenienti da tante comunitร  albanofone calabresi e lucane, insieme a molti loro professori offrirono un notevole apporto alla causa dellโ€™Unitร  del Paese e della sua indipendenza. Il testo della epigrafe riportata sulla lapide murata nella parete esterna della facciata dellโ€™antico Collegio di Santโ€™Adriano ha prova del concorso e del ruolo non indifferenti svolti dagli italo-albanesi nel corso delle guerre combattute per lโ€™Unitร  dโ€™Italia[107]. Il 6 maggio 1860 il lungrese Domenico Damis partรฌ con i Mille da Genova alla volta di Marsala. Dalla Sicilia avvisรฒ i patrioti lungresi di prepararsi a seguire Garibaldi verso Napoli. Alla notizia del suo arrivo ben 500 volontari partirono dalla sola Lungro. Cosรฌ Angelo Damis, capo legionario della zona, organizzรฒ cinque compagnie guidate da altrettanti illustri lungresi come Vincenzo Stratigรฒ, Cesare Martino, Pietro Irianni, Pasquale Trifilio e Giuseppe Samengo. Il 2 settembre, sotto una pioggia di fiori, Garibaldi arrivรฒ a Castrovillari; insieme a lui Domenico Damis, che prese il comando delle compagnie lungresi. Alla legione di Lungro si unirono quelle di Frascineto e Civita, costituendo cosรฌ una brigata sotto il comando di Giuseppe Pace. Il 1 e il 2 ottobre le truppe borboniche opposero una residua resistenza ai nostri. Nella battaglia del Volturno i lungresi combatterono valorosamente ottenendo una splendida vittoria. Dal 2007 Lungro รจ denominata "Cittร  del Risorgimento"[108][109].

Epigrafe albanese della Cattedrale di Piana degli Albanesi in memoria di Papร s Demetrio Camarda, antiborbรฒnico (1882)

Lโ€™elenco dei patrioti arbรซreshรซ che parteciparono alle diverse guerre del Risorgimento nazionale รจ lungo. Tra queste colonne, alcuni di coloro da menzionare e che rappresentavano la โ€œintellighenziaโ€ del tempo sono: in Sicilia da Piana degli Albanesi Pietro Piediscalzi (1825-1860), patriota e cospiratore, appartenente ai Mille, il quale mori a Palermo combattendo nel 1860; Giuseppe Bennici (1841-1909), soldato e scrittore, aiutante di campo dรฌ Nino Bixio, seguace di Garibaldi ad Aspromonte; Giorgio Costantini (1838-1916), insegnante e storico; Tommaso Manzone, nobile, cospiratore, patriota e politico; Papร s Demetrio Camarda, costretto ad abbandonare la Sicilia a causa dei forti sospetti che la polizia borbonica nutriva nei suoi confronti come patriota e cospiratore; da Palazzo Adriano Francesco Crispi fu il massimo promotore della spedizione dei Mille e convinse Garibaldi a prepararla e attuarla.

In Calabria: da San Demetrio Corone i fratelli Domenico e Raffaele Mauro furono al fianco di Garibaldi da Quarto fino alla liberazione di Napoli, e dopo la caduta dei Borboni, Domenico, uomo di legge e letterato, sedette al Parlamento nazionale per due legislature; Agesilao Milano, di San Benedetto Ullano, studente del Collegio di Santโ€™Adriano, attentรฒ la vita del re Ferdinando II di Borbone senza riuscire nellโ€™intento e pagรฒ con la morte il suo gesto; Pasquale Scura di Vaccarizzo Albanese, Garibaldi lo volle ministro Guardasigilli nel governo provvisorio a Napoli, molto inviso a re Ferdinando II che lo considerava un pericoloso sovversivo; Gennaro Placco di Civita, unitosi a Garibaldi, combattรฉ da valoroso a Campotenese contro i Borboni, ferito e catturato venne condannato a morte, pena commutata in ergastolo; Raffaele Camodeca di Castroregio, fucilato nel Vallone di Rovito nel 1844; Cesare Marini di San Demetrio Corone, illustre avvocato, penalista, civilista e magistrato, nel 1844 venne nominato difensore dโ€™ufficio dei fratelli Bandiera; Domenico Damis di Lungro, patriota, generale e politico; Attanasio Dramis di San Giorgio Albanese, attivo cospiratore antiborbonico, piรน volte incarcerato, studente del Santโ€™Adriano e compagno di lotta del Milano, partecipรฒ all'impresa garibaldina e combattรฉ in Sicilia; Pasquale Baffi di Santa Sofia d'Epiro, aderรฌ al governo provvisorio partenopeo fino alla restaurazione borbonica, quando venne arrestato e condannato alla impiccagione; Giuseppe Angelo Nociti di Spezzano Albanese, con altri studenti del Santโ€™Adriano e il loro professore Antonio Marchianรฒ di Macchia Albanese partecipรฒ ai moti insurrezionali di Campotenese.[110]

Gli Italo-Albanesi e la Rinascita Nazionale Albanese
ยซArbรซria รงรซ pas detit na kujton se na tรซ huaj jemi te ki dhe! Sa vjet shkuan! E zรซmra sรซ harron se pรซr Turkun qรซndruam pa Mรซmรซdhe.[111]ยป
La testata principale de La Nazione Albanese, rivista fondata da Anselmo Lorecchio nel 1897.
Il monumento di Girolamo De Rada al Parlamento d'Albania, Tirana.

La Rilindja Kombรซtare Shqipรซtare (Rinascita Nazionale Albanese) il cui ideale patriottico era la rinascita nazionale dell'Albania e il desiderio d'indipendenza dall'Impero ottomano, รจ nata da un incisivo impulso delle classi intellettuali religiose e colte delle colonie albanesi d'Italia[112][113], da cui partรฌ, giร  dal XVIII secolo, sotto l'impulso piรน ampio dei romanticismi europei. Molteplici furono i contributi culturali degli italo-albanesi per la nascita dello stato albanese, spesso poco conosciute oggi nella stessa Albania[114], cosรฌ come manifestazioni a favore della causa albanese, con pubblicazioni, la nascita di riviste, associazioni e varie conferenze in diverse zone dell'Arberia, con un grande sostegno politico, culturale e anche "militare"[115][116]. Gli italo-albanesi furono a buon titolo iniziatori della rilindje para Rilindjes (rinascita prima della Rinascita albanese).

Alcuni dei personaggi italo-albanesi piรน rappresentativi dell'ideale romantico e agli antipodi del Risorgimento albanese furono: padre Giorgio Guzzetta, papร s Giulio Variboba, Giuseppe Serembe, papร s Paolo Maria Parrino, papร s Nicolรฒ Chetta, papร s Vincenzo Dorsa, papร s Francesco Antonio Santori, papร s Leonardo De Martino, papร s Demetrio Camarda, Gavril Dara junior, Girolamo De Rada, Giuseppe Schirรฒ, Anselmo Lorecchio, Terenzio Tocci, papร s Demetrio Chidichimo, mons. Giuseppe Crispi, Francesco Musacchia, mons. Paolo Schirรฒ, Trifonio Guidera, Rosolino Petrotta, papร s Gaetano Petrotta e molti altri.

Gli Albanesi di Sicilia, i Fasci siciliani e la prima strage dell'Italia repubblicana
Memoriale di Portella della Ginestra.

Dalla comunitร  italo-albanese di Piana degli Albanesi, in Sicilia, si sviluppo e si motivรฒ fortemente il movimento dei Fasci siciliani dei Lavoratori (Dhomatet e gjindevet รงรซ shรซrbejรซn), con la sezione piรน forte e numerosa del movimento, a cui parteciparono molte donne arbรซreshe[117]. Uno dei suoi abitanti, Nicola Barbato (1856ย โ€“ 1923), fu cofondatore e principale dirigente dei Fasci siciliani.

La stessa cittadina รจ tristemente nota per i fatti di Portella della Ginestra, prima strage dell'Italia repubblicana il 1ยบ maggio 1947 da parte della banda criminale di Salvatore Giuliano, che sparรฒ contro la folla riunita per celebrare la festa del lavoro provocando undici morti e numerosi feriti tra gli italo-albanesi.

Migrazioni

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Arrivo degli esuli albanesi dall'Epiro, Chiesa S. Atanasio il Grande, Santa Sofia d'Epiro, N. Giannacaci (1976)
Mappa dei Balcani meridionali nel 1410
Blaeu, W J, cartina della Morea nel 1630
Cartina "Mรซmรซdheu inรซ" sulla diaspora albanese al Museo Skanderbeg di Croia (AL)
Il percorso di emigrazione degli albanesi di Piqeras, vicino Saranda, verso Villa Badessa (1743).
Cartina di William Faden (1795), ubicazione degli esuli albanesi dell'Epiro o ร‡amรซria.

L'emigrazione albanese in Italia รจ avvenuta in un arco di tempo che abbraccia almeno tre secoli, dalla metร  del XV alla metร  del XVIII secolo: si trattรฒ in effetti di piรน ondate successive, in particolare dopo il 1468, anno della morte dell'eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbeg.

Secondo studi sono almeno otto le ondate migratorie di arbรซreshรซ nella penisola italiana, i quali, in genere, non si stabilirono in una sede fissa fin dall'inizio, ma si spostarono piรน volte all'interno del territorio italiano, e ciรฒ spiegherebbe anche la loro presenza in moltissimi centri e in quasi tutto il meridione[118].

  • La prima migrazione risalirebbe agli anni 1399-1409, quando la Calabria, del Regno di Napoli, era sconvolta dalle lotte tra i feudatari e il governo angioino e gruppi di albanesi fornirono i loro servizi militari ora a una parte ora all'altra[119].
  • La seconda migrazione risale agli anni 1461-1470, quando Scanderbeg, principe di Croia, inviรฒ un corpo di spedizione albanese in aiuto di Ferrante I d'Aragona in lotta contro Giovanni d'Angiรฒ; in cambio dei servizi resi fu concesso ai soldati albanesi di stanziarsi in alcuni territori della Puglia.
  • La terza migrazione (1470-1478) coincide con un intensificarsi dei rapporti tra il Regno di Napoli e i nobili albanesi, anche in seguito al matrimonio tra una nipote dello Skanderbeg e il principe Sanseverino di Bisignano e la caduta di Croia sotto il dominio ottomano. In questo stesso periodo una fiorente colonia albanese era presente a Venezia e nei territori a questa soggetti.
  • La quarta migrazione (1533-1534) coincide con la caduta della fortezza di Corone in Morea, dopo un lungo assedio, che finisce sotto il controllo turco. Questa fu anche l'ultima migrazione massiccia, che si aggiunse ai gruppi di albanesi giร  presenti in Italia.
  • La quinta migrazione (1664) coincide con la migrazione della popolazione di Maida della Morea ribellatasi e sconfitta dagli ottomani, verso Barile in Basilicata, giร  popolata da arbรซreshรซ in precedenza.
  • La sesta migrazione risale al 1743, quando il re spagnolo di Napoli, Carlo di Borbone, accolse famiglie albanesi di rito greco (in tutto 73 persone) provenienti da Piqeras, Lukovรซ, Klikursi, Shรซn Vasil e Nivica-Bubar e le sistemรฒ in Abruzzo, dove fondarono Villa Badessa.[120]
  • La settima migrazione (1774) vede un gruppo di albanesi rifugiarsi nelle terre deserte intorno a Brindisi in Puglia. Questo al tempo di Ferdinando IV di Napoli, figlio di Carlo VII.[121] A condizione di coltivare e sistemare le vaste terre deserte vicino al porto di Brindisi in Puglia, il re promise tre carlini al giorno.[122] Capo di questo gruppo era Panagiotis Caclamani, un uomo istruito, soprannominato Phantasia di Leucade che dipendeva dal marchese Nicola Vivenzio (* 1742 in Nola; โ€  1816 in Napoli).[123] Anche se Caclamani era proprietario di un Caffรจ, sapeva leggere e conosceva la lingua greca. Era stato allievo del sacerdote Giacomo Martorelli (* 10 gennaio 1699 a Napoli, โ€  21 novembre 1777 a Villa Vargas Macciucca a Ercolano).[124]
    Tuttavia, la colonia non accontentรฒ le aspettative del governo per le ingenti somme che erano state pagate. Alcuni dei nuovi coloni, attratti dal generoso pagamento di tre carlini al giorno giunsero nel Regno ma erano senz'arte e mestiere ed erano stati definiti "nient'altro che vagabondi". Dopo non molto tempo, i nuovi coloni furono ingannati dai loro superiori e in quantitร , andarono nella capitale (Napoli) per chiedere al sovrano la tutela. Ferdinando IV presentรฒ le loro lamentele a una commissione speciale, guidata da Nicola Vivenzio. Inoltre, il re ordinรฒ che per risolvere una tale questione dovesse collaborare anche l'archimandrita Paisio Vretรฒ, cappellano del 2ยบ Reggimento Reale Macedone. La lealtร  del cappellano nei confronti del re e il suo zelo verso i suoi compatrioti erano ben noti al sovrano. In effetti, presto ricevettero parte della loro retribuzione arretrata.[122]
    Tuttavia, l'apparizione a Napoli e la morte del loro capo Phantasia furono la ragione della dispersione di questa colonia.[125] Forse si trattava di Pallavirgata nei pressi di Brindisi, ma questo non si sa con certezza.[126]

Le migrazioni degli albanesi, ora stanziatisi in Italia, non ebbero fine con l'ottava migrazione, ma se ne contano altre:

  • L'ottava migrazione (XX secolo) รจ rappresentata dagli ultimi gruppi di italo-albanesi della cosiddetta "diaspora della diaspora", inscrivibile nella diaspora italiana verso altri stati europei (Germania, Svizzera, Belgio, Francia, ecc.) e le Americhe (Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile, Uruguay, Cile, ecc.). La maggior parte di coloro che emigrarono per diverse cause nel XX secolo (povertร  e Seconda Guerra mondiale) passarono per italiani e non per arbรซreshรซ. Di fatto tali persone integrate da almeno due-tre generazioni nei loro paesi di destinazione, tranne rari casi, non hanno mantenuto nรฉ la lingua albanese (allora non si parlava italiano) nรฉ un legame storico con la comunitร -paese di provenienza, se non addirittura un'idea della loro origine.
  • Un altro fenomeno molto importante รจ quello degli italo-albanesi che dagli anni '50-'60 e '70 del secolo scorso si sono trasferiti nell'Italia settentrionale o nelle grandi cittร . Indicabile come la decima migrazione, generalmente, al contrario della migrazione precedente, questi non sono stati assimilati dalla cultura predominate in cui vivono, ma hanno mantenuto la lingua albanese e stretti rapporti con la comunitร -paese di provenienza, dove spesso ritornano. In molti casi si sono integrati nella comunitร  religiosa bizantina italo-albanese presente da piรน tempo nella cittร  (es. Palermo), oppure, trattandosi di una comunitร  nuova per la comunitร  arbรซreshe (es. Torino), hanno costituito e formato un nuovo gruppo religioso di rito bizantino e circoli-associazioni culturali.

Lingua

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Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua arbรซreshe e Lingua albanese.
Classificazione della lingua albanese.
Classificazione dell'albanese arbรซreshe passante dalla migrazione arbรซrore.
Diffusione della lingua albanese (in arancione l'arbรซresh).

La lingua parlata dagli italo-albanesi รจ l'antica lingua albanese (arbรซrisht, arbรซrishtja o gluha/gljuha arbรซreshe), varietร  linguistica della parlata tosca (toskรซ) del sud d'Albania ed Epiro, da dove ha avuto in massa origine la diaspora. Per arbรซresh si intende il nome con cui si riconoscono gli albanesi d'Italia, mentre arbรซrisht รจ la loro lingua parlata.

La lingua albanese in Italia appartiene al gruppo delle minoranze di antico insediamento che ha poca contiguitร  territoriale e, tolti alcuni momenti particolari, ha avuto sporadici contatti con il luogo d'origine. Si tratta di un'isola linguistica che ha tramandato nei secoli, perlopiรน oralmente, il patrimonio linguistico, culturale e religioso.

L'arbรซresh (plurale maschile) ha 6 vocali: a,e,รซ,o,i,u. A differenza dell'albanese comune il sistema vocalico arbรซreshe manca del fonema y, che viene rimpiazzato da i. Il fonema y viene comunque scritto, essendo adottato, per motivi pratici e di unione linguistica, l'alfabeto albanese comune, normalizzato nel congresso di Monastir, oggi Bitola in Macedonia del Nord, nel 1908, nel quale รจ stato deciso - anche da una delegazione italo-albanese - di accettare l'alfabeto latino. Prima di questa data, non avendo una base comune da seguire, la lingua albanese era comunque scritta e letta dagli italo-albanesi, secondo strutture non sempre uguali fra tutti i centri e adattando piรน spesso l'alfabeto latino, con parole create nuove richiamanti l'illirico, o talvolta raramente anche il greco antico[127]. Vi sono stati, pertanto, movimenti di unione delle parlate albanesi d'Italia da intellettuali, fra cui l'intento di Giuseppe Schirรฒ Senior, e i "Congressi linguistici albanesi" di Corigliano Calabro (1895), Lungro (1897) e Piana degli Albanesi (1903), volti anche in preparazione di quello di Monastir. Dal punto di vista del lessico si nota la mancanza di vocaboli per la denominazione di concetti astratti, che nel corso dei secoli sono stati sostituiti con perifrasi o con prestiti dell'italiano.

L'accento รจ un altro elemento che accomuna gli albanesi d'Italia: รจ di solito sulla penultima sillaba e per i non albanofoni gli arbรซreshรซ tendono a sembrare un po "sardi", in quanto pronunciano le parole con un'enfasi differente dagli altri italiani.

Ci sono comunque attestazioni che giustificano inflessioni anche del ghego (gegรซ, dialetto parlato nel nord dell'Albania), mentre li dove si รจ mantenuto il rito bizantino si possono riscontrare poche parole del greco liturgico (relativo alla sua pratica nelle funzioni religiose di rito bizantino). Recentemente si sono aggiunte contaminazioni dai dialetti locali meridionali, venutasi a creare durante la permanenza in Italia, o l'influenza piรน preminente dell'italiano, essendo la lingua predominante dei media e delle comunicazioni. Da qui la differenza in ambito arbรซresh dell'italiano come "lingua del pane" (gluha e bukรซs), utilizzata in ambito lavorativo ed extra famiglia-comunitร , e dell'albanese come "lingua del cuore" (gluha e zรซmรซrรซs), la lingua materna degli affetti, comune in ambito familiare e di comunitร .

Differenze tra l'albanese arbรซresh e il tosco letterario esistono sia in fonologia (cfr. il contrasto breve/lunga tra le vocali) sia in morfologia e nella sintassi. L'arbรซresh ha una propria forma del futuro (costruita con ket o kat + te + presente congiuntivo). In molti dialetti albanesi d'Italia (come a Maschito e Ginestra in provincia di Potenza) esiste una costruzione perifrastica dell'infinito costruito con pet + participio.

Targa in memoria di Zef Serembe a San Cosmo Albanese (CS), noto letterato albanese di Calabria.
Meshari, il piรน antico documento in albanese riscoperto da mons. Paolo Schirรฒ.
Posta Shqiptare, 2018, francobollo celebrativo del 400ยบ anniversario della pubblicazione del Catechismo di papร s Luca Matranga, il secondo libro piรน antico (1592) in albanese oggi conosciuto.

Rispetto all'albanese comune, l'arbรซresh registra alcune caratteristiche fonologiche proprie che nel sistema consonantico sono le seguenti: c/x, c/xh, s/z, sh/zh, f/v, th/dh, h, hj/j. In molti dialetti arbรซreshรซ c'รจ una tendenza alla sostituzione di a) gh per ll, come a Piana degli Albanesi, Carfizzi ed Ejanina; dopo u accentata ll puรฒ anche scomparire come a Greci; b) h diventa gh (fricativo) a San Demetrio Corone e Macchia Albanese. Le parlate arbรซreshe quindi, pur mantenendo nella loro struttura fonetica, morfosintattica e lessicale tratti comuni, registrano variazioni da paese a paese. La frammentazione territoriale ha naturalmente inciso sulla tipologia linguistica delle comunitร  albanesi d'Italia, anche per i contatti, se pur rari in passato, con diverse varietร  dialettali italo-romanze, introducendo cosรฌ elementi di prestito a volte diversificati da una localitร  all'altra.

Oggi, anche se la lingua contemporanea standard d'Albania si basa quasi esclusivamente sulla parlata meridionale (per via delle decisioni prese dall'azione del dittatore Enver Hoxha, nativo di Argirocastro), l'albanese parlato in Italia รจ di non immediata comprensione per un madrelingua albanese d'Albania. In ogni modo, a parte gli elementi innovativi sviluppatesi nel corso della permanenza in Italia, l'arbรซrisht rimane di discreta mutua intelligibilitร  per un albanese dei Balcani. Esso non si puรฒ dire per gli italo-albanesi, che a primo impatto possono non comprendere totalmente la lingua albanese standard, e fin che ciรฒ avvenga ci vuole uno sforzo reciproco da entrambi i dialogatori e uno studio di base della lingua.

In generale si ritiene che il livello di intercomprensione linguistica tra gli albanesi d'Italia (arbรซreshรซ) e gli albanesi d'Albania e dei Balcani (shqiptarรซ) sia discreto. Si stima che il 45% dei vocaboli arbรซreshรซ siano in comune con la lingua albanese attuale d'Albania[128][129], e che un altro 15% sia rappresentato da neologismi creati da scrittori italo-albanesi e poi passati nella lingua comune; il resto รจ frutto di contaminazione con l'italiano ma soprattutto con i dialetti delle singole realtร  locali del sud Italia[130].

Non esiste una struttura ufficiale politica, culturale e amministrativa che rappresenti le comunitร  albanesi in Italia. รˆ da rilevare il ruolo di coordinamento istituzionale svolto in questi anni dalle singole province del meridione italiano con la presenza arbรซreshรซ, in primis quelle di Cosenza e Palermo, che hanno creato appositi Assessorati alle Minoranze Linguistiche[131]. Le eparchie di Lungro e Piana degli Albanesi rimangono in ogni modo le realtร  che maggiormente tutelano e tramandano il patrimonio linguistico avito. La lingua arbรซreshe dal 1999 รจ pienamente riconosciuta dallo Stato Italiano come "lingua di minoranza etnica e linguistica", particolarmente nell'ambito delle amministrazioni locali e nelle scuole dell'obbligo[131][132]. Essendo a rischio di scomparsa, influenzata in modo notevole dal lessico italiano, numerose associazioni la tutelano e la valorizzano attraverso riviste, radio private o siti web. Gli statuti regionali di Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia fanno riferimento alla lingua e alla tradizione albanese, tramite il suo studio anche nelle sedi scolastiche e universitarie, ciononostante gli arbรซreshรซ continuano ad avvertire la propria sopravvivenza culturale minacciata[131].

Tradizione linguistico-letteraria

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Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della letteratura albanese.
Papร s Giulio Variboba (1725 โ€“ 1788)
Papร s Nicolรฒ Chetta (1741 โ€“ 1803)
Girolamo de Rada (1814 โ€“ 1903), il piรน noto letterato albanese di Calabria.
Gabriele Dara Junior (1826 โ€“ 1885)
Anselmo Lorecchio (1843 โ€“ 1924)
Giuseppe Serembe (1844 โ€“ 1901)
Cristina Gentile Mandalร  (1856 โ€“ 1919)
Giuseppe Schirรฒ (1865 โ€“ 1927), il piรน noto letterato albanese di Sicilia.
Papร s Gaetano Petrotta (1882 โ€“ 1952)
Carmine Abate (1954)
Girolamo De Rada, Canti di Milosao (1836)
Fiร muri Arbรซria La Bandiera dell'Albania, mensile di Girolamo de Rada (1886)

La storia della minoranza italo-albanese presenta caratteristiche singolari e, per molti aspetti, uniche rispetto alle tradizioni linguistiche e letterarie delle altre minoranze esistenti in Italia[133]: essa possiede - a differenza delle altre - una vera e propria letteratura, colta e cospicua, che spazia dalla fine del XVI secolo fino ad oggi.

Il rapporto dell'arbรซresh con le altre tradizioni linguistiche albanesi, presenti nella stessa Albania e in varie parti d'Europa, รจ di diretta e rilevante partecipazione nella nascita della lingua scritta e letteraria albanese, cosรฌ come noi oggi la conosciamo. In ogni caso, le comunitร  albanesi d'Italia hanno mantenuto uno stretto legame interiore con la propria lingua e i propri costumi. Il sentimento di appartenenza a una comunitร  piรน ampia, anche a differenza della religione e costumi, รจ stata cementata prima di ogni altra cosa dalla comunanza della lingua.

La tradizione linguistica-letteraria italo-albanese si intreccia con la storia della lingua albanese d'Albania[134] senza altre caratteristiche. Non esiste insomma un rapporto, per cosรฌ dire di dipendenza gerarchica tra lingua parlata delle popolazioni albanesi dell'Italia e la lingua albanese parlata in Albania. Piรน che un rapporto di diretta filiazione, e dipendenza, si deve correttamente parlare di tradizione parallela e paritaria, che condivide per un lungo periodo con le altre tradizioni culturali albanofone molti aspetti dello sviluppo della lingua, della letteratura e, d'altre parte, ovviamente, se ne differenzia per gli aspetti legati alla particolaritร  di luogo, organizzazione sociale, economica e giuridica specifiche di ogni stanziamento.

Gli scrittori e i poeti italo-albanesi hanno contribuito alla genesi e all'evoluzione di tutta la letteratura albanese. Sia per i contenuti sia per il valore poetico, gli autori arbรซreshรซ, compaiono con grande rilievo in tutte le storie della letteratura della Repubblica Albanese[134]. Tra l'altro le parlate arbรซreshe hanno avuto anche un ruolo di fonte di arricchimento lessicale della lingua letteraria albanese, con una produzione scritta significativa, con la quale incomincia l'intera tradizione letteraria in lingua albanese. La letteratura albanese della diaspora nasce, in variante tosca, con E Mbรซsuame e Krรซshterรซ[135] (la Dottrina Cristiana) di Luca Matranga nel 1592. In questa opera si trova la prima poesia religiosa in lingua albanese.

La tutela della lingua

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Lo stesso argomento in dettaglio: Minoranze linguistiche d'Italia.
Il "Centro Studi per le Minoranze Etniche" a San Giorgio Albanese in Calabria.
Cartello bilingue a Maschito in Basilicata.
Una tabella di San Costantino Albanese in Basilicata.
Insegna stradale a San Marzano di San Giuseppe in Puglia.
Targa stradale bilingue a Casalvecchio di Puglia.
Insegna stradale bilingue a Greci in Campania.
Tabella a Frascineto in Calabria.
Tabella a Civita in Calabria.
Insegne in provincia di Cosenza.
Cartello bilingue a Contessa Entellina in Sicilia.
Insegne stradali bilingui a Piana degli Albanesi in Sicilia.

Il problema della tutela delle minoranze interne, in Italia, รจ stato posto con forza all'attenzione dell'opinione pubblica nazionale verso la fine degli anni '60, grazie all'impiego di associazioni, riviste e gruppi di intellettuali che hanno espresso un vasto movimento d'opinione a sostegno del recupero della diversitร  linguistica e culturale e della rivalorizzazione dell'identitร  etnica di tutti i soggetti minoritari presenti nello Stato italiano. Gli italo-albanesi, in questo senso, hanno svolto un ruolo di primissimo piano[136].

L'interesse per i diritti linguistici e culturali dell minoranze รจ cosรฌ venuto crescendo nel corso degli anni '70 e negli anni '80, e tra le iniziative che confermarono questa nuova attenzione per il pluralismo linguistico in genere e verso le "piccole patrie" dell'Arbรซria รจ stata l'organizzazione di convegni e incontri di studio di livello scientifico sull'argomento, tra i quali spicca il IX Congresso Internazionale di Studi Albanesi (Etnia albanese e minoranze linguistiche in Italia), promosso nel 1981 dall'Istituto di Lingua e Letteratura Albanese dell'Universitร  di Palermo e dal Centro Internazionale di Studi Albanesi "Rosolino Petrotta".

Dal 1999, con la Legge n. 482 del 15 dicembre - "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche", si tutelano le minoranze etniche e linguistiche presenti sul territorio italiano, fra cui quella albanese.

I diritti della minoranza etnica e linguistica albanese d'Italia sono riconosciuti nei testi normativi alla base delle istituzioni nazionali e internazionali (UNESCO, Unione europea, Consiglio d'Europa, Costituzione della Repubblica Italiana e poi a livello regionale). In attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e in armonia con i principi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica Italiana tutela, valorizza e promuove il patrimonio linguistico e culturale delle popolazioni albanesi[137].

Quando le minoranze linguistiche, menzionate nell'articolo 2, si trovano distribuite su territori provinciali o regionali diversi, esse possono costituire organismi di coordinamento. Tra le principali norme emanate dalla legge c'รจ l'introduzione della lingua minoritaria albanese come materia di studio nelle scuole. Nelle scuole materne dei comuni l'educazione linguistica prevede, accanto all'uso della lingua italiana, anche l'uso della lingua della minoranza per lo svolgimento delle attivitร  educative. Nelle scuole elementari e nelle scuole secondarie di primo grado รจ previsto l'uso anche della lingua arbรซreshe come strumento di insegnamento.

La lingua arbรซreshe continua ad essere regolata e insegnata dalle Cattedra di Lingua e Letteratura Albanese dell'Universitร  di: Napoli, Palermo, Roma, Cosenza[138], Padova, Bari. Alcuni โ€œsportelli linguisticiโ€ provinciali sono stati attivati in Sicilia, a Palermo, in collaborazione con il dipartimento di lingua albanese dell'Universitร  e le biblioteche locali, e in Calabria, a Catanzaro e a Cosenza, questi in collaborazione con la Sezione di Albanologia del Dipartimento di Linguistica dellโ€™Universitร  della Calabria, presso la quale sono attualmente attivati gli insegnamenti di Lingua e letteratura albanese (dal 1973), Dialetti albanesi dellโ€™Italia meridionale (dal 1980) e Filologia albanese (dal 1993). Con la riforma degli ordinamenti didattici (2002), si sono affiancati allโ€™insegnamento di Lingua e letteratura albanese, i due insegnamenti distinti di Letteratura albanese e di Lingua e traduzione albanese.

Le maggiori riviste arbรซreshe sono: ยซBesaยป (Fede, Roma); ยซBasilicata Arbรซresheยป; ยซCatanzaro Arberiaยป; ยซDita Joteยป (Il tuo giorno, Santa Sofia dโ€™Epiro, Cs); ยซKamastraยป (Molise); ยซKatundi Ynรซยป (Paese Nostro, Civita, Cs); ยซKumboraยป (Ururi, Cs); ยซLidhjaยป (Lโ€™Unione, Frascineto, Cs); ยซOC Oriente Cristianoยป (Palermo); ยซFiala e t'in' Zotiยป (La Parola del Signore), ยซJeta Arbresheยป, ยซLajmtari i Arbreshvetยป (Il notiziario italo-albanese), ยซMondo Albaneseยป, ยซBiblosยป (Piana degli Albanesi, Pa); ยซShejzatยป (Le Pleiadi, Roma); ยซUriยป (Il Tizzone, Spezzano Albanese, Cs); ยซZรซri Arbรซreshvetยป (La Voce degli Italo-Albanesi), ยซJeta Arbรซresheยป (Ejanina, Cs); ยซZgjimiยป (Il Risveglio, San Benedetto Ullano) e ยซZjarriยป (Il Fuoco, San Demetrio Corone, Cs).

Media

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La Rai Calabria (TGR), direttamente collegata alla Legge 482 - 1999 e al contratto di servizio nazionale che assicura condizioni per la tutela delle minoranze linguistiche storiche, vara dal 2025 programmi radio-televisivi interamente in lingua albanese arbรซresh[139] volti alla valorizzazione della cultura degli albanesi d'Italia[140].

Frasi in lingua arbรซreshe

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In generale la lingua albanese parlata nelle varie oasi d'Italia non รจ molto differente da quella standard parlata oggi in Albania[141]. Essa possiede, comunque, delle varianti dovute alla provenienza degli abitanti (geghi o toschi), alla storia locale e al contempo all'aspetto di mantenimento di una lingua piรน "pura" e arcaica.

L'incontro tra arbรซreshรซ di diverse localitร , o tra arbรซreshรซ e shqiptarรซ, apre certamente un dialogo in lingua albanese emotivamente e umanamente coinvolgente. Lo spirito di fratellanza ha concretezza nel famoso detto gjaku jonรซ i shprishur (il sangue nostro disperso), che รจ l'essenza stessa della comune origine.

La lingua albanese parlata dagli italo-albanesi, gjuha arbรซreshe, non รจ conosciuta da molti visitatori e di solito ogni tentativo di parlarlo รจ accolto con entusiasmo e gratitudine. Queste a seguire sono le migliori frasi per essere cortesi e per un dialogo essenziale.

Albanese standard Arbรซresh (varianti albanesi d'Italia) Italiano
Pรซrshรซndetje / Tungjatjeta Falem, Falemi (se piรน di una persona) Salve / Ciao
Mirรซ se erdhรซt, Mirรซ se vini Mirรซ se (na) erdhรซt, Mirรซ se erdhtit Benvenuti
Mirรซdita Mirรซdita Buongiorno
Mirรซmรซngjes Mirรซmenat Buongiorno (mattina, sino a mezzogiorno)
Mirรซmbrรซma Mirรซmbrรซma Buonasera
ร‡farรซ po bรซn? ร‡รซ je bรซn? Che fai?
Si je? Si je? Si rrรฌ? Si vemi? Come stai?
Shumรซ mirรซ Shumรซ mirรซ Molto bene
Faleminderit! Tรซ lutem Faleminderit! Haristis! Paqรซ! Mosgjรซ / Faregjรซ Grazie! Prego
Flet shqip? Flet, Fjet, Fol, Gyjรซkon arbรซrisht? Parli albanese?
Unรซ flas pak U flas pak, U fjas pak Io parlo poco
Unรซ banoj nรซ Strigar U rri Strigar Io abito a San Cosmo Albanese
Nga je? Nga je? Ka je? Di dove sei?
Unรซ jam (vij) nga Korรงa U jam (vinj) ka/nga Korรงa Io vengo da Coriza
Je shqiptar? Je arbรซresh? Sei albanese?
Si quhesh? Si e ke emrin? Si tรซ thonรซ? Si tรซ thonjรซn? Come ti chiami?
Unรซ quhem ร‹ngjรซlla Mรซ thonรซ ร‹ngjรซlla, Mรซ thonjรซn ร‹ngjรซlla Mi chiamo Angela
Mรซ falni / Mรซ vjen keq Ka mรซ ndjรฉni, Ndjรฉsรซ Scusi / Mi scuso
Nuk e kuptova Nรซng ndjova, Ngรซ e ndรซlgova Non ho capito
ร‹shtรซ mirรซ / Nรซ rregull Isht mirรซ / Vete mirรซ Va bene
Unรซ shkoj U jam e vete Io vado
Ju lutem E parkร les / Ju lutem Per favore
Qofsh ty i gรซzuar Klofsh ty i gรซzuar Possa tu essere felice
Gezohem qรซ u njohรซm Gezonem tรซ tรซ njoh Piacere di conoscerti
Ju bรซftรซ mirรซ Ju bรซftรซ mirรซ Buon appetito (a voi)
Tรซ jesh mirรซ / Gjithรซ tรซ mirat Tรซ jesh mirรซ / Rrij mirรซ Stammi bene
Natรซn e mirรซ Natรซn e mirรซ Buonanotte
Mirupafshim Qavarrisu, Mirupafshim, Shihemi, Dukemi Arrivederci
Po O, ร‹hj[142], Nรฉ Sรฌ
Jo Jo No
Dizionario degli Albanesi d'Italia di Papร s E. Giordano, Ejanina 1963.

Note: di solito si dice mirรซmenatรซ il mattino presto, mirรซdita durante il giorno e si passa a mirรซmbrรซma verso la sera. Si usa natรซn e mirรซ per augurare buonanotte a qualcuno che non si vedrร  piรน per quella sera.

Alcune parole, uguali o simili tra di loro, possiedono significati diversi nell'albanese standard parlato nei Balcani (shqip) e nell'albanese antico parlato in Italia (arbรซresh).

Arbรซresh italiano (significato) Albanese standard
U shurbenj Io lavoro Unรซ punoj
U punonj Io aro il terreno Unรซ punoj tokรซn
Kopil Ragazzo Djal (kopil = figlio illegittimo)
Brekรซ Pantaloni Pantallona (brekรซ = mutande) / Tirqรซ (Pantaloni trad. di lana)
U zienj Io cucino Unรซ gatuaj (unรซ ziej = io bollo)

Religione

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Jean-Claude Bonnefond, Cerimonia dell'Acqua Santa nella chiesa di Sant'Atanasio dei Greci a Roma (1830)
Lungro (CS), Eparca e sacerdoti italo-albanesi.
Sacerdote italo-albanese di rito bizantino a Palermo in Sicilia.

Il rito religioso seguito dagli albanesi rifugiati in Italia era quello bizantino nella lingua greca antica โ€“ da ciรฒ derivรฒ una certa confusione che si รจ fatto in passato tra greci e albanesi a proposito degli abitanti di queste comunitร  โ€“ e in seguito in lingua albanese, secondo le antiche parlate locali[143]. In parte essi erano giร , dopo vari Concili, in comunione con la chiesa cattolica; gli altri, una volta in Italia, vi si assoggettarono, continuando a rimanere tenacemente attaccati alla propria identitร  religiosa bizantina.

Fino alla metร  del XVI secolo, queste comunitร  erano riuscite a mantenere anche costanti rapporti con il Patriarcato di Ocrida (tra l'Albania e l'attuale Macedonia) da cui dipendevano, e che considerรฒ costantemente gli italo-albanesi sotto la sua giurisdizione canonica. Altri rapporti piรน sporadici furono con le zone di influsso albanese in Morea, con Creta, ancora sotto protettorato veneziano, e successivamente con la zona della Ciamuria.

Sotto il pontificato di papa Clemente XI (1700-1721), di origine albanese, e di papa Clemente XII (1730-1740), si registra un rinnovato interesse da parte della Santa Sede verso la tradizione ecclesiale bizantina, che si manifesta con la fondazione del "Collegio Corsini" di San Benedetto Ullano (1732), poi trasferito nel 1794 a San Demetrio Corone nel "Collegio Italo-Albanese di Sant'Adriano", per le comunitร  albanesi di rito bizantino della Calabria e del "Seminario Italo-Albanese" di Palermo (1734) per le comunitร  albanesi di rito bizantino della Sicilia. La presenza di questi due centri culturali garantรฌ alle comunitร  albanesi della provincia di Cosenza e di Palermo il mantenimento dell'ereditร  storica e culturale, su cui si formรฒ un filone di impegno civile e intellettuale attento alle istanze libertarie e democratiche della societร  italiana. Ma oltre a formare intellettuali e clerici progressisti, che svolsero un ruolo di protagonisti nel movimento risorgimentale italiano e albanese, queste due istituzioni favorirono con la propagazione delle nuove idee romantiche, il sorgere tra gli arbรซreshรซ di una piรน matura e diffusa coscienza nazionale.

L'Eparca di Piana degli Albanesi Sotรฌr Ferrara (1937 โ€“ 2017)

La vita quotidiana del popolo albanese d'Italia era prima scandito sia dagli agenti atmosferici (molti paesi albanesi hanno climi rigidi data la loro altezza sul livello del mare), sia dal lavoro e quanto soprattutto dalla preghiera e dalle festivitร  religiose.

La societร  italo-albanese รจ in buona parte laica, ma la presenza dominante delle chiese di ispirazione bizantina e dei ministri del culto testimoniano visivamente quanto la religione cristiana sia ancora un elemento di riferimento nella societร  arbรซreshe. Non รจ solo un fatto numerico (le statistiche delle due eparchie parlano di una popolazione di rito bizantino per oltre il 96%; gli italo-albanesi di rito latino sono il 4%), e neppure dottrinale, ma dalla persistenza di un primato "morale" che nasce dai cinque secoli di diaspora, a causa della dominazione ottomana dell'Albania e dei Balcani, in cui la religione cristiana e i suoi sacerdoti-monaci furono i custodi della cultura, della lingua, delle tradizioni avite albanesi.

Oggi il rito bizantino sopravvive nelle comunitร  albanesi in provincia di Potenza, Pescara, nei comuni di Lecce e Bari, e soprattutto nelle comunitร  albanesi della provincia di Cosenza in Calabria e della provincia di Palermo in Sicilia. A causa delle pressioni della Chiesa latina, infatti, alcuni centri albanesi in Campania, Molise e Puglia sono passati, fra XVIII e XIX sec., dal rito orientale al rito cattolico romano.

Storia religiosa

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Lo stesso argomento in dettaglio: Religione_in_Albania ยง Medioevo.
La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo dei Greci a Napoli (1470), fondata dagli albanesi di rito greco, fu greco-cattolica dalla fondazione sino al 1868.
La Chiesa di San Giorgio dei Greci a Venezia (1539), fondata dagli albanesi di rito greco, fu greco-cattolica sino al XIX secolo.
La Parrocchia di San Nicolรฒ dei Greci alla Martorana a Palermo (1546, nell'attuale sede dal 1943).
La Chiesa di San Niccolรฒ dei Greci a Lecce (XV secolo, ricostruita nel 1765).
La Chiesa della Santissima Annunziata dei Greci Uniti a Livorno (XVI secolo, ricostruita nel 1601); legata agli albanesi.
Chiesa di Nostra Signora di Damasco, La Valletta, Malta (1580, ricostruita nel 1951 da Papร s Gjergji Schirรฒ), i quali sacerdoti ordinati da vescovi italo-albanesi.
La Chiesa di San Spiridione a Cargรจse in Corsica (1673, ricostruita nel XIX secolo); legata alla diaspora albanese arvanita.
La Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore a Milano (dal 1961 sede parrocchiale per gli italo-albanesi di rito greco-bizantino, giร  fino al 2014 presso la Chiesa di San Sepolcro).
La Chiesa di San Michele a Torino (dal 1965 sede parrocchiale per gli italo-albanesi di rito greco-bizantino).
La Chiesa Santissimo Salvatore a Cosenza (dal 1978 sede parrocchiale per gli italo-albanesi di rito greco-bizantino).
Il Collegio Greco a Roma (1583), istituito per la formazione del clero greco-cattolico degli albanesi d'Italia.
La Chiesa di San'Atanasio dei Greci a Roma (1583), istituita per la formazione del clero "greco" appartenente agli albanesi d'Italia
La Scola di Santa Maria degli Albanesi a Venezia (1491)
Il Collegio Italo-Albanese Sant'Adriano a San Demetrio Corone (1794), succeduto al Collegio Corsini di San Benedetto Ullano (1732), istituito per la formazione dei giovani albanesi di Calabria candidati al presbiterato "greco".
Monaco basiliano italo-albanese (kallogjer).
Nilo Borgia, I monaci Basiliani d'italia in Albania. Appunti di storia missionaria. Secoli XVI-XVIII, Roma, 1935-1943.
Il Seminario eparchiale di Piana degli Albanesi (1945), erede del distrutto Seminario Italo-Albanese di Palermo (1734), istituito per la formazione dei giovani albanesi di Sicilia candidati al presbiterato "greco".
L'ex seminario minore Benedetto XV di Grottaferrata, per lungo tempo liceo-ginnasio che ha accolto alunni italo-albanesi, poi probandi come monaci basiliani o prima completare gli studi al Collegio Greco.

Dopo il 1468, anno di morte di Scanderbeg e l'inizio dell'esodo albanese, si ebbe una grande migrazione che portรฒ numerosi albanesi a stabilirsi sia nel Regno di Napoli sia nel Regno di Sicilia[53]. Gli esuli provenivano in massa dall'Albania (anche nota in Occidente come Epiro - Ciamuria - o Macedonia) e in generale, in secondo momento, dai territori albanofoni dei Balcani (Macedonia, Attica, Eubea, Morea, ecc.) e albanofoni di Creta (Candia). Questa popolazione albanese era cristiana cattolica di tradizione orientale (del tutto ortodossa ma in comunione con Roma), giร  sotto la giurisdizione del patriarcato di Costantinopoli. A seguito del Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze gli albanesi, eliminando di fatto il grande Scisma con la Bolla di Unione con i Greci, mantennero il rito orientale e riconobbero il papato. La Bolla di unione tra Chiesa latina e Chiesa greca, emanata al Concilio di Firenze (1439), รจ il momento nel quale gli albanesi ritornarono di fatto al cattolicesimo mantenendo il rito greco. La bolla di unione ricompose cosรฌ l'unitร  del Cristianesimo; la tradizione orientale e quella occidentale si riconoscono definitivamente l'un l'altra. Gli arbรซreshรซ, giร  di dipendenza romana sino alla crisi iconoclasta, si ritrovano ora (Firenze) in comunione con Roma e con Costantinopoli. Denunciata, da Costantinopoli, l'unione di Firenze, gli albanesi sino a tardi, e gli arbรซreshรซ per sempre, rimangono fedeli a Roma.

Per qualche tempo dopo il loro arrivo in Italia, gli albanesi furono affidati a vari metropoliti, nominati dall'arcivescovo di Ocrida, con il consenso del Papa.

I contatti con la madrepatria furono nel tempo ostacolati particolarmente dalle differenze di carattere religioso. Molti degli abitanti dell'Albania storica passarono all'islam, dopo la conquista ottomana del paese - questo specialmente dal XVIII secolo in poi - mentre gli albanesi d'Italia continuarono a conservare, in gran parte, la fede cristiana di rito bizantino, talvolta detto greco per la lingua greca antica utilizzata nelle pratiche liturgiche.

Gli albanesi trasferiti nella Repubblica di Venezia (generalmente gheghi del nord, ad esempio da Durazzo, Scutari, Kosova, sino alla parte piรน settentrionale dell'Albania Veneta), sia cattolici di rito greco che di rito latino, si organizzarono in una congregazione, la Scuola di Santa Maria degli Albanesi (1491), uno dei cuori della vita civile e religiosa albanese nella cittร , insieme alla chiesa di rito greco di Chiesa di San Giorgio dei Greci (1539).

Nel 1573 il pontefice Gregorio XIII, sentite le istanze della minoranza religiosa albanese di rito greco-bizantino, istituรฌ la Congregazione dei Greci a Roma. Nonostante la contrarietร  della Compagnia di Gesรน, che riteneva piรน opportuno romanizzare le comunitร  di rito greco, in seno alla Congregazione prevalse la posizione del cardinale Giulio Antonio Santoro che, rispettoso dell'autonomia culturale della minoranza albanese, propose la creazione di un Collegio Greco per la formazione religiosa del clero orientale, al fine di evitare eventuali comportamenti eretici. La fondazione del Collegio Greco venne approvata nel 1577 da Gregorio XIII che provvide anche all'acquisto dell'isolato di Via del Babuino destinato ad accogliere il nuovo istituto. Nel 1580 il cardinal Santoro pose la prima pietra della Chiesa di Sant'Atanasio: la costruzione, affidata a Giacomo Della Porta, era giร  terminata nel 1583 e il pontefice in persona celebrรฒ la prima messa secondo il rito greco.

Dopo il concilio di Trento le comunitร  albanesi vennero poste sotto la giurisdizione dei vescovi latini del luogo, determinando, cosรฌ, un progressivo impoverimento della tradizione bizantina. Fu in questi anni che molti italo-albanesi, a causa delle pressioni della chiesa cattolica locale, furono costretti ad abbandonare il rito bizantino passando al rito latino (per esempio: Spezzano Albanese[144][145] in Calabria; tre paesi albanofoni del Vulture-Melfese, quali Barile, Ginestra, Maschito; o i quattro comuni albanesi del Molise, ovvero Campomarino, Montecilfone, Portocannone, Ururi)[146]. Per salvaguardare la loro tradizione religiosa, la chiesa cattolica, spinta dalle comunitร  arbรซreshe e in particolare dal Servo di Dio Papร s Giorgio Guzzetta, decise di creare delle istituzioni per l'istruzione dei giovani di rito bizantino.

Dal XVI secolo sacerdoti italo-albanesi furono missionari in Albania (arcidiocesi di Durazzo, comprendente la regione dell'Epiro Ciamuria), con vescovi ordinanti per i greco-cattolici albanesi dal 1660 al 1769.

Nel 1732 Papa Clemente XII eresse il "Collegio Corsini" di San Benedetto Ullano per gli albanesi di rito greco in Calabria, poi "Collegio Italo-Albanese Sant'Adriano" trasferito in San Demetrio Corone (1794)[147], e nel 1734 il "Seminario Italo-Albanese" di Palermo per gli albanesi di Sicilia, poi trasferito a Piana degli Albanesi nel 1945[144]. Tra il 1734 e il 1784 la Santa Sede nominava due vescovi ordinanti di rito greco rispettivamente per gli albanesi di Calabria e di Sicilia, con il compito di formare i seminaristi, dare le ordinazioni sacre e conferire i sacramenti secondo il proprio rito. Per molto tempo questa situazione rimase immutata e spesso le comunitร  albanesi avevano espresso a Roma la richiesta di avere dei vescovi propri con piena autoritร .

Nel 1867 era stato abbandonato da Pio IX il principio della preminenza del rito latino sugli altri riti; Leone XIII e i papi successivi compirono altri passi distensivi.

L'eparca Ignazio Ceffalia, nunzio apostolico della Chiesa Italo-Albanese.
I gerarchi della Chiesa Italo-Albanese.

Fu Benedetto XV a esaudire le richieste del popolo italo-albanese, creando nel 1919 un'Eparchia per gli arbรซreshรซ di Calabria e dell'Italia peninsulare con sede a Lungro, staccando dalle diocesi di rito latino le parrocchie che ancora conservano il rito bizantino[144][145].

Nel 1937 Papa Pio XI istituรฌ l'Eparchia di Piana degli Albanesi per i fedeli arbรซreshรซ di rito bizantino di Sicilia, riconosciuta civilmente anche dallo Stato italiano[144][148].

Legata storicamente e religiosamente al gruppo etnico albanese, seppur con origini piรน antiche, รจ anche la circoscrizione della Chiesa Italo-Albanese del monastero Esarchico di Grottaferrata, che ottenne lo status di abbazia territoriale anch'essa nel 1937 dopo l'erezione dell'Eparchia di Piana degli Albanesi.

L'ordine basiliano di Grottaferrata, nel nome della fraterna origine con gli albanesi e nell'obbiettivo di riconvertirli al cristianesimo dei padri, intraprese una attivitร  missionaria in Albania[149], conclusosi a causa dell'avvento del regime comunista.

Nel corso dei secoli gli arbรซreshรซ sono riusciti a mantenere e a sviluppare la propria identitร  albanese grazie alla loro caparbietร [8] e al valore culturale esercitato principalmente dai due istituti religiosi di rito orientale, i suddetti seminari, la cui memoria e l'ereditร  spirituale sono oggi delle sedi eparchiali.

Per il liceo-ginnasio gli alunni italo-albanesi sono stati accolti per lungo tempo al Seminario Benedetto XV di Grottaferrata e infine, per completare gli studi universitari, nel Pontificio Collegio greco di Sant'Atanasio di Roma.

Nei centri di formazione religiosa, dal Collegio greco (detto cosรฌ per distinguerla dal rito romano) in Roma ai due Collegi/Seminari specificatamente destinati alla formazione dei sacerdoti italo-albanesi (in Calabria e in Sicilia) si formarono tutti gli intellettuali albanesi fino a tutto il XIX secolo[150].

Fino all'Unitร  d'Italia, per una serie di pubblici impieghi, in molti centri arbรซreshรซ, era necessario essere albanese e dichiararsi di fede bizantina.

La Chiesa Italo-Albanese, seppur suddivisa in tre circoscrizioni, si erge con titolo di garante dell'"unitร  nazionale" degli albanesi d'Italia.

Chiesa Italo-Albanese

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Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa cattolica italo-albanese.
ยซI fedeli albanesi cattolici di rito greco, che abitavano lโ€™Epiro e lโ€™Albania, fuggiti a piรน riprese dalla dominazione dei turchi, [โ€ฆ] accolti con generosa liberalitร  [โ€ฆ] nelle terre della Calabria e della Sicilia, conservando, come del resto era giusto, i costumi e le tradizioni del popolo avio, in modo particolare i riti della loro Chiesa, insieme a tutte le leggi e consuetudini che essi avevano ricevute dai loro padri ed avevano con somma cura ed amore conservate per lungo corso di secoli. Questo modo di vivere dei profughi albanesi fu ben volentieri approvato e permesso dallโ€™autoritร  pontificia, di modo che essi, al di lร  del proprio ciel, quasi ritrovarono la loro patria in suolo italiano [โ€ฆ]ยป
ยซVoi siete qui [โ€ฆ] il drappello di profughi che, sostenuti dalla loro profonda fede evangelica, piรน di cinquecento anni fa giunsero in Sicilia, trovarono non solo un approdo stabile per il futuro delle loro famiglie come nucleo della Patria lontana, ma anche l'Isola maggiore del Mare Nostrum, che per la sua posizione naturale, รจ un centro di comunicazione tra Oriente e Occidente, un provvidenziale congiungimento tra sponde di diversi popoli. [โ€ฆ] La Divina Provvidenza, la cui sapienza tutto dirige al bene degli uomini, ha reso la vostra situazione feconda di promesse: il vostro rito, la lingua albanese che ancora parlate e coltivate, unitamente alle vostre centenarie costumanze, costituiscono un'oasi di vita e di spiritualitร  orientale genuina trapiantate nel cuore dell'Occidente. Si puรฒ pertanto dire che voi siete stati investiti di una particolare missione ecumenica [โ€ฆ]ยป
ยซIn atto di perenne ossequio alla Madre di Dio, esiste una comunitร  monastica italo-albanese di rito greco, con una rilevante schiera di religiosi basiliani. Si tratta di una incantevole isola di spiritualitร , di perfezione religiosa, le cui note distintive sono il rito professato e lโ€™amplissima tradizione di eventi, di opere e di meriti. รˆ qui il centro, il focolare della intera Congregazione Basiliana dโ€™Italia [โ€ฆ] Leone XIII, Pio XI, Giovanni XXIII, tutti desiderosi di onorare, proteggere, dimostrare stima e favore per questโ€™isola del rito bizantino-greco, affinchรฉ, riaccendendo i suoi piรน eletti splendori, potesse sempre confermare che la voce di questo cenobio non รจ forestiera od estranea nella Chiesa, ma tenuta in grande considerazione accanto a quella del rito latino. [โ€ฆ] i monaci basiliani sono a Grottaferrata per attestare, in modo continuo, la comunione di spirito della Chiesa Latina con lโ€™intera Chiesa Orientale; cosรฌ che Roma possa guardare ognor piรน allโ€™Oriente con occhio fraterno e materno e con la ineffabile letizia di sentire tale comunione dello spirito in perfetta consonanza.ยป

La Chiesa cattolica italo-albanese (Klisha Arbรซreshe) comprende tre Circoscrizioni ecclesiastiche: l'Eparchia di Lungro degli Italo-Albanesi per gli italo-albanesi dell'Italia continentale con sede a Lungro (CS); l'Eparchia di Piana degli Albanesi per gli italo-albanesi dell'Italia insulare con sede a Piana degli Albanesi (PA); il Monastero Esarchico di Grottaferrata i cui monaci basiliani (O.S.B.I.) provengono dalle comunitร  albanesi d'Italia, con sede nella sola abbazia e chiesa abbaziale a Grottaferrata (RM).

La Chiesa Italo-Albanese, costituendo un'oasi bizantina nell'Occidente latino, รจ secolarmente propensa all'ecumenismo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. Essa รจ stata l'unica realtร , dalla fine del Medioevo sino al XX secolo, di spiritualitร  orientale in Italia.

Esistono istituti e congregazioni religiose di rito bizantino nel territorio della Chiesa Italo-Albanese: l'Ordine basiliano di Grottaferrata, le Suore collegine della Sacra Famiglia, le Piccole operaie dei Sacri Cuori e la congregazione delle Suore basiliane figlie di Santa Macrina.

Rito bizantino degli Italo-Albanesi

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Lo stesso argomento in dettaglio: Oriente cristiano e Rito bizantino.
Icona della Madre del Buon Consiglio, miracolosamente rinvenuta nel '400 a Genazzano durante l'assedio dei Turchi-Ottomani della cittร  di Scutari (AL)
Copia della venerata icona dell'Odigitria, portata dall'Albania nel XV secolo dagli esuli albanesi in Piana degli Albanesi.
Il venerabile padre Giorgio Guzzetta (1682 โ€“ 1756), si prodigรฒ assiduamente nella difesa del rito e dell'identitร  propria.

Un elemento di indiscutibile coesione degli albanesi d'Italia รจ la religione cristiana, il cui rito, bizantino di lingua greca, spesso li ha fatti confondere con i greci. Tuttora l'espressione religiosa di rito bizantino รจ uno dei tratti caratterizzanti l'etnia albanese, sia rispetto alla restante popolazione italiana sia riguardo agli albanesi rimasti in patria divenuti musulmani.

Le chiese delle comunitร  italo-albanesi presentano esternamente diversi stili architettonici, ma all'interno sono in stile bizantino, ricche di icone e di mosaici. La lingua liturgica - seppure non mancavano traduzioni e liturgie in lingua albanese - fino agli inizi del XX secolo era perlopiรน in greco, ma dalla metร  del secolo l'albanese diviene pienamente ufficiale. Molte comunitร , ancora oggi albanofone, hanno perso lungo i secoli il rito bizantino che professavano in principio. Ciรฒ รจ avvenuto dietro le pressioni delle autoritร  religiose e civili "straniere" a livello locale. La metร  delle comunitร  di origine albanese, nei primi due secoli, sono passate dal rito bizantino a quello latino.

Pietro Pompilio Rodotร , Dell'origine progresso e stato presente del rito greco in Italia, Roma 1763.

La vita culturale degli albanesi, nei primi tre secoli di permanenza in Italia (XVIย โ€“ XVIIย โ€“ XVIII) e protraendosi sino al XIX secolo, si sviluppรฒ proprio nell'ambiente ecclesiastico. L'elemento religioso in queste comunitร  non solo ha avuto una funzione di guida spirituale, ma รจ stato anche e soprattutto promotore di iniziative per la salvaguardia e la tutela del patrimonio culturale e identitario albanese.

I Sacramenti dellโ€™iniziazione, Battesimo, Cresima ed Eucaristia, vengono somministrati nello stesso giorno, come avveniva nelle prime comunitร  cristiane. Il rito del Battesimo si apre con i canti dell'iniziazione: Ndrikulla-kumbari o Ndrikulla-Nuni, mentre il papร s, dopo aver introdotto i genitori (prindet) e tutti i parenti (gjirit) alla liturgia bizantina con le litanie diaconali, benedice l'acqua e l'olio, con tre segni di croce sulla Kolinvithra e con una triplice alitazione. Poi il papร s invita i testimoni a porgergli il bambino, completamente nudo, perchรฉ possa immergerlo per tre volte nel bagno "di purificazione" dal peccato originale.

Matrimonio italo-albanese a San Cosmo Albanese.

Il rito del Matrimonio nella tradizione bizantina comprende due parti: Il Fidanzamento e l'Incoronazione, che anticamente venivano celebrati anche separati. L'ufficiatura del Fidanzamento "Akoluthรฌa tu Arrร vonos" รจ caratterizzata dalla promessa di matrimonio che si fa all'ingresso della chiesa dinanzi al sacerdote. Il rito dell'Incoronazione Akoluthรฌa tu Stefanรฒmatos prevede che i due sposi vengano incoronati prima dal sacerdote e poi dai testimoni, incrociando sulle loro teste le corone di fiori. Dopo l'incoronazione il sacerdote offre agli sposi da bere del vino e da mangiare un biscotto. Il calice dal quale gli sposi hanno bevuto viene infranto, simboleggiando cosรฌ che nessuno puรฒ interferire nella loro unione matrimoniale. Poi girano insieme per tre volte intorno all'altare. Sono ancora numerose le spose arbรซreshe che decidono di indossare il ricco costume tradizionale femminile, specialmente a Piana degli Albanesi. Esse sono accompagnate da cherubine in costume, in passato, sino al dopoguerra, esistevano vistosi cortei che accompagnavano la sposa[154].

La commemorazione dei defunti per gli arbรซreshรซ รจ legata al calendario liturgico bizantino e si celebra nella giornata del sabato precedente la prima domenica di Carnevale. In questa giornata la collettivitร  sente forte il legame con i morti ed esprime momenti di aggregazione sociale con lโ€™offerta del cibo. Secondo la tradizione, i defunti ottengono dal redentore il privilegio di tornare tra i vivi e di restarvi per otto giorni; al termine di questo periodo, al triste suono delle campane, ritornano nell'oltretomba, consolati dal banchetto funebre, per la perdita dei congiunti.

Il monachesimo basiliano italo-albanese

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Chiostro del monastero basiliano di Mezzojuso
Santuario Santa Maria Odigitria di San Basile
Monastero basiliano di Piana degli Albanesi

Nelle comunitร  italo-albanesi il monachesimo bizantino รจ rappresentato da un unico ordine religioso di tradizione basiliana, articolato in un ramo maschile (ordine basiliano di Grottaferrata) e in uno femminile (suore basiliane figlie di Santa Macrina). Esso deriva dallโ€™antica spiritualitร  orientale legata alla regola di San Basilio Magno, conservata nei secoli dalle comunitร  albanesi dellโ€™Italia meridionale.

Attraverso queste istituzioni, il monachesimo "greco"[155] continua ancora oggi a custodire il patrimonio liturgico, culturale e spirituale della tradizione bizantina degli albanesi dโ€™Italia.

Il monachesimo basiliano italo-albanese, detto storicamente anche italo-greco, rappresenta una delle espressioni religiose e culturali piรน importanti della comunitร  arbรซreshe dellโ€™Italia meridionale. Esso affonda le proprie radici nella tradizione monastica bizantina dei luoghi d'origine dell'illirico (l'antica Albania) e sono un ponte di continuitร  con l'epoca bizantina un tempo diffusa nellโ€™Italia meridionale giร  in epoca medievale, legata alla regola di San Basilio e alla spiritualitร  orientale di lingua greca antica. Dopo lโ€™arrivo degli albanesi nei territori del Regno di Napoli e della Sicilia tra il XV e il XVIII secolo, la numerosa comunitร  di albanesi contribuirono alla continuitร  del monachesimo "greco" in Italia ormai in decadenza o giร  decaduta.

Fra le principali istituzioni monastiche vi รจ lโ€™abbazia di Abbazia Territoriale di Santa Maria di Grottaferrata, fondata nel 1004 da san Nilo da Rossano, unico monastero bizantino-greco rimasto attivo in Italia in piena comunione con la Chiesa cattolica. Con l'arrivo dei monaci delle colonie albanesi d'Italia, la tradizione "greca" venne ripristinata integralmente e poi confermata in forma stabile a Grottaferrata con decreto nel 1882. Il monachesimo italo-albanese ha avuto un ruolo importante negli studi, nella conservazione della lingua albanese, della tradizione liturgica bizantina, della musica sacra orientale e dellโ€™identitร  culturale arbรซresh, specialmente nei centri storici della Calabria e della Sicilia. Ancora oggi esso costituisce uno dei principali elementi distintivi della minoranza storico-linguistica albanese dโ€™Italia.

Accanto ai monaci basiliani operano anche le Suore Basiliane Figlie di Santa Macrina, congregazione religiosa femminile fondata nel XX secolo nellโ€™ambiente ecclesiale italo-albanese. Le religiose seguono la spiritualitร  basiliana e svolgono attivitร  educative, catechetiche e assistenziali nelle comunitร  italo-albanesi (in particolare nelle eparchie di rito bizantino presenti in Italia) e fra gli albanesi (Albania, Kosovo etc.). La congregazione prende il nome da santa Macrina la Giovane, sorella di san Basilio Magno e figura centrale del monachesimo cristiano orientale.

Nel corso del XX secolo si assistette a una ripresa della presenza basiliana nei principali centri arbรซreshรซ. Nel 1920 i monaci basiliani italo-albanesi presero possesso dell'antico monastero "Reres" di Mezzojuso di Santa Maria delle Grazie (XVI secolo), successivamente, affianco al santuario di Maria SS. Odigitria, nel 1932 venne fondato il monastero di San Basile in Calabria, mentre nel 1949 fu aperto il monastero basiliano "Sclizza a Piana degli Albanesi del Santissimo Salvatore.

Pasqua
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Nella Pasqua trova giustificazione tutto il discorso escatologico e ogni motivo di speranza, come canta l'inno in greco antico Christรฒs anรจsti, Krishti u ngjall in albanese (Cristo รจ risorto):

ยซCristรฒs anรจsti ek nekrรฒn, thanร to thร naton patรฌsas, ketis en tis mnรฌmasin zoรฌn charisร  menos. / Krishti u ngjall Ai tue vdekur, ndridhi vdekjen e shkretรซ e tรซ vdekurรซvet te varret i dha gjellรซn e vรซrtetรซ.ยป

La Pasqua (Pashkรซt) per le comunitร  italo-albanesi di rito bizantino (riti bizantin) รจ la ricorrenza centrale, dalla cui data dipendono le altre feste. Rappresenta la festa delle feste, e i riti della Passione, della morte (vdeqa) e della Risurrezione di Gesรน (tรซ Ngjallurit e Krishtit) vengono vissuti secondo la ricca simbologia cristiana orientale.

Vescovo greco-cattolico con in mano il "dikerion" e il "trikerion" (1879)

La Grande Settimana, corrispondente alla Settimana Santa (Java e Madhe in albanese), รจ molto suggestiva. Nel rito bizantino, anche detto bizantino-greco, le celebrazioni liturgiche in preparazione alla Pasqua hanno inizio il venerdรฌ precedente la Domenica delle Palme (E Diellja e Rromollidhet o E Diela e Palmavet), con la funzione relativa alla resurrezione di Lazzaro, e continuano con la liturgia delle Palme, la processione del Venerdรฌ santo, il Christรฒs Anesti / Krishti u Ngjall, la Pasqua.

Il Giovedรฌ santo la lavanda dei piedi e l'Ultima cena con gli apostoli.

Il venerdรฌ santo gli uffici delle lamentazioni e la processione che attraversa tutto il paese, accompagnata dai canti della passione in lingua arbรซreshe. (Uno dei canti del giovedรฌ e del venerdรฌ nell'Eparchia di Lungro รจ:

ยซSa tรซ pres se Krishti ngjallet Sumburkun e bรซn vet. Vรซ koqe grur e qiqra me qoqe krokomelj te njรซ taljur e i ljagรซn njera รงรซ รงilj delj. Kat shtie ku nรซng รซ drit pa ngjir e jo si bar pse nรซn รซ Krishti i vdekur, รซ Zoti Krisht i vrar. Kur e sillnjรซn mbรซ qish e bรซnjรซn me ngulli e kush ka divucjon e bรซn i madhรซ si di.ยป
Uova di Pasqua colorate in rosso, tipiche della tradizione cristiana di rito orientale degli albanesi d'Italia.

Il Sabato santo si tolgono i veli neri dalle chiese e suonano a festa le campane per annunciare la Risurrezione di Cristo. Dopo la mezzanotte, per tradizione in molti paesi, le donne si recano a una fontana fuori dal paese per il rito del "rubare l'acqua": lungo il percorso รจ proibito parlare e devono resistere ai tentativi di farle parlare operati dai giovani; solo dopo essere giunti alla fontana e aver preso l'acqua รจ possibile parlare e scambiarsi gli auguri con il Christรฒs Anesti / Krishti u Ngjall (Cristo รจ Risorto), e in risposta:

ยซAlithos Anesti / Vรซrteta u Ngjall, rronรซ e ligjรซron pรซr gjithรซmonรซ. Ashtรน kloftรซ (รˆ veramente Risorto, vive e regna nei secoli dei secoli. Amin).ยป

Il significato di questo rito ha significati sia sociali sia religiosi: le donne in silenzio richiamano la scena delle pie donne descritte dal Vangelo che camminano silenziose per non essere scoperte dai soldati romani; ma esiste anche una relazione tra la colpa, che รจ di tutti gli uomini che hanno crocifisso il Cristo, e il silenzio. L'acqua opererร  la catarsi liberatrice e il ritorno alla parola รจ collegato alla Resurrezione del Cristo, mentre lo scambio degli auguri รจ anche un ritorno alla comunitร  e al vivere sociale.

Un momento della Pasqua di Piana degli Albanesi.

La domenica mattina di Pasqua si svolge la funzione dell'aurora, in alcune comunitร  il sagrestano, all'interno della chiesa, interpreta il demonio e cerca di impedire l'entrata al tempio del sacerdote, che dopo aver bussato ripetutamente entra trionfalmente intonando canti.

A Piana degli Albanesi il solenne pontificale in rito bizantino si conclude con uno splendido e folto corteo di donne in sontuosi costumi tradizionali arbรซresh, le quali, accompagnate dagli uomini anch'essi in abiti tipici albanesi, dopo aver partecipato ai sacri e solenni riti, sfilano per il Corso Kastriota raggiungendo la piazza principale. Al termine del corteo, in un tripudio di canti e colori, viene impartita dai papร des la benedizione seguita dalla distribuzione delle uova rosse, simbolo della passione, della nascita e della resurrezione.

Nel lunedรฌ e nel martedรฌ, nelle comunitร  arbรซreshe di Calabria, si svolgono le tradizionali vallje (le danze tipiche albanesi) nelle piazze e vie delle cittadine e paesi.

Icone e iconostasi
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Grottaferrata (RM), iconostasi dell'abbazia di Santa Maria.

Nel rito bizantino ruolo fondamentale รจ rappresentato dalle icone raffiguranti personaggi biblici, in sostituzione delle statue tipiche delle chiese cattoliche di rito latino. Le chiese degli italo-albanesi presentano l'iconostasi, che divide lo spazio riservato al clero officiante da quello destinato ad accogliere i fedeli, e allo stesso tempo costituisce il luogo dove vengono poste le icone sacre.

Le icone non si dipingono ma "si scrivono" durante la preghiera costante di chi le dipinge. Una delle piรน note preghiere dell'iconografo รจ:

ยซI Madh'In Zot, krijuesi i zjarrtรซ i gjithรซ krijimit, jipi dritรซ sytรซ i shรซbรซtorit Tรซnd, ruajรซ zemrรซn dhe dorรซn e tij, ashtu denjรซsisht dhe me pรซrsosmรซri mรซnd paraqesรซ ikonรซn pรซr lรซvdin Tรซnde, gรซzimin e bukurin i Klishรซs Tรซnde e Shejte.ยป
Civita (CS), iconostasi della chiesa Santa Maria Assunta.

Spesso le leggende e le cronistorie degli esuli albanesi menzionano icone portate dai sacerdoti o dagli stessi fedeli profughi dall'Albania. Alcune di queste sono molto venerate dagli italo-albanesi in luoghi di culto come santuari (vedi la Madonna di San Demetrio Corone o l'Odigitria di Piana degli Albanesi).

Con la nascita delle due eparchie (XX secolo), e in modo particolare dopo la Seconda Guerra Mondiale, le comunitร  albanesi hanno visto rifiorire l'arte bizantina, iconografica e mosaicistica, che per secoli non ha potuto essere ufficialmente impiegata[156]. Con il crollo del regime comunista in Albania artisti albanesi si sono trasferiti in alcune localitร  calabro-albanesi e siculo-albanesi, specializzandosi nell'arte sacra orientale[157].

Oggi le chiese delle comunitร  italo-albanesi, in special modo quelle di Sicilia (Episcopio, Cattedrale, Collegio di Maria e chiesa di San Nicola di Mira di Piana degli Albanesi[158][159][160] e Parrocchia di San Nicola di Mira e Monastero Basiliano di Mezzojuso[161][162]), conservano icone antiche del XV secolo al XVIII secolo. Esistono musei che conservano icone antiche (ad esempio il Museo delle Icone e della Tradizione Bizantina di Frascineto[163] e il Museo Eparchiale di Lungro[164], entrambe in Calabria).

Ancora oggi diversi iconografi arbรซreshรซ, di diverse localitร , realizzano icone secondo i canoni bizantini e lo stile tradizionale, con metodi e colori naturali a tempera d'uovo, su pannelli e supporto in legno.

Cultura

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Identitร 

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Municipio Bashkia di Civita.
ยซPo tรซ mbahij Arbรซreshรซ e tรซ ruani gluhรซn tรซnรซ me kujdes e me tรซ dashur si njรซ gjรซ tรซ shejtรซruamรซ, si mรซ t'mirรซn nga tรซ dhรซnat e t'yn Zoti, e ashtu edhe veset รงรซ na lanรซ ata tรซ parรซt, gojรซdhรซnat edhe ndienjat.[165]ยป
Gli arbรซreshรซ durante una festa religiosa

Gli arbรซreshรซ sono considerati a tutti gli effetti un "miracolo" sociale[166]. Anche dopo cinque secoli lontano dalla Madrepatria e trapiantanti nel sud d'Italia e in Sicilia, continuano a mantenere viva la loro lingua albanese, nonchรฉ il rito bizantino, le tradizioni ed gli usi, mostrandosi del tutto cittadini italiani, ma di stirpe e provenienza etnica diversa.

Il nodo del miracolo arbรซresh non รจ altro che il livello della conservazione della lingua, amore ed attaccamento per l'attivitร  culturale e sociale, dove si rispecchia chiaramente la coscienza nazionale e l'obbiettivo di mantenere i legami con l'Albania[167].

In primo luogo rimane sempre il sentimento etnico, l'albanesitร , che si esprime essenzialmente nel parlare l'idioma degli avi. Sempre piรน questo sentimento va oggi negli sforzi per imparare a scriverla, conservando cosรฌ le proprie antiche parlate albanesi locali, ma assimilando la lingua letteraria albanese unificata e comune per tutti gli albanesi ovunque si trovino, dentro e fuori dalla frontiera d'Albania. La lingua albanese per gli italo-albanesi serve come mezzo di comunicazione nell'ambito del paese o cittadina, cioรจ nell'ambito proprio arbรซresh, nonchรฉ come mezzo insostituibile per l'autoconservazione etnica, come strumento di sviluppo e di progresso culturale, che va nella scia delle piรน alte tradizioni nazionali[168].

Tradizioni e folclore

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Scultura di Giorgio Castriota Scanderbeg a Villa Badessa (PE)
Murale raffigurante Scanderbeg in battaglia contro i turchi, Civita (CS)
Murale a San Giorgio Albanese (CS)
Statua equestre di Giorgio Castriota a San Basile (CS)
Scultura di Giorgio Castriota a Piana degli Albanesi (PA)
Matrimonio a San Paolo Albanese, corteo di donne in abito di gala e vallja
La bandiera albanese per le strade di Casalvecchio di Puglia (FG)

Tra i tanti aspetti delle tradizioni albanesi dโ€™Italia una รจ la sua trasmissione legata quasi esclusivamente alla forma orale, nonostante sia cospicua la quantitร  e la documentazione della lingua e della cultura. Il primo aspetto che si evince della cultura e delle tradizioni delle comunitร  โ€˜โ€™arbรซresheโ€™โ€™ รจ il profondo rispetto che attribuiscono all'ospite: secondo cui la casa dell'albanese รจ di Dio e dell'ospite, al quale si fa onore offrendogli semplici cibarie. Questa consuetudine si ritrova ancora nelle montagne dell'Albania, tuttavia le comunitร  โ€˜โ€™arbรซresheโ€™โ€™ provano profondo riserbo dal forestiero o straniero, detto โ€œlatinoโ€ (litรฌri), che sino alla prima metร  del secolo scorso non poteva facilmente accedere nei centri italo-albanesi.

Motivi della tradizione popolare si ritrovano nella letteratura, che proprio da ciรฒ mosse i primi passi. Altri elementi strutturali della cultura โ€˜โ€™arbรซresheโ€™โ€™ delle origini sono giunti ai nostri tempi, attraverso una storia secolare, e mantengono una loro forza di rappresentazione dei valori dell'organizzazione delle comunitร  sono: la "vatra" (il focolare), primo centro intorno al quale ruota la famiglia; la "gjitonรฌa" (il vicinato), primo ambito sociale al di fuori della casa, elemento di continuitร  tra la famiglia e la comunitร ; la "vellamja" (la fratellanza), rito di parentela spirituale; la "besa" (la fedeltร ) all'impegno, rito di iniziazione sociale con precisi doveri di fedeltร  all'impegno preso.

La forte coscienza a un'identitร  etnico-linguistica diversa รจ sempre presente nelle produzioni folcloristiche. Nel folclore, in tutte le sue diversificate forme, emerge sempre un costante richiamo alla patria di origine e i canti, popolari o religiosi, le leggende, i racconti, i proverbi, trasudano un forte spirito di comunanza e solidarietร  etnica.

La coscienza di appartenere a una stessa etnia, ancorchรฉ dispersa e disgregata, si coglie tra l'altro in un motto molto diffuso, che i parlanti albanesi spesso ricordano quando di incontrano: Gjaku ynรซ i shprishur, che tradotto letteralmente รจ "il Sangue nostro sparso". Mantenendo chiara e sensibile la coscienza di essere fratelli nel sangue comune e nella fede cristiana, costituendo un'oasi di spiritualitร  orientale trapiantata in Occidente, usano cosรฌ identificarsi come discendenti di una stirpe dispersa ma non distrutta.

I temi ricorrenti nella cultura tradizionale albanese sono la nostalgia della patria perduta, il ricordo delle leggendarie gesta di Skanderbeg, eroe riconosciuto da tutte le comunitร  albanesi del mondo, e la tragedia della diaspora in seguito all'invasione turca. Un discorso a parte merita la vallja, danza popolare che aveva luogo in occasioni di feste tese a rievocare una grande vittoria riportata dal condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg contro gli invasori turchi. La vallja รจ formata da giovani in costume tradizionale, che tenendosi a catena per mezzo di fazzoletti e guidati da due figure alle estremitร , si snodano per le vie del paese eseguendo canti epici, augurali o di sdegno e disegnando movimenti avvolgenti. Nella particolare vallja e burravet (la danza degli uomini), composta da soli uomini, viene tratteggiata e ricordata, attraverso i loro movimenti, la tattica di combattimento adottata da Skanderbeg per imprigionare e catturare il nemico. Oggi le piรน belle vallje hanno luogo a Civita, San Basile, Frascineto e Eianina. La consapevolezza della necessitร  di una valorizzazione e tutela della cultura arbรซreshรซ ha favorito la nascita di associazioni e circoli culturali, e ha dato luogo a iniziative e manifestazioni culturali.

Diverse sono le manifestazioni culturali e sociali in Arberia. In numerosi centri italo-albanesi[169], per il carnevale, per la Pasqua o per feste particolari, sono organizzate - anche per piรน giorni di festa - "parate storiche" per rievocare le gesta eroiche degli albanesi (cristiani) e del loro condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg[170], con la creazione delle battaglie contro i turchi (musulmani) e il canto di rapsodie per le vittorie riportate.

Abitualmente nell'"anniversario della morte di Giorgio Castriota", in ogni centro albanese d'Italia e nelle cittร  dove esiste una parrocchia per gli italo-albanesi, viene celebrata la divina liturgia in lingua albanese e viene reso omaggio all'Athleta Christi[171].

Dal vent'anni momento di ritrovo per gli albanesi d'Italia รจ la manifestazione di "Miss Arbรซreshe" a Spezzano Albanese (CS), concorso femminile di bellezza in rassegna di costumi tradizionali, che propone d'esser punto ideale di dialogo e socializzazione tra le comunitร  italo-albanesi partecipanti[172]. Vetrina sul mondo d'Arberia, รจ una finestra che permette di affacciarsi sulle comunitร  consorelle per condividerne, attraverso i caratteristici costumi tipici, la lingua, la storia, gli usi, le tradizioni culturali comuni d'origine.

Da piรน di trent'anni, nel mese di agosto, si tiene regolarmente il "Festival della Canzone Arbรซreshe" (Festivali i Kรซngรซs Arbรซreshe) a San Demetrio Corone (CS), in cui diversi gruppi musicali, cantori e poeti da tutte le comunitร  albanesi d'Italia, dall'Albania e dal Kosovo, interpretano canzoni e melodie popolari o ne propongono di nuove, rigorosamente in lingua albanese[173][174].

Carnevale

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Nel calendario delle festivitร  degli albanesi d'Italia il Kalivari, Kalevari o Karnivalli, ovverosia il Carnevale, occupa un posto di rilievo. Ricorre dall'indomani dell'Epifania al mercoledรฌ delle Ceneri, ed รจ, per definizione, festa trasgressiva nella quale la normalitร  viene temporaneamente accantonata per dare libero sfogo al gioco e alla creativitร . Il Carnevale, trovandosi in inverno, periodo del freddo e della fame, rappresentava la festa popolare piรน importante dell'anno. In alcuni centri, mediante le farse, venivano manifestate all'intera popolazione le "malefatte" e i "vizi" dei singoli individui e delle diverse categorie sociali presenti nella comunitร . Costituivano essenzialmente un momento di radicale protesta e di denuncia sociale nei confronti dei gruppi dominanti che tenevano oppressa e divisa la popolazione. L'ultimo giorno di carnevale nei paesi di rito bizantino, corrisponde all'ultima domenica di Quaresima. Tuttavia, suole essere festeggiarlo almeno esteriormente, anche il martedรฌ e il mercoledรฌ che precede le Ceneri.

Nella zona dei paesi albanesi del Pollino, era consuetudine riunirsi di sera, in allegre compagnie cantando i vjershรซ davanti alla porta degli amici: Oji ma sonde รงรซ ky karnivall, zgiomi ndrikull e kumbar! Ngreu e รงel atรซ hilnar; s'erdha tรซ ha, erdha se jemi kumbar; s'erdha se dua tรซ pi, erdha se jemi gjiri! (O madre, questa sera che รจ carnevale, svegliamo comare e compare! Alzati e accendi la luce, non sono venuto perchรฉ voglio mangiare, sono venuto perchรฉ siamo compari; non sono venuto perchรฉ voglio bere, sono venuto perchรฉ siamo parenti!).

La sera del martedรฌ a San Demetrio Corone, comitive di giovani, in giro per il paese, annunciano la morte del Carnevale (zu/la' Nikolla), un vecchio vestito di stracci che bussando di porta in porta veniva confortato da abbondanti bicchieri di vino e carne di maiale. Zu Nikolla veniva rappresentato ogni anno il mercoledรฌ delle cenere con la celebrazione del suo funerale: un corteo che sfilava per tutto il paese dietro la bara dell'ex ghiottone. Davanti, a guidare il corteo, c'erano il prete e la vedova con il figlioletto in braccio, che inscenava lamenti strazianti (vajtimet) e pianti a dirotto. A Cervicati e Mongrassano nei giorni di Carnevale รจ fatto divieto di lavorare e chi trasgredisce questa regola e viene sorpreso, una volta incatenato, si trascina per le vie del paese e la sua liberazione si ottiene solo dopo un'abbondante bevuta e aver assaggiato i tipici prodotti locali a base di salami e formaggi. Caratteristica di questi paesi รจ l'esecuzione nei giorni di Carnevale della vala (ridda) con i sontuosi costumi tradizionali arbรซreshรซ.

A San Benedetto Ullano, la tradizione vuole che gruppi di giovani rappresentanti i dodici mesi dell'anno, guidati da un loro padre, sfilino per le vie del paese a cavallo di somari e, fermandosi negli spazi piรน ampi del paese recitino in albanese le caratteristiche e la funzione di ciascun mese. Grande interesse e partecipazione suscita il Carnevale che si svolge a Lungro. Anche un'antica rapsodia albanese, kรซnga e Skanderbekut, mette in evidenza la consuetudine di riunirsi e consumare varie prelibatezze: Por mรซ ish ndรซ Karnival. / Skanderbeku njรซ menat / po m'e mbjodhi shokรซrinรซ, / e m'e mbjodhi e m'e mbitoj / me mish kaponjsh e lepuresh, / me krera thllรซzazish, / me filรฌjete me shtjerrazish (Era il periodo di Carnevale. / Skanderbeg una mattina / radunรฒ la compagnia / e la invitรฒ a banchetto, / con carni di capponi e di lepri, / con teste di pernici, / con fianchi di vitelli).

Un momento de "Il Mastro di Campo" a Mezzojuso (PA)

Particolare รจ il kalivari di Piana degli Albanesi, alla quale festa popolare gli arbรซreshรซ di Sicilia sono profondamente legati. I vari circoli, associazioni, bar, case private, ai lati del Corso Kastriota e nella piazza principale di Piana degli Albanesi, si trasformano in questo periodo in sale da ballo. Ogni giovedรฌ, sabato e domenica sera, nel segno del sano divertimento, donne accuratamente mascherate, e quindi irriconoscibili, invitano gli uomini al ballo. In modo rivoluzionario per la condizione femminile del passato, soltanto le donne possono invitare al ballo, con il divieto di invitare o scherzare con i forestieri non arbรซreshรซ (litinjรซt), non solo perchรฉ appunto non arbรซreshรซ, ma anche per le risse causate dal loro comportamento poco ortodosso. Durante il Carnevale, una volta, erano abituali diversi giochi: l'albero della cuccagna (ntinรซ), su cui ci si arrampicava per afferrare i premi posti in cima; e, appese su una corda, le pignatte di terracotta (poรงet), contenenti โ€œsorpreseโ€, che dovevano essere rotte, a turno, da una persona bendata. Numerosi sono i detti carnevaleschi in albanese, i piรน celebri e ricorrenti sono โ€œKalivari papuri papuri merr njรซ cunk e e vu te tajuriโ€ (Carnevale tra saggi e matti, prendi una cacca e te la metti sul piatto) o Kalivari tรซ divรซrtirej shiti kalin (Carnevale per divertirsi ha venduto il cavallo). Tuttora a Piana degli Albanesi l'ultimo lunedรฌ di Carnevale si preparano e si consumano frittelle a forma sferica o schiacciata, di pasta lievitata, fritta e zuccherata, detti โ€œLoshka" e "Petullaโ€. Vietato usare, nell'occasione, il costume tradizionale albanese o suoi componenti, conservati gelosamente dalle donne arbรซreshe e legati decisamente a momenti piรน sacri e rilevanti.

L'ultima domenica di Carnevale a Mezzojuso (PA), comune fondato da albanesi, con il "Mastro di Campo", rappresentato da almeno due secoli, il paese si trasforma in uno scenario teatrale, per dare vita ad una pantomima popolare. Tra colpi di cannone, lanci di dolciumi e l'intervento dei garibaldini, la manifestazione rappresenta un tipico momento del folclore del territorio nazionale. Una maschera rossa con un enorme naso, cosรฌ si presenta il Mastro di Campo, che รจ la rievocazione dell'assalto che il Conte di Modica fece al castello locale, fondato dai militari stradioti, per conquistare la regina Bianca di Navarra che vi si era insediata.

Vallje

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Donne arbรซreshe in tipico costume durante le Vallje a San Basile (CS)
Vallje tradizionali a Civita, Calabria.
Vallje a Civita (CS)
Le vallje di Santa Sofia d'Epiro a Cosenza durante la manifestazione Bukuria Arbรซreshe.

Le danze arbรซreshe (vallje), in albanese letterale valle, sono degli antichi balli di gruppo albanesi che prendono vita in alcune particolari feste, legate alle celebrazioni della Pasqua e ad altre occasioni di festa. Le vallje sono l'espressione folclorica di un popolo che non ha dimenticato la propria storia, le proprie radici. Questi balli rievocano una grande vittoria riportata da Giorgio Castriota Skanderbeg contro gli invasori turchi, per difendere la cristianitร  e la libertร  del popolo albanese, proprio nell'imminenza della Pasqua. Si vuole infatti che proprio il martedรฌ di Pasqua del 24 aprile del 1467, l'eroe albanese ha riportato una decisiva e importante vittoria sull'esercito turco. La vallja, quindi, da un ricordo bellico รจ stata trasformata come occasione di raduno dei vari paesi appartenenti alla etnia cosรฌ che, almeno per un giorno all'anno, ci si sente uniti e accomunati da lingua, usi e costumi da non dimenticare.

Sono eseguite dalle donne in costume tradizionale albanese disposte in semicerchio, che tenendosi a catena per mezzo di fazzoletti e guidati all'estremitร  da due giovani, chiamati flamurtarรซ (portabandiera), si snodano per le vie del paese arbรซresh accompagnate da canti di contenuto epico, che narrano la resistenza contro i turchi, rapsodie, storie di amore e di morte, canti augurali o di sdegno. Il piรน famoso di questi canti epici, il Canto di Scanderbeg, cantato il martedรฌ di Pasqua, rievoca il terzo assedio turco della cittร  di Croia. Molto popolari sono la rapsodia di Costantino il piccolo (Kostantini i vogรซli), nota in Albania come la ballata di Ago Ymeri, il cui tema รจ il riconoscimento del marito dopo molti anni; e quella di Costantino e Garentina, una rapsodia diffusa nella penisola balcanica, registrata nelle raccolte dei folcloristi ottocenteschi, le cui suggestioni hanno ispirato la prima letteratura romantica europea.

Il ritmo della danza a volte grave e a volte aggressivo si rintraccia soprattutto nella vallja e burravet (la danza degli uomini). Questa vallja รจ composta da soli uomini che tratteggiano e ricordano nei loro movimenti la tattica di combattimento adottata da Castriota Scanderbeg per catturare il nemico. Ancora oggi si ama rinnovare questo senso di appartenenza a un'etnia che da oltre mezzo millennio vive in Italia, ed รจ uno degli appuntamenti piรน interessanti e significativi della tradizione e della comunitร  albanese d'Italia.

La vallja si svolgeva anticamente in quasi tutti i paesi arbรซreshรซ il pomeriggio della domenica di Pasqua, il lunedรฌ e il martedรฌ. Attualmente ha luogo solo il martedรฌ dopo Pasqua (vallja e martรซs sรซ Pashkรซvet), principalmente nelle comunitร  albanesi di Calabria di Barile, Cervicati, Civita, Lungro, San Benedetto Ullano, San Demetrio Corone, Santa Sofia d'Epiro e in parte Ejanina, Firmo, Frascineto e San Basile. Alcune valle sono state riprese e interpretate dalle donne in costume di Piana degli Albanesi nella metร  del secolo scorso.

La vallja compie fantasiose evoluzioni, e con improvvisi spostamenti avvolgenti "imprigiona" qualche cortese turista che, di buon grado, offre generosamente nei bar per ottenere il riscatto. Essi, quali nobili bulerรซ vengono ringraziati con i seguenti versi ed altri improvvisati al momento: "Neve kush na bรซri ndรซr / akuavit na dha pรซr verรซ. / Po si sot edhe nga herรซ / shpia tij mos past vrer!" (A noi chi fece onore / non diede vino, ma liquore. / Come oggi e in ogni tempo / la sua casa non abbia sventura!).

Gjitonia

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Lo stesso argomento in dettaglio: Gjitonia.
Donne di San Paolo Albanese (PZ) in Basilicata, lavorando ndรซ gjitonรฌ.

La "gjitonia" รจ una forma di vicinato tipica delle comunitร  italo-albanesi e diffusa in tutta l'Arbรซria. Viene dall'unione delle parole gjithรซ tonรซ (tutto nostro, familiare), ed รจ un tipo di aggregazione di derivazione balcanica, caratteristica dell'epoca medievale.

Microsistema intorno a cui ruota la vita del paese katund/horรซ, la gjitonia รจ una porzione piรน piccola del tessuto urbano una microstruttura costituita spesso da una piazzetta nella quale confluiscono i vicoli, circondata da edifici che hanno aperture verso uno spiazzo piรน grande (sheshi), che solitamente porta il nome dalla persona che vi abita.

Costume

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ยซIl costume di gala degli albanesi d'Italia, con le sue preziose stoffe di raso, broccato, di seta e oro, in una armonica combinazione di colori, con ricami preziosi, testimonia, come i canti, le prosperitร  dellโ€™Albania quando gli esuli lโ€™abbandonaronoยป
Luigi del Giudice, Costume della Villa Badessa, Abruzzo (fine XVIII sec.)
Donna di San Costantino Albanese, Basilicata (1799)
Luigi del Giudice, Costumi albanesi in Calabria (inizio XIX sec.)
Bartolomeo Pinelli, Uomo e donna del paese Chieuti Albanesi, Puglia (1816)
Michela de Vito, Costume di Villa Badessa (1820)
Saverio della Gatta, Costumi della Basilicata, donna ed uomo Albanesi (1828)
Uomo e Donne di Garaffa Albanesi [Caraffa di Catanzaro] (1828)
Achille Devรฉria, Colonies Albanaise in Calabre, Caraffa di Catanzaro (1840)
Donne Albanesi a Villa Badessa (1846)
Ettore De Maria Bergler, Donna di Sicilia in costume di Piana degli Albanesi (1933)
Donne di Santa Sofia d'Epiro (CS) in abito da sposa, inizi '900
Abito tradizionale Albanese delle donne di Piana degli Albanesi (PA), inizi '900
Fratelli Alinari, Giovine donna di Piana degli Albanesi, 1910 c.
Costume albanese di Lungro (CS)
Gruppo folcloristico in costume maschile albanese a Mongrassano (CS), anni '50
Costume tradizionale femminile albanese a San Martino di Finita (CS)
Pasqua a Piana degli Albanesi, donne e uomini in costume tradizionale albanese, fine anni '50
Costume albanese femminile di Contessa Entellina (PA) indossato dalle donne durante la visita del vescovo dell'Eparchia di Piana degli Albanesi Ercole Lupinacci (1986)
San Paolo Albanese, sposa e corteo nuziale

Il costume tradizionale costituisce ancora oggi per gli arbั‘reshรซ uno degli elementi distintivi della loro identitร . Parlando di costume degli albanesi d'Italia ci si riferisce in maniera assolutamente esclusiva al costume femminile, poichรฉ quello maschile รจ scomparso da secoli, sostituito ed evolutesi con le forme standardizzate dell'abbigliamento moderno, anche se dal dopoguerra, per iniziativa di privati, enti o dai vari comuni si รจ ripreso il costume maschile d'Albania.

Il costume degli arbั‘reshรซ rappresenta uno dei tre secolari pilastri dell'antica identitร  albanese trapiantata in Italia, insieme alla lingua albanese e al rito bizantino. Per la policromia e la preziositร  dei tessuti, testimoniata dall'utilizzo dei ricchi ricami in oro e argento, il costume tradizionale รจ uno dei segni piรน evidenti della diversitร  e della creativitร  culturale arbั‘reshรซ. Esso accompagna la donna italo-albanese nei momenti piรน significativi della propria vita.

Quasi ogni comunitร  albanese d'Italia possiede un tipico costume albanese, altri li hanno persi completamente. Esso difficilmente รจ uguale alle altre comunitร , puรฒ esser simile a quello delle comunitร  albanesi vicine, ma varia dalla zona di origine da cui provengono. Di certo ha particolari in comune, come ad esempio la Keza, ed รจ di base di foggia bizantino-medievale.

Di singolare bellezza รจ il costume tradizionale di gala, indossato dalle donne in particolari ricorrenze come il matrimonio o le festivitร  della Pasqua, dei battesimi e del santo patrono. I costumi sono veri e propri capolavori artistici che ripropongono l'antica simbologia orientale, alcuni attraverso il ricamo.

Famosissimo per lo splendore e la bellezza รจ il costume tradizionale arbรซresh di Piana degli Albanesi.

Interessanti sono i costumi tradizionali femminili di San Costantino Albanese (costituito da un copricapo caratteristico, una camicia di seta bianca con merletti, un corpetto rosso con maniche strette ricamate in oro e una gonna su cui sono cucite tre fasce di raso bianche e gialle), Firmo (dal collo ampio e ricamato (mileti); una gonna lunga e ampia, plissettata e bordata), e Santa Sofia d'Epiro, San Demetrio Corone, Lungro, Frascineto, Plataci, Spezzano Albanese, San Basile, Vaccarizzo Albanese.

Costumi di Spezzano Albanese (CS)
Costumi di Acquaformosa (CS)
Santa Sofia d'Epiro (CS), comunitร  in festa, donne italo-albanesi nei tipici costumi femminili durante le Vallje.
Costumi di Casalvecchio di Puglia (FG)

In linea di massima, con l'eccezione delle comunitร  della bassa valle del Crati, di San Costantino Albanese, San Paolo Albanese (PZ), Caraffa e Vena di Maida (CZ), dove, nella variante giornaliera, รจ ancora largamente indossato dalle persone anziane, sia pure in una versione notevolmente piรน corta di quella tradizionale, e di qualche rarissimo caso nelle comunitร  della presila greca, nel corso degli ultimi decenni, con un processo che si รจ accentuato soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, il costume tradizionale รจ del tutto scomparso dall'uso quotidiano.

Ricco costume da sposa di Piana degli Albanesi (PA).

Non vi sono ancora studi approfonditi sui costumi di alcune comunitร  albanesi del catanzarese, di Puglia e del Molise, il cui costume รจ una ripresa dei modelli antichi secondo fonti scritte e iconografiche, e quello maschile su modello di quelli in uso presso gli albanesi d'Albania e dei Balcani. Ciรฒ nonostante, nella maggior parte delle comunitร  italo-albanesi, e in particolare in quelle della provincia di Potenza, Cosenza e Palermo (ad es. Piana degli Albanesi), esso conserva un valore simbolico pregnante, al punto che ogni anno artigiani specializzati continuano a confezionarne un grande numero di esemplari di gala, commissionati dalle famiglie per le figlie adolescenti che si affacciano alla ribalta della societร , e che li indosseranno in occasione delle grandi feste folcloristiche o semplicemente li conserveranno come testimonianza estrema di identitร .

รˆ verosimile che a elementi originali, che gli arbั‘reshรซ portarono con sรฉ da oltre Adriatico e Ionio, nel tempo si siano aggiunti alcuni elementi presi a prestito dai costumi della gente con cui i profughi vennero in contatto in Italia, e che, dalla rielaborazione dell'insieme, influenzata anche dalle mutate esigenze quotidiane, sia nata la foggia attuale dei costumi arbั‘reshรซ. Tali tesi, pur nella sua plausibilitร , lascia aperti numerosi interrogativi, legati ad esempio, alla omogeneitร  della foggia del costume in aree a volte molto estese, alle relazioni tra i costumi degli albanesi d'Italia e quelli delle loro zone di provenienza oltre Adriatico all'epoca delle migrazioni e a quelle con i costumi delle comunitร  romanze, spesso grossi centri, su cui le comunitร  arbั‘reshe gravitano.

Esistono varie tipologie, seppur i materiali di studio non sono molto numerosi. Il lucano, a San Paolo Albanese e San Costantino Albanese (PZ), รจ una delle zone dove il costume tradizionale mostra ancora oggi la maggiore varietร  e vitalitร .

La provincia di Cosenza รจ quella che comprende il maggior numero di comunitร  arbั‘reshe e, insieme alla zona di Piana degli Albanesi (PA), anche quella in cui il costume tradizionale ha conservato piรน a lungo la sua funzione e la sua vitalitร .

Nonostante la prassi di seppellire l'abito nuziale con la sua proprietaria (il caso di Santa Cristina Gela), utilizzandolo come abito funebre, sono ancora numerosi gli esemplari relativamente antichi dell'abito di gala o di suoi elementi particolari, e molti sono anche gli esemplari che vengono confezionati ogni anno da artigiani specializzati delle varie aree arbั‘reshe, che si attengono scrupolosamente al modello tradizionale.

L'abito tradizionale maschile รจ caduto in disuso in tutte le comunitร , probabilmente, giร  nei primi tempi della diaspora e forse non รจ esistito un modello steriotipato comune. Pertanto si ha traccia in qualche rappresentazione pittorica per i luoghi di ultima fondazione, come per Villa Badessa in Abruzzo (XVIII secolo), con costumi maschili e femminili molto simili a quelli riscontrabili oggi in Albania (composto da calzoni di lana bianca, da un giubbetto anchโ€™esso di lana, da una camicia bianca e da ghette fino al ginocchio. In testa il caratteristico cappello e alla vita una cintola per infilare le armi, con un gonnellino a pieghe, fustanella). Dal XX secolo c'e stata una generale ripresa dei costumi li dove il costume femminile ha tenuto le sue principali funzioni. Piana degli Albanesi ha sicuramente riproposto come prima, alla fine degli anni cinquanta, un costume maschile per esigenze sceniche, ispirandosi al mondo albanese dei Balcani e che potesse accordarsi anche cromaticamente a quello femminile. Da allora, in clima di ripresa etno-culturale e con piรน costanti rapporti con l'Albania, il costume maschile ha ripreso a essere utilizzato per le maggiori feste, a simbolo delle radici albanesi. Questo costume, in genere dei due tipi riscontrabili tra la zona ghega (brekt leshi) e tosca (fustanella), resta di grande importanza, se non per la ricchezza, almeno per il suo valore storico e tradizionale, pur se in โ€œprestitoโ€ dalla tradizione culturale degli albanesi dโ€™Albania.

In tutte le comunitร  arbรซreshe il costume tradizionale, femminile e maschile, rappresenta la volontร  di affermare e rendere visibili lโ€™identitร  collettiva e il senso di intima appartenenza dellโ€™individuo alla sua collettivitร . Il costume, in questo senso, puรฒ essere definito come un indicatore dellโ€™identitร  albanese, che diventa abito e come tale โ€œindossatoโ€ e sfoggiato per riaffermare la storia e lโ€™origine comune, i valori e i saperi condivisi, lโ€™appartenenza allo stesso universo culturale.

Musica e canti

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Lo stesso argomento in dettaglio: Iso-polifonia albanese e Surdulina.
Canti e costumi di Lungro durante la manifestazione Bukuria Arbรซreshe a Cosenza, in Calabria.
Il canto/inno "O mburonjรซ e Shqipรซrisรซ" (O scudo dell'Albania), Giuseppe Schirรฒ, Canti Tradizionali ed altri Saggi delle Colonie Albanesi di Sicilia, Napoli 1907.
Musiche popolari albanesi cantate durante le Vallje a Civita
Costumi e rapsodie albanesi di San Benedetto Ullano.

L'oralitร  (gojarisรซ) รจ la caratteristica piรน lampante del popolo albanese d'Italia. La musica da sempre รจ uno degli strumenti piรน diretti e immediati con il quale il popolo arbรซresh racconta sรฉ stesso. Esso rafforza quel profondo senso d'identitร  e quell'innato orgoglio etnico rimasto immutato per secoli. Nelle canzoni arbรซreshe c'รจ tutta l'essenza di un popolo, sfuggito dalla Penisona Balcanica e guidato dal condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg, che andรฒ ad abitare nelle terre dell'Italia centro-meridionale per sfuggire alla dominazione turco-ottomana.

I canti (kรซngat o kรซnkat) degli albanesi d'Italia narrano dei fidanzamenti, dei matrimoni, delle ninnananne, dei lamenti funebri (vajtimet), ma anche dei suoi antichi eroi, della guerra contro il turco e dello sconforto per la Madrepatria perduta per sempre. C'รจ la gioia, la tristezza, l'orgoglio di un popolo fiero delle proprie radici e della propria diversitร  culturale. Canti struggenti o gioiosi, cadenzati da un ritmo veloce oppure lunghi e prolissi come interminabili nenie, in essi c'รจ tutta la storia di un popolo e di un'identitร  che costantemente rischia di andare perduta. La musica degli albanesi d'Italia riafferma la diversitร  culturale, rinsaldando i legami e la comune appartenenza di tutti gli arbรซreshรซ con l'Albania.

Tra i canti, popolari e colti, piรน conosciuti e interpretati vi sono: O e bukura Morรฉ[179][180][181], Kopile moj kopile[182][183], Kostantini i vogรซlith[184], O mburonjรซ e Shqipรซrisรซ[185]. Negli ultimi tempi, legato a motivi prettamente mediatici, il canto Lule Lule mace mace รจ divenuto noto a livello sopranazionale.

La musica popolare arbรซreshe presenta caratteristiche che l'avvicinano alle tradizioni musicali piรน antiche dei popoli del bacino del Mediterraneo. Le espressioni piรน autentiche del canto albanese d'Italia sono identificabili nella polifonia dei vjershรซ[186][187], le cui diverse modalitร  di esecuzione sono descritte nell'ambito del ciclo dell'uomo. Ivjersh sono del tutto riconducibili all'isopolifonia albanese d'Albania, inclusa dall'UNESCO tra i patrimoni orali e immateriali dell'umanitร . L'isopolifonia fra gli italo-albanesi, oltre all'aspetto popolare, รจ diffusa anche a carattere sacro, ed รจ parte del loro patrimonio tradizionale, in modo particolare tra le comunitร  in Calabria[188]. Essa รจ lo strumento con cui la comunitร  italo-albanese racconta se stessa e la sua diaspora, riaffermando la discendenza comune e rinsaldando i vincoli identitari, rammemora i valori condivisi e condanna le infrazioni sociali, socializza il lutto (lip) e sottolinea le occasioni sociali d'incontro. In quanto espressione privilegiata dell'oralitร , accompagna e spiega la dimensione individuale e collettiva.

Canti e valle tradizionali albanesi a Greci, in Campania.

Sul piano socio-antropologico la musica italo-albanese riproduce tutto il travaglio storico e psicologico del "Popolo della Diaspora", esplica il sistema valoriale e la dimensione emica dell'identitร [189].

I canti e il sentire del popolo albanese d'Italia sono stati raccolti in lingua arbรซreshe dagli archivi di etnomusicologia (AEM) delle varie accademie nazionali[190].

Da un punto di vista puramente musicale, le melodie sono molto legate alla propria musica liturgica bizantina. Esse hanno come caratteristica l'uso dell'Ison, una nota o una parte vocale bassa, usata nel canto bizantino e alcune tradizioni musicali correlate per accompagnare la melodia, arricchendo cosรฌ il canto, non trasformandolo - in questo caso - allo stesso tempo in un brano armonizzato o polifonico.

Per gli arbรซreshรซ hanno un ruolo importante, se non essenziale, i canti della propria tradizione liturgica. I canti bizantini di Piana degli Albanesi, mantenutosi sostanzialmente intatti dal tempo della diaspora albanese in Italia, fanno parte del Registro delle Ereditร  Immateriali di Sicilia (REI) e sono dal 2005 riconosciute patrimonio dell'UNESCO[191][192].

Dal 1980, ogni anno nel mese di agosto, nel comune di San Demetrio Corone (CS), col patrocinio della Regione Calabria, la musica, il canto e le nuove sonoritร  degli albanesi d'Italia sono raggruppate ne "Il Festival della Canzone Arbรซreshe" (Festivali i Kรซngรซs Arbรซreshe), con l'obiettivo primario di valorizzare la lingua albanese e costituire un momento di aggregazione e richiamo per tutti gli italo-albanesi e, inoltre, con lo scopo di diffondere la cultura italo-albanese nella stessa Madrepatria[193].

Numerosi - in ogni katund/horรซ - sono i gruppi folcloristici che coltivano tradizioni musicali, cultura e canti polifonici della cultura albanese; non meno numerosi sono i gruppi corali delle varie parrocchie della Chiesa Italo-Albanese sparse in Italia, che tramandano gli antichi inni religiosi bizantini.

Nella ricerca delle nuove sonoritร  e linguaggi musicali si sono formati gruppi e bande accomunati dall'utilizzo della lingua albanese e dalla voglia di comunicare e mantenere le sonoritร  e i balli tradizionali d'appartenenza, e tra questi si possono menzionare: i Peppa Marriti Band e gli Spasulati Band da Santa Sofia d'Epiro in Calabria, mentre in Sicilia i giovani Shega da Piana degli Albanesi. Alcuni sono musicisti professionisti che compongono e cantano sonoritร  albanesi: Silvana Licursi da Portocannone (CB); Ernesto Iannuzzi da Firmo (CS); Pino Zef Cacozza da San Demetrio Corone (CS); Anna Stratigรฒ da Lungro (CS); Caterina Clesceri, Letizia Fiorenza e Pierpaolo Petta da Piana degli Albanesi (PA).

Arte

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Pittura

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Pinacoteca di San Giorgio Albanese (CS) Calabria.
Museo delle Icone e della Tradizione Bizantina a Frascineto (CS) in Calabria.
Soffitto della Chiesa Madre di San Costantino Albanese (PZ) in Basilicata.
Iconografo e mosaicista di Piana degli Albanesi (PA) in Sicilia.

Non รจ nota alla cultura arbรซreshe una tradizione pittorica profana di antica data. Storicamente, grande importanza riveste la tradizione iconografica, che, estintasi nei centri albanesi sul continente, ha vissuto stagioni di grande splendore nelle comunitร  albanesi della Sicilia.

Mentre nelle comunitร  appartenenti allโ€™Eparchia di Lungro o in quelle ormai passate al rito romano la tradizione era, fino a non molti anni fa, testimoniata unicamente dalle leggende relative alla fondazione dagli avi albanesi dei paesi, da immagini di antiche madonne bizantine sopravvissute nelle chiese, o dallโ€™ereditร  basiliana della chiesa di Sant'Adriano in San Demetrio Corone, le collezioni di icone dellโ€™Eparchia di Piana degli Albanesi (specialmente di Palermo, Piana degli Albanesi e Mezzojuso), costituiscono un capitolo di interesse nella storia dellโ€™arte iconografica italo-albanese.

Grazie ai rapporti con i monasteri cretesi e con l'Albania (Ciamuria in Epiro), nelle comunitร  albanesi di Sicilia giunsero ed operarono numerosi iconografi certo-arvaniti. Sebbene non manchino esemplari notevoli di scuola cretese attribuibili al XVI secolo, la stagione di maggior produttivitร  iconografica nelle comunitร  dellโ€™Eparchia di Piana degli Albanesi, fu senzโ€™altro il XVII secolo, al quale risalgono le opere attribuite al cosiddetto maestro dei Ravdร  ed al cosiddetto maestro di Santโ€™Andrea, nonchรฉ le numerose icone dipinte dal monaco firmato Ioannikios, che avrebbe operato in due periodi successivi, intorno al 1630 e successivamente dal 1664 al 1680, ospite del monastero basiliano di Mezzojuso. Allo stesso secolo appartengono anche le mirabili opere di due iconografi cretesi rimasti finora anonimi, che non sembra, tuttavia, abbiano operato in Sicilia, ed una tavola pluritematica di Leo Moschos, esponente di una famiglia di iconografi molto nota nei territori veneziani e nella stessa Venezia. Dopo il XVII secolo anche in Sicilia la tradizione iconografica si affievolisce, e la pittura religiosa tende a far propri i caratteri dellโ€™arte popolare ed i modi occidentali.

L'arte iconografica italo-albanese vive una stagione di grande risveglio negli ultimi decenni, nel quadro di un processo di riscoperta e di ristabilimento dellโ€™autenticitร  della tradizione orientale che coinvolge con vigore tutta la Chiesa Italo-Albanese. La riscoperta della tradizione iconografica non si limita ad un lavoro di ricerca, di studio e di fruizione passiva del patrimonio ereditato, ma si traduce in maniera sempre piรน evidente in un'opera di riproposizione creativa, che nel rifacimento degli eredi ecclesiastici, ormai in fase avanzata in tutte le chiese dellโ€™Eparchie, vede impegnati sia iconografi provenienti dalla Grecia, che iconografi arbรซreshรซ ed a volte italiani, come artisti dโ€™Albania, come Josif Droboniku, giunti in Italia con le grandi immigrazioni degli ultimi anni. Lo stesso monastero di Grottaferrata ha avuto ad inizio secolo una proficua scuola di pittura sacra neobizantina, diffusa anche nelle eparchie.

Presso l'Eparchia di Lungro interamente affrescate sono le pareti del santuario dei santi Cosma e Damiano, a San Cosmo Albanese, e della chiesa parrocchiale di Santa Sofia dโ€™Epiro (CS), mentre soluzioni intermedie sono state scelte per gli altri edifici ecclesiastici. Dโ€™altra parte, nelle chiese di entrambe le Eparchie, numerosi sono gli esempi di pittura sacra occidentale sia nei temi che nei modi in cui questi vengono trattati. Le opere ricoprono, nella massima parte, un periodo che va dal 1600 al primo novecento e ricalcano i caratteri generali tipici della pittura del periodo relativo, sia per quel che riguarda le peculiaritร  delle scuole operanti localmente che le influenze delle grandi correnti dellโ€™arte. Autori ne sono pittori di una certa notorietร , come Alviero Sozzi o Sebastiano Conca, entrambi esponenti del 1700 siciliano, o, piรน spesso, anche artisti locali rimasti anonimi.

Esistono localmente nelle varie comunitร  numerosi e specializzati iconografi, sia fra i religiosi che i laici.

Mosaico

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L'interno della Chiesa di Santa Macrina delle Suore basiliane italo-albanesi di Palermo (Sicilia)

Nelle chiese delle due Eparchie vive negli ultimi decenni una stagione di sviluppo l'arte del mosaico.

Particolarmente apprezzato sul piano artistico รจ il grande mosaico absidale raffigurante la Platitera, nella cattedrale di Lungro (CS), mentre le pareti della chiesa parrocchiale di Acquaformosa (CS) sono interamente ricoperte da mosaici.

A livello profano, numerosi sono gli artisti arbรซreshรซ contemporanei, alcuni dei quali molto affermati in campo nazionale, come Franco Azzinari, da San Demetrio Corone (CS), di cui i colori di Ferruccio Dโ€™Angelo, da Civita (CS), e Costantino di Ciancio, da Marri (CS), dalle cui tele emergono con straordinaria plasticitร , quasi sculture, singolari figure di donna o scorci di paesaggio. A livello sacro, affermato localmente รจ l'artigiano artista Spiridione Marino da Piana degli Albanesi (PA).

Cinema

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Gli italo-albanesi sono stati oggetto di studio documentaristico nei reportage italiani o stranieri, spesso albanesi nel periodo della dittatura comunista.

Sono stati presentati con il progetto Albasuite (2007) documentari sulla cultura albanese d'Italia (fra questi Il senso degli altri). Il cortrometraggio "Shkova" (2013) del regista arbรซresh Daniele Farai, interamente in lingua albanese, finanziato dallโ€™Assessorato alle minoranze linguistiche della Regione Calabria e prodotto dal Comune di San Basile, ha partecipato a vari Festival del cinema, come alle edizioni 2013 del โ€œMecal - Festival Internacional de Cortometrajes y Animaciรณnโ€ di Barcellona, al โ€œShortShorts - Film Festival & Asiaโ€ di Tokyo, al โ€œSapporo - International Short Film Festival and Marketโ€ in Giappone e al โ€œSilhouette Festival - courts mรฉtragesโ€ di Parigi. Della regista Francesca Olivieri il lungometraggio in albanese/arbรซrisht dal titolo โ€œArbรซriaโ€œ (2018), prodotto dalla Open Fields Productions, in collaborazione con le Regioni Calabria e la Basilicata, con il patrocinio dei Comuni di Oriolo, Acquaformosa, San Giorgio Albanese e San Demetrio Corone e in partnership con la rete internazionale di imprenditori albanesi โ€œRidaโ€ e con la societร  di produzione lucana ArifaFilm, racconta lโ€™ereditร  della cultura albanese e, in particolare, le comunitร  che abitano i piccoli borghi di Calabria e Basilicata. Recentemente, nel 2024, รจ stato realizzato un documentario in lingua albanese sulla comunitร  albanese di Sicilia e Calabria, volto ad esser presentato in Albania[194].

Cucina

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Lo stesso argomento in dettaglio: Elisir San Marzano Borsci, Pettole e Lakror.
Il liquore Borsci S. Marzano (TA)
Il dolce nuziale Kulaรงi a San Costantino Albanese (PZ)
Il rinomato pane (buka) tipico di Piana degli Albanesi (PA)

La gastronomia degli albanesi d'Italia (tรซ ngrรซnit/ushqimi i arbรซreshรซvet t'Italisรซ) รจ sostanzialmente Mediterranea e si esprime nella tradizione piรน profonda albanese dai tempi della diaspora, con piatti e dolci diffusi similarmente in tutte le comunitร  in Italia. Non mancano delle inevitabili contaminazioni, ma si รจ in qualche modo mantenuta inalterata - almeno fino ai tempi piรน recenti - qualcosa di diverso, un difforme modo di lavorazione, l'associazione di un cibo a un particolare contesto e momento sociale o religioso, annoverando cosรฌ piatti tipici e unici della cucina arbรซreshe.

Essa รจ del tutto completa, in quanto spazia dagli antipasti ai dolci, dai primi ai secondi piatti, dalle zuppe alle minestre, dai piatti di carne a quelli di pesce, dai contorni alle verdure. Un cenno particolare per le conserve, i farinacei e le focacce, nonchรฉ per i dolci tradizionali, vero caposaldo della cucina albanese.

La cucina albanese in taluni paesi รจ molto semplice, ma saporita per gli aromi utilizzati nei piatti. Alcune ricette, estrapolate dal folto gruppo di soluzioni culinarie degli Albanesi d'Italia, sono: fra i primi piatti vanno segnalati il tumacรซ me tulรซ, tagliatelle con sugo di alici, mollica fritta e granella di noci; i dromesat, pasta fatta con grumi di farina cucinati direttamente nei sughi; le shtridhelat, tagliatelle ottenute con una particolare lavorazione e cotte con ceci e fagioli. Tra i secondi in alcune comunitร  รจ molto utilizzata la carne di maiale; ottime le frittate come la veze petul di cicoria, cardi selvatici, scarola e cime di capperi. Il tepsi di Villa Badessa (PE) รจ una rivisitazione del byrek albanese, farcito con spinaci, cipolle e pinoli, senza carne macinata. Nelle grandi ricorrenze c'รจ un grande uso dei dolci, come i kanarikuj, grossi gnocchi bagnati nel miele, le kasolle megijze, un involtino pieno di ricotta, la nucia, dolce con la forma di fantoccio con un uovo che raffigura il viso, in Basilicata il taralji i qethur, ovvero il tarallo della sposa, e molti altri.

Caratteristico รจ il dire sia prima che dopo mangiato: "Ju bรซftรซ mirรซ!" (Buon appetito!, lett. Buon pro vi faccia).

Note

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  1. ^ Gli albanesi della diaspora (vedi sezione Storia: Migrazioni) hanno origine da un'Albania tardo-medievale, allora divisa in principati. I gruppi della seconda diaspora, oltre all'odierna Albania del sud, si possono inquadrare nei territori delle attuali Macedonia del Nord (confine con Ohrid) e Grecia (Ciamuria e Morea), originarie da famiglie albanesi provenienti dall'Albania che storicamente, a partire dall'XI secolo, si spostarono - per vari motivi - piรน nei Balcani meridionali occidentali, fondando numerosissime comunitร .
  2. ^ ยซ[โ€ฆ] รˆ indubbio che l'esodo e la fuga degli albanesi verso altre realtร  territoriali si addensรฒ nelle coste di un'Albania colpita pesantemente dal turco. I principati d'Albania, loro patria d'origine, ebbe a mancare delle migliori personalitร  e di una continuitร  con il passato.ยป Ernest Koliqi in Shejzat (Le Pleiadi), 1961.
  3. ^ Gaetano Petrotta, Popolo, lingua e letteratura albanese (PDF), su unibesa.it. URL consultato il 14 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 15 marzo 2016).
  4. ^ a b Fiorenzo Toso, Lingue d'Europa. La pluralitร  linguistica dei Paesi europei fra passato e presente, Roma, Baldini & Castoldi, 2006, p.ย 90. URL consultato il 6 luglio 2015 (archiviato dall'url originale il 30 ottobre 2014).
  5. ^ Cultura e civiltร  di un popolo.
  6. ^ Ethnologue: Albanian, Arbรซreshรซ, su ethnologue.com. URL consultato il 29 ottobre 2014.
  7. ^ a b c Mappa degli arbรซreshรซ, su arbitalia.it. URL consultato il 21 aprile 2010 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2010).
  8. ^ a b c Vincenzo Giura, Note sugli albanesi d'Italia nel Mezzogiorno[collegamento interrotto] (PDF) (PDF), su sides.uniud.it. URL consultato il 6 luglio 2015.
  9. ^ Francesco Altimari e Leonardo Maria Savoia, I dialetti italo-albanesi: studi linguistici e storico-culturali sulle comunitร  arbรซreshe, Roma, Bulzoni, 1994.
  10. ^ a b Censimento: le minoranze etniche e linguistiche, su freeweb.dnet.it. URL consultato il 6 luglio 2015 (archiviato dall'url originale il 20 febbraio 2012).
  11. ^ Antonio Piromalli, La letteratura calabrese, Cosenza, Pellegrini Editore, 1996, p.ย 179. URL consultato il 6 luglio 2015.
  12. ^ Storia e cultura > Storia generale (pop-up), su pianalbanesi.it. URL consultato il 21 aprile 2010 (archiviato dall'url originale il 29 marzo 2010).
  13. ^ Italo-Albanese Catholic Church of the Byzantine Tradition, su catholic-hierarchy.org. URL consultato il 25 maggio 2020.
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  19. ^ Per esterne pressioni politico-religiose, dal XVII secolo gli italo-albanesi di alcune regioni sono passate al rito cattolico romano (Campania, Molise, Puglia).
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  21. ^ Una fonte del 1976 riporta, tuttavia, una popolazione complessiva, inclusi coloro che non parlano piรน la lingua arbรซreshe, di 250.000 persone. Cfr. (EN) Meic Stephens, Linguistic Minorities in Eastern Europe, 1976.
  22. ^ Cfr., per esempio, Marina Mazzoni, Porta d'Otranto: incontri di mare, luoghi e civiltร , su terrelibere.org, giugno 2000. URL consultato il 21 aprile 2010 (archiviato dall'url originale il 16 novembre 2011). e Nicola Scalici, La memoria arbereshe in Carmine Abate, su lospecchiodicarta.unipa.it, "Lo specchio di Carta", Universitร  degli Studi di Palermo. URL consultato il 21 aprile 2010 (archiviato dall'url originale il 28 ottobre 2011).
  23. ^ L'Arbรซria รจ la denominazione dell'area geografica degli insediamenti albanesi in Italia; tale termine, fino al XVII secolo, era diffuso per indicare i territori dell'attuale Albania, ora chiamata dagli albanesi dei Balcani Shqipรซria.
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  32. ^ Secondo la tradizione delle Chiese orientali, prima dell'avvento delle traduzioni nelle lingue locali e nazionali in epoca moderna, la lingua liturgica veicolare per tutti i popoli dell'Oriente cristiano รจ stata la lingua greca antica, cosรฌ come รจ stata la lingua latina per la Chiesa d'Occidente. Questa tradizione รจ rimasta agli albanesi emigrati in Italia non toccati dal fenomeno delle traduzioni in lingua madre, seppure numerose sono state le traduzioni liturgiche nelle varie parlate albanesi, con l'adozione della lingua albanese nella liturgia degli italo-albanesi a partire dal XVIII secolo e l'introduzione ufficiale nel 1968, riconosciuta dalla congregazione per le Chiese orientali e la Santa Sede.
  33. ^ Esistono diversi casi in cui la toponomastica delle colonie albanesi รจ collegata all'appartenenza religiosa greco-cattolica. Queste localitร  sono soprannominate e note ai forestieri (gli italiani) in modo differente da quella in uso presso i suoi abitanti; alcuni esempi sono i comuni di Rota Greca (nota come Rrota dai locali), di Piana dei Greci, oggi Piana degli Albanesi (nota come Hora e t'Arbรซreshรซvet dai locali), etc. Le parrocchie e le chiese italo-albanesi sono spesso note ancora oggigiorno dagli italofoni come "Chiesa Greca" o "Chiesa dei Greci".
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  38. ^ "Pur chiaro che gli albanesi d'Italia non sono "greci", nรฉ ritualmente nรฉ etnicamente, la mancata chiarezza a volte dell'identitร  porta a sminuire l'importanza unica della Chiesa italo-albanese o Arbรซreshรซ quale veramente Ortodossa. Gli albanesi d'Italia sono il resto di quella Chiesa illirica, di tradizione costantinopolitana/rito bizantino, sempre, in comunione con Roma. รˆ risaputo che solo con la crisi iconoclasta l'Illirico, la Calabria e la Sicilia furono violentemente staccati da Roma e legati a Costantinopoli. Infatti, queste tre province ecclesiastiche non seguirono l'imperatore Leone III nell'eresia, ma rimasero iconoduli insieme al Papa. Sicilia e Calabria ritornarono a Roma coi Normanni, mentre l'Illirico rimase sospeso, ma sempre con la nostalgia di Roma. Gli Arbรซreshรซ, eredi di tanta storia, videro nell'Unione di Firenze e nell'opera di Giorgio Castriota l'occasione propizia per il definitivo loro assetto in Italia (Ortodossi con Roma). Come giร  il Monastero di Grottaferrata, poi unito agli italo-albanesi dalla storia. C'รจ un patto non scritto tra gli italo-albanesi e la Sede Romana, i quali lo rispettano e ne chiedono reciproco rispetto." Zef Chiaramonte Musacchia, La Chiesa Arbรซreshe e l'Albania: gli apostoli del passato, i profeti del futuro (Kisha Arbรซreshe dhe Shqiperia: apotujit e sรซ kaluarรซs, profetรซt e sรซ ardhmes), in: Atti del Congresso โ€œKristianizmi ndรซr Shqiptarรซt ". Tiranรซ. Konferenca Ipeshkั‘vore, 2000.
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  66. ^ La cittร  di New Orleans negli USA ha una grande comunitร  di italo-albanesi. Spesso, ove ci siano italiani, ci sono alcuni arbรซreshรซ. Gli americani italo-albanesi sono spesso indistinguibili dagli italo-americani per essere stati assimilati nella comunitร  italo-americana. Originariamente erano riuniti in associazioni e avevano una propria parrocchia assistita dai sacerdoti dalle Eparchie Italo-Albanesi. Solo poche associazioni sono superstiti ad oggi, come ad esempio "Contessa Entellina Society of New Orleans", "Arbรซreshรซ Heritage Association (Italo-Albanian in America)" o "Arbรซreshรซ Sacramento".
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  69. ^ In Argentina ci sono circa 40.000 migranti italo-albanesi, per lo piรน a Lujรกn, Buenos Aires e Santa Fe. Dal 1955 nella zona Palermo della capitale argentina esiste l'"Associazione Italo-Albanese Frascineto".
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  72. ^ I recenti immigrati dโ€™Albania, perfettamente integrati nei centri Albanesi d'Italia, si trovano in una situazione molto diversa da quella dei secoli passati: la politica di annichilazione della religione del regime comunista ha portato a volte forme di indifferentismo religioso che formano un contrasto stridente con lโ€™attaccamento degli Italo-Albanesi alle radici della propria fede; inoltre, spesso le forme arcaiche mantenute dalla lingua arbรซreshe creano talora ostacoli linguistici (anche nella comprensione dei riti) agli Albanesi appena giunti in Italia.
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  142. ^ E derivati: ร‹h / ร‹gh / Oh / Ah / Og / Orร รซhj / Orร  / Agh / Uรซg.
  143. ^ Con il primo Sinodo della Chiesa Italo-Albanese, nel dopoguerra, si รจ deciso di prendere in adozione ufficialmente la lingua albanese nelle pratiche liturgiche e di uniformare le diverse parlate, ove possibile, sotto un'unica forma "standard" (simile a quella in uso giร  dagli ortodossi albanesi negli USA e in Albania).
  144. ^ a b c d Il rito religioso degli Arbรซreshรซ, su arbitalia.it. URL consultato il 21 aprile 2010.
  145. ^ a b Archimandrita Evanghelos Yfantidis, La Chiesa Italo-Albanese > La storia, su jemi.it, 9 novembre 2007. URL consultato il 21 aprile 2010 (archiviato dall'url originale il 29 maggio 2010).
  146. ^ Ecco un elenco completo delle comunitร  albanesi passate al rito latino: Andali, Barile, Campomarino, Caraffa, Carfizi, Casalvecchio, Cerzeto, Chieuti, Ginestra, Greci, Marcedusa, Maschito, Montecilfone, Pallagorio, Portocannone, Santa Caterina Albanese, Santa Cristina di Gela, San Martino di Finita, San Marzano di San Giuseppe, San Nicola dell'Alto, Spezzano Albanese, Ururi, Vena di Maida, Zangarona.
  147. ^ Archimandita Eleuterio F. Fortino, Il Pontificio Collegio Corsini degli Albanesi di Calabria, su jemi.it, 30 maggio 2008. URL consultato il 21 aprile 2010.
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  149. ^ Gli ebrei in Albania sotto il fascismo: una storia da ricostruire, su books.google.it. URL consultato il 25 aprile 2010.
  150. ^ Numerosissime sono le figure di spicco della cultura e spiritualitร  albanese d'Italia che hanno studiato nei due Seminari. Tra i piรน importanti: Luca Matranga, Nicolรฒ Figlia, Antonio Brancato, Giovanni Tommaso Barbaci, Giulio Variboba, Nicolรฒ Chetta, Pietro Pompilio Rodotร  e tanti altri, tutti scrittori ecclesiastici.
  151. ^ L'Eparchia Italo-albanese di Lungro verso il I centenario, su docs.google.com, www.dimarcomezzojuso.it. URL consultato il 30 aprile 2016.
  152. ^ Storia > cenni storici, su eparchiapiana.it, www.eparchiapiana.it. URL consultato il 28 marzo 2006 (archiviato dall'url originale l'8 maggio 2006).
  153. ^ Visita al Santuario della Badia di Santa Maria di Grottaferrata. Omelia di Papa Paolo VI. Domenica, 18 agosto 1963., su vatican.va, www.vatican.va. URL consultato il 19 febbraio 2022.
  154. ^ Fidanzamento e matrimonio - Sezione di Albanologia unical (PDF), su albanologia.unical.it.
  155. ^ Il monachesimo basiliano di tradizione bizantina รจ stato storicamente indicato anche come โ€œgrecoโ€ in riferimento al rito liturgico e alla cultura ecclesiastica di lingua greca dellโ€™Impero bizantino, non allโ€™attuale identitร  nazionale della Grecia. Nellโ€™uso storiografico contemporaneo il termine "greco" viene spesso evitato (sostituito con bizantino) o precisato per non generare equivoci con la differente appartenenza etnico-nazionale moderna greca, ma nel passato era ampiamente in uso per tutti gli orientali.
  156. ^ Lโ€™ICONOGRAFIA BIZANTINA DELLE CHIESE ARBร‹RESHE. LA SPIRITUALITAโ€™ DELLโ€™ICONA BIZANTINA. Intervista con papร s Emanuele Giordano, su arbitalia.it. URL consultato il 17 maggio 2017.
  157. ^ Lโ€™ICONOGRAFIA BIZANTINA DELLE CHIESE ARBร‹RESHE. Intervista con Josif Droboniku, su arbitalia.it. URL consultato il 17 maggio 2017 (archiviato dall'url originale il 31 ottobre 2012).
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  162. ^ Mezzojuso - Le Icone, su mezzojusoecotour.it. URL consultato il 17 maggio 2017.
  163. ^ Comune di Frascineto: Museo delle Icone e della Tradizione Bizantina, su comune.frascineto.cs.it. URL consultato il 17 maggio 2017 (archiviato dall'url originale il 16 maggio 2017).
  164. ^ [VIDEO] Inaugurato oggi il museo diocesano dell'Eparchia di Lungro[collegamento interrotto], su jemi.it. URL consultato il 17 maggio 2017.
  165. ^ Ma sempre Albanesi mantenetevi e conservate la nostra lingua con cura e con affetto, come cosa sacra, come il migliore fra i doni di Dio, e cosรฌ anche i costumi che ci lasciarono gli antenati, le tradizioni e i sentimenti.
  166. ^ Pasolini pรซr arbรซreshรซt: โ€œNjรซ mrekulli antropologjikeโ€, su koha.net.
  167. ^ Il contributo degli scrittori italo-albanesi di oggi nel coltivare la lingua albanese letteraria di G. Shkurtaj, in "Le comunitร  albanesi d'Italia", Atti del II Convegno internazionale di studi sulla lingua albanese. Fisciano, 4-6 novembre 1990.
  168. ^ Kostallari A., La diaspora albanese, il dialetto e la lingua letteraria nazionale unificata, in "Le minoranze etniche e linguistiche", Atti del 19ยบ Congresso Internazionale, Palermo-Piana degli Albanesi, 4-7 dicembre 1985, pp. 163-164.
  169. ^ Parate storiche che rievocano le gesta eroiche del condottiero albanese Giorgio Castriota Scanderbeg sono ad esempio abituali a Barile, Ginestra e Maschito in Basilicata, Lungro in Calabria, San Marzano di San Giuseppe in Puglia.
  170. ^ Rievocazione storica di Skanderbeg, su jemi.it. URL consultato il 12 febbraio 2016.
  171. ^ Il 548ยบ anniversario della morte di Giorgio Castriota detto Scanderberg, su arbelmo.it. URL consultato il 12 febbraio 2016.
  172. ^ "Miss Arbรซreshe", su arberia.it. URL consultato il 12 febbraio 2016.
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  174. ^ Festivali i Kรซngรซs Arbรซreshe / Festival della Canzone Arbรซreshe, su festivalarberesh.it. URL consultato il 12 febbraio 2016.
  175. ^ Brevi considerazioni sul costume delle donne arbรซreshe di Maria Frega, su arbitalia.it. URL consultato il 31 maggio 2016.
  176. ^ La composizione si suole far risalire al tempo della diaspora albanese del XV secolo; รจ autenticamente popolare, tramandata oralmente e comune a tutti gli arbรซreshรซ. Trattasi di un vajtimรซ, che in albanese รจ un lamento funebre, melanconico. In pochi versi, con toni molto lenti e struggenti, vi si esprime il dramma ed il dolore di chi รจ costretto ad abbandonare, cacciato dall'odio e dalla violenza, patria ed affetti: "O bella Morea, da quando ti ho lasciato piรน non ti ho visto. Li ho lasciato mio padre. Li ho lasciato mia madre. Li ho lasciato anche mio fratello, tutti sepolti sotto terra. O Morea, O Albania."
  177. ^ La prima testimonianza scritta di questo canto รจ nel manoscritto "Il Codice Chiutino" di Papร s Nicolรฒ Figlia di Mezzojuso (PA), edizione del 1708 e stampato a Chieuti (FG) in Puglia. Nel 1775, Papร s Nicolรฒ Chetta di Contessa Entellina (PA) compone il "Tesoro di notizie su de' Macedoni", opera nella quale, per la prima volta, vengono citati alcuni versi della "Bukura Morea" in ottonario e assenza della rima, che sono le due principali caratteristiche della poesia orale italo-albanese. In seguito il materiale chieutino venne pubblicato nel 1866 dal filologo arbรซresh Papร s Demetrio Camarda di Piana degli Albanesi, nel libro โ€œAppendice al Saggio di Grammatologia Comparata Sulla Lingua Albaneseโ€. In questa opera il testo della canzone รจ scritto in lingua albanese, perรฒ, non essendo stato ancora scelto un alfabeto comune albanese, fu usato lโ€™alfabeto greco antico. Successivamente Michele Marchianรฒ di Macchia Albanese (CS) pubblicรฒ un manoscritto contenente il canto "E Bukura More", all'interno dei "Canti popolari albanesi delle colonie d'Italia" (Foggia, 1908). Secondo il contemporaneo Giuseppe Schirรฒ di Maggio, "O e Bukura Morรฉ", prima di subire la rielaborazione ideologizzata del tardo romanticismo, ยซfaceva parte dei canti delle Russalle o feste patrie anticheยป e veniva eseguito, soprattutto dagli Albanesi di Sicilia, in occasione di alcune ricorrenze rituali. A Palazzo Adriano era cantato sulla Montagna delle Rose (Mali i Trรซndafilรซvet) verso la fine della primavera, ogni anno a giugno; nello stesso periodo a Mezzojuso veniva intonato sulla cima di una delle montagne Brinjat che sovrasta il paese; a Contessa Entellina veniva eseguito sulla sommitร  della montagna che domina Santa Maria del Bosco e a Piana degli Albanesi, nei giorni di Pentecoste, ai piedi della montagna della Pizzuta dove sorge la chiesa dell'Odigitria. Per il fatto che il canto veniva eseguito dall'alto di una montagna rivolta verso Oriente, in un periodo ยซche non va prima di Pasqua e oltre la fine della primaveraยป, nonchรฉ per il fatto che esso celebrava la morte dei congiunti piรน intimi sepolti nella Madre-Patria albanese abbandonata, rientrando nel ciclo dei canti delle Russalle. รˆ agevole concordare con l'ipotesi dell'albanologo Francesco Altimari di San Demetrio Corone (CS) secondo cui "l'origine di 'O e Bukura More' debba essere ricondotta alla tradizione con la quale nell'antichitร , nei territori della Illiria, verso la fine della primavera, venivano commemorati i defunti".
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  180. ^ Filmato audio O e bukura More - Canti Tradizionali degli Albanesi di Sicilia, su youtube, su YouTube.
  181. ^ Filmato audio Moj e Bukura More - Inva Mula, su youtube, su YouTube.
  182. ^ Filmato audio Kopile - I Cantimbanchi (Letizia Fiorenza & David Sautter), su YouTube.
  183. ^ Filmato audio Kopile moj kopile, Traditional Arbereshe love song, su youtube, su YouTube.
  184. ^ Filmato audio KONSTANDINI I VOGร‹LITH - Tregime tรซ moรงme shqiptare nga Mitrush Kuteli, su YouTube.
  185. ^ Filmato audio O mburonjรซ e Shqipรซrisรซ - Canti Tradizionali Degli Albanesi Di Sicilia, su YouTube.
  186. ^ Canto Arbรซreshรซ - Civita, Calabria, su youtube.com.
  187. ^ Filmato audio Canto - Vjersh Arbรซreshรซ di San Demetrio Corone - Tek jam i thell, su YouTube.
  188. ^ Kรซngรซ pรซr tรซ mbjellat - Polifonia e arbรซreshรซve tรซ jugut tรซ Italisรซ (trezรซrรซsh grash), su youtube.com.
  189. ^ La civiltร  sonora arbรซreshe, su albanianews.it, albanianews. URL consultato il 28 aprile 2016.
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  194. ^ Presentazione del documentario: UDHA โ€“ Njรซ gjak, njรซ gjuhรซ, njรซ besรซ di Alessandro Ferrantelli, Istituto Italiano di Cultura di Tirana

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